Per quanto riguarda il mio ginocchio non mi sono fidata infatti. Il medico di base stesso, una volta letto l'esito della "visita dei Mah" che vi ho raccontato, si è messo a ridere e mi ha guardato dicendo: "Qui c'è scritto che può riprendere l'attività sportiva e poi tra qualche mese valutare eventuale operazione?! Sono perplesso".
"Si figuri quanto lo sono io!".
Così ho chiesto il parere di un mio ex, fisioterapista, nonché il mio primo istruttore di aikido quando "militavo" nella Fesik (il quale, essendo nell'ambiente delle arti marziali, oltre che per la sua professione, poteva darmi un parere più fidato): "Iaido zero! Kendo?! Aspetta almeno due mesi... e comunque...non lo consiglio. Visto il gioco che fa la tua gamba con il test "del cassetto"... mi sa che il legamento potrebbe essere rotto. Aspetta che si sgonfi il ginocchio e rifai una risonanza magnetica, più attendibile senza versamento e sangue; stai ferma per almeno due settimane, gamba in su, ghiaccio 20 min ogni 2-3 ore. Se ti operi... ti ci vogliono almeno 2 mesi per tornare a camminare, 4 per tornare a correre e complessivamente quasi un anno di riabilitazione fisioterapica".
Devo lavorare, non posso rimanere ferma così tanto.
Credo di non aver mai desiderato tanto una cosa come praticare il kendo.
Eppure questo desiderio si ostina in modo prolungato a non avverarsi.
E pensare che avrò fatto una decina di lezioni! Non ho nemmeno mai indossato un'armatura! Non sono mai stata blu! Non ho nemmeno gi e hakama! Beffa della sorte, mi sono appena arrivati e nemmeno li sfoggerò!
Mi sa che il mio kendo è destinato a rimanere molto virtual.
sabato 23 febbraio 2008
martedì 19 febbraio 2008
martedì 12 febbraio 2008
Epopea GdiG - 8

Grande Yama che procede ai quarti!!!
Una gran bella mattinata, per me, ricca di una nuova esperienza.
Arriva l'ora del pranzo. Tra pastasciutta e insalata, avevo scelto di prenotare la pastasciutta: avevo pensato che di solito nell'insalata ci mettono i pomodori crudi, cosa che io semplicemente aborro, perciò avevo optato per la solita pasta scotta con sugo alla bolognese, almeno così credevo.
Invece mi ritrovo tra le mani una zuppierina di plastica con ... un'insalata di penne fredde, cubetti di formaggio, rucola e... NOOO!!! Mio ddio!! I pomodorini!!! Sudo a quella vista sconfortante. Tento di mangiare solo la pasta e tralasciare i cosi rossi, ma contro di loro non c'è niente da fare: il loro sapore s'insinua sempre irrimediabilmente in qualunque cosa con cui essi entrino in contatto! Così dopo tre tentativi, alias tre penne rigate, cedo e, anche se ritengo un vero dispiacere sciupare il cibo... proprio non riesco a procedere oltre. Fortuna che ero stata previdente: da casa mi ero portata un intero salame.
Perciò, della mensa trattengo il pane, e mi rifugio in macchina, dal mio caro insaccato.
Al pomeriggio le finali delle varie categorie, oltre all'unica poule dei V Dan.
Comincio perciò a conoscere i vari personaggi, "quelli che vincono sempre"... per intenderci, i Filippi e i Mandia dello Iaido.
Mi è piaciuto molto vedere Cauda e Battista competere assieme: sebbene avversari, si muovevano all'unisono e questo creava una bella energia palpabile.
Comunque grande è la contentezza, al momento delle premiazioni, per il lavoro svolto e soprattutto per il risultato del caro Yama. Sapete che oltre al bronzo si è cuccato un bel Fighting Spirit??? Dovevate vedere che Spirit, mente estraeva la spada, mentre procedeva fermo: sono certa che il suo avversario immaginario se l'è svignata di corsa!
Tutto sommato abbiamo finito presto, perciò accolgo l'invito di Yama a fare una passeggiata per Bologna, pensieri e parole davanti a un aperitivo, con la mia gamba sempre più dolorante e un amico sempre più vicino.
Alla sera cena con buona parte degli atleti in un bel posticino... ci voglio proprio tornare! Aria di fiaba nel nome ("La Luna nel Pozzo") e nell'allestimento e poi... si mangia un gran bene!!!
Come al solito, mi devo scontrare con la mia "orsaggine" nei miei rapporti con gli altri: da una tavolata di venti persone non ho ricavato una sola conoscenza. Sono contenta però di aver rinsaldato la mia amicizia con Yama, e di aver conosciuto, durante la gara, il collega GdiG Elio, che mi è veramente troppo simpatico!
C'era anche un ragazzo giovane molto simpatico, tale Andrea Setti del Musokan, che mettendosi d'accordo con la ragazza del piano bar, ha organizzato sul momento una simpatica sputtanata di uno degli incoronati del Campionato. E giù Elio a dare corda ad Andrea cantando con foga e di gusto al destinatario dello scherzo "We Are The Champions". Mi ha fatto morir dal ridere!
Torno in camera, e stanca morta, con il ginocchio che reclama i suoi diritti, mi accascio a letto, mentre gli altri si attardano nella hall.
Mi sveglio la mattina, come al solito, in ritardo.
Di norma mi alzo mezz'ora dopo la sveglia prefissata.
La colazione è degna e gustosa, yogurt, uova, bacon, 3 fette di torta, una tazza di caffé americano e un espresso. Ma tutt'intorno ai tavoli non si vedono più gli iaidoka e gli arbitri. Meglio darsi una mossa.
Domenica l'organico GdiG è proprio ridotto all'osso, ma nella competizione a squadre non c'è neanche da tenere il tempo.
Io non so cos'abbiano i piemontesi in corpo: anche qui, nello iaido, vincono loro!!!! Primo posto alla Reale Società Ginnastica Torino.
Saluti, convenevoli, ringraziamenti, premiazioni. Sono contenta.
E dulcis in fundo (è proprio il caso di dirlo), un pacchetto dei buonissimi "Zuccherini di Monghidoro"... dolcetti tipici locali donati agli arbitri e a noi GdiG.
Non mi trattengo per gli esami (che mi hanno detto essere stati complessivamente deludenti) e inforco la macchina sulla via del ritorno, chiedendomi come mai non ho scoperto questo nuovo mondo, il kendo, lo iaido, i Giudici di Gara... 10 anni fa! Dalle mie parti tutto questo non c'è, e ne sono venuta a conoscenza tramite un forum di arti marziali che frequentavo. Ma ogni cosa accade al momento giusto. In fin dei conti... se ripenso a me 10 anni fa...
Prima di chiudere vorrei segnalare un
Tra l'altro l'autore era uno dei partecipanti ai CCII e si appresta a diventare il mio istruttore di iaido, poiché sono rimasta così affascinata da questa disciplina, che oggi l'ho contattato per prendere informazioni e iniziare a praticare, se il mio ginocchio vuole!
Prossimo, irresistibile appuntamento... i Campionati Italiani di kendo!!!
Nella foto di Yama, un momento della cena
venerdì 8 febbraio 2008
Epopea GdiG - 7


Eh, devo modificare e finire l'Epopea GdiG-6, perché l'ho lasciata a metà. Lo farò domenica.
Domani, si parte per un nuovo capitolo: i Campionati Italiani di Iaido!
Sostituisco il povero Mino influenzato (a proposito... buona guarigione!) e adesso mi metto a studiare il regolamento pubblicato sul sito della CIK.
Domani mattina ore 7:00... partenza per Castenaso (BO)!!!
****************************
E così arrivo facilmente a Castenaso, dopo meno di un'ora e mezza della mia adorata autostrada.
Non ho mai presenziato a un Campionato di Iaido. Qui la cosa si fa intrigante.
A giudicare da quello che mi era stato detto, mi sarei dovuta annoiare a morte, invece non solo mi sono divertita molto, ma mi è venuta anche molta voglia di iniziare a praticare!
Forse è meglio che lo dica sottovoce.... dati gli ultimi "infortunati" eventi.
Comunque decido di fare la ganza e di lasciare le stampelle in macchina.
Zoppicando malamente entro nel palazzetto e subito mi aspetta una sorpresa: la felpa della CIK!!! Quanto ho desiderato avere quella "K" cucita sulla spalla sinistra!!! Certo, la felpa mi arriva a metà coscia, forse è un po' granduccia... ma questi son dettagli.
Aiuto a tracciare le aree di gara; mi guardo attorno: il mondo dello Iaido mi è totalmente sconosciuto. Laggiù in fondo però scorgo una sagoma famigliare: YAMA!!! Calorosi saluti e un in bocca al lupo, dato che si trovava lì per gareggiare e dunque non in qualità di GdiG.
Sono al tavolo centrale, con Elio, una persona che avevo solo intravisto precedentemente, e che in questi giorni ho avuto modo di conoscere meglio. Che simpatico che è!
Il mio ruolo era molto più semplice che nel caso del kendo.
Dovevo solo badare al cronometro e alzare la bandierina in caso di superamento del tempo concesso: in un'intera giornata l'ho alzata solo due volte.
Questo mi ha permesso di lasciarmi andare alla conoscenza di questa disciplina e di imparare ad apprezzare l'incanto silenzioso di quei movimenti così spietati, così eleganti.
Ad un certo punto mi sono ritrovata a mo' di camaleonte, con un occhio verso il mio cronometro, e l'altro verso l'altro quadrato di gara dove Yama (*****miticooo miticoooo Yamaaaa*****) stava gareggiando.
Nella foto di Yama-san (grazie delle foto! Ne ho fatte anch'io, purtroppo il cellulare non è compatibile con la mia versione di Mac OS X e non posso scaricarle!!!) tre Giudici di Gara assorti (non sto dormendo, eh?)
Verdetto
Allora: lesione al crociato anteriore.
"Dunque?"
"Mah, riprenda pure la sua vita normale".
"Cioè?"
"Mah, le serve proprio un ginocchio perfettto perfetto?"
"Beh..."
"Che so, pratica uno sport?"
"SI !!!"
"Beh, allora... riprenda, poi se le fa male... facciamo un'altra risonanza magnetica... poi... beh, valuterà lei se farsi operare o no..."
"Ma posso riprendere subito?! Non serve un po' di pausa?"
"Mah, facciamo...mmm... due settimane".
Non so, che sensazione avete?
Io, non so perché, non mi fido tanto.
Sarà che al pronto soccorso si erano dimenticati di mettere "L04" come esenzione inail sull'impegnativa e ho dovuto girare a destra e a manca (con le stampelle) per i vari uffici per sistemare la cosa.
Sarà che quando sono entrata per questa "visita dei Mah" ho dovuto aspettare sul lettino per 10 minuti prima che la finissero di raccontarsi barzellette tra loro.
Sarà che il dottore, mentre leggeva il referto della risonanza, intanto rispondeva all'infermiera su fatti loro.
Sarà che avevavo detto la stessa cosa a un mio amico che adesso, se non sta attento a come cammina, cade direttamente a terra perché ha i legamenti appesi a un filo.
Non so, ... chissà perché... ma non mi fido...
"Dunque?"
"Mah, riprenda pure la sua vita normale".
"Cioè?"
"Mah, le serve proprio un ginocchio perfettto perfetto?"
"Beh..."
"Che so, pratica uno sport?"
"SI !!!"
"Beh, allora... riprenda, poi se le fa male... facciamo un'altra risonanza magnetica... poi... beh, valuterà lei se farsi operare o no..."
"Ma posso riprendere subito?! Non serve un po' di pausa?"
"Mah, facciamo...mmm... due settimane".
Non so, che sensazione avete?
Io, non so perché, non mi fido tanto.
Sarà che al pronto soccorso si erano dimenticati di mettere "L04" come esenzione inail sull'impegnativa e ho dovuto girare a destra e a manca (con le stampelle) per i vari uffici per sistemare la cosa.
Sarà che quando sono entrata per questa "visita dei Mah" ho dovuto aspettare sul lettino per 10 minuti prima che la finissero di raccontarsi barzellette tra loro.
Sarà che il dottore, mentre leggeva il referto della risonanza, intanto rispondeva all'infermiera su fatti loro.
Sarà che avevavo detto la stessa cosa a un mio amico che adesso, se non sta attento a come cammina, cade direttamente a terra perché ha i legamenti appesi a un filo.
Non so, ... chissà perché... ma non mi fido...
mercoledì 6 febbraio 2008
Solo un'insalata
Stanotte invece ho sognato che ero con le mie stampelle affacciata al balcone di quella che doveva essere casa mia, una bella villetta nel verde, a parlare con qualcuno, forse mia mamma e altri.
Mi giro e nella stanza ci sono i miei compagni del Cus Verona (ricordo Claudio, Daniel, ma c'erano altre facce mai viste, fabbricate dal sogno), che mi avevano fatto una sorpresa, cioè si stavano prodigando per mettermi a posto la casa, data la mia temporanea difficoltà.
Erano contenti e festosi, ma qualcuno mi ha suggerito di fare uno scherzo e fingere di essere scocciata, così mi sono lamentata di quello che stavano facendo: "No, piano, non così! Così non va bene". Li ho visti turbati, e poi ho spiegato loro che si trattava di uno scherzo che mi era stato suggerito da uno di loro, ma non l'hanno presa bene, né io mi ero sentita bene nel comportarmi così, nonostante fosse uno scherzo.
Tengo a precisare che ieri sera ho mangiato solo un'insalata....
Questo sogno ha corrispondenza con alcune cose che sto scoprendo di me.
Ne dico solo una: ho scoperto la mia profonda ingratitudine, la mia incapacità di dar valore profondo a quello che mi viene dato, agendo in realtà, dietro a sorrisini di circostanza e ringraziamento, come se tutto mi fosse dovuto.
Questa, pesante, è la cosa più leggera che sto scoprendo in questi giorni.
Mi giro e nella stanza ci sono i miei compagni del Cus Verona (ricordo Claudio, Daniel, ma c'erano altre facce mai viste, fabbricate dal sogno), che mi avevano fatto una sorpresa, cioè si stavano prodigando per mettermi a posto la casa, data la mia temporanea difficoltà.
Erano contenti e festosi, ma qualcuno mi ha suggerito di fare uno scherzo e fingere di essere scocciata, così mi sono lamentata di quello che stavano facendo: "No, piano, non così! Così non va bene". Li ho visti turbati, e poi ho spiegato loro che si trattava di uno scherzo che mi era stato suggerito da uno di loro, ma non l'hanno presa bene, né io mi ero sentita bene nel comportarmi così, nonostante fosse uno scherzo.
Tengo a precisare che ieri sera ho mangiato solo un'insalata....
Questo sogno ha corrispondenza con alcune cose che sto scoprendo di me.
Ne dico solo una: ho scoperto la mia profonda ingratitudine, la mia incapacità di dar valore profondo a quello che mi viene dato, agendo in realtà, dietro a sorrisini di circostanza e ringraziamento, come se tutto mi fosse dovuto.
Questa, pesante, è la cosa più leggera che sto scoprendo in questi giorni.
martedì 5 febbraio 2008
INDIGESTIONE
Stanotte ho sognato Ito Takenori nudo. Mentre spiegava si vedeva che aveva degli impressionanti polpacci grossi come la sua testa. Su tutto il torace e l'addome aveva tatuata, in neri caratteri gotici antichi, un'ode alla cannabis.
Aiuto! Povera me! Che mi succede?!?
Ieri devo aver proprio esagerato con le costine di maiale e i canederli!!!
Aiuto! Povera me! Che mi succede?!?
Ieri devo aver proprio esagerato con le costine di maiale e i canederli!!!
lunedì 4 febbraio 2008
?
Beh, se vi va, prima di proseguire, rileggete: Ama (Kendo Cus Verona) vs Mr. X (Dojo: unknown) del 18 ottobre 2007.
E ora, quanto segue.
Finalmente ho ripreso kendoOOO!!!!
E mercoledì scorso, cadendo direttamente sull'asfalto col ginocchio sinistro da uno scooter in corsa e strisciando per diversi metri col motore sulla gamba... mi sono portata a casa un ginocchio con lesioni ai legamenti che la risonanza magnetica di domani sarà in grado di definire.
Si vede che mi sono affezionata alle stampelle. Adesso ne ho addirittura due.
A parte gli scherzi, ritengo personalmente che se una data situazione continua a perpetuarsi, c'è qualcosa dietro che mi ostino a non capire. E finché non ne capisco il messaggio, la situazione continuerà a presentarsi con un conto sempre più alto.
Se vi può consolare, a capire, ci sto dando dentro. L'avevo detto... sono arrivata a un bivio!!!
E ora, quanto segue.
Finalmente ho ripreso kendoOOO!!!!
E mercoledì scorso, cadendo direttamente sull'asfalto col ginocchio sinistro da uno scooter in corsa e strisciando per diversi metri col motore sulla gamba... mi sono portata a casa un ginocchio con lesioni ai legamenti che la risonanza magnetica di domani sarà in grado di definire.
Si vede che mi sono affezionata alle stampelle. Adesso ne ho addirittura due.
A parte gli scherzi, ritengo personalmente che se una data situazione continua a perpetuarsi, c'è qualcosa dietro che mi ostino a non capire. E finché non ne capisco il messaggio, la situazione continuerà a presentarsi con un conto sempre più alto.
Se vi può consolare, a capire, ci sto dando dentro. L'avevo detto... sono arrivata a un bivio!!!
giovedì 24 gennaio 2008
Ama (Kendo Cus Verona) vs Consapevolezza 0-2 (do, men)
Vi è mai capitato di fermarvi... un momento... e in quel momento... rendervi conto improvvisamente di dove vi trovate... cioè da tutt'altra parte rispetto a quello che vi aspettavate?
Un mio carissimo amico, ieri, mi ha fatto da specchio spietato, come fanno solo i veri e carissimi amici.
Quello che ho visto riflesso...mi ha annichilito.
E così, Kendoka Consapevolezza ha avuto buon gioco nello scagliarsi contro di me con due pieni ippon dai quali non riesco a (non ho voglia di) riprendermi.
Sono arrivata ad un bivio.
Un mio carissimo amico, ieri, mi ha fatto da specchio spietato, come fanno solo i veri e carissimi amici.
Quello che ho visto riflesso...mi ha annichilito.
E così, Kendoka Consapevolezza ha avuto buon gioco nello scagliarsi contro di me con due pieni ippon dai quali non riesco a (non ho voglia di) riprendermi.
Sono arrivata ad un bivio.
giovedì 17 gennaio 2008
Alla ricerca del dojo perduto

Accidenti: martedì ho perso la lezione. Ero fuori zona, speravo di rientrare, anche se in ritardo, almeno in tempo per fare un po' di pratica, invece non ce l'ho fatta.
In compenso lunedì ho pensato bene di fare un allenamento aggiuntivo da Zago.
Inforco la macchina e parto con zelo verso Calcinato per giungere a destinazione perfino in anticipo! Stupore!
Entro in uno spogliatoio, mi cambio, mi armo di armi, vado nel palazzetto e...
...mi ritrovo in mezzo a due agguerrite squadre di pallavolo.
Mi sono sentita come un ingegnere nucleare amico di alcuni miei conoscenti, un tipo un po' fuori dal mondo e dalla mondanità, che, invitato ad una festa, dando per scontato che fosse in maschera, si era presentato vestito da Topolino, unico in mezzo a un sacco di gente vestita di tutto punto, rimandendoci discretamente di stucco.
Mi guardo attorno confusa fino a che da fondocampo parte verso di me un signore che deve aver notato dei punti di domanda evaporarmi dalla sommità del capo.
Sto per chiedergli del kendo quando mi informa che l'allenamento era stato trasferito altrove a causa della loro partita di campionato.
Nessuno mi aveva avvisato.
"Dove?"
"A Bedizzole"
"Bedi-che?!?
Mi ritrovavo lì, "vestita da Topolino", con un'ora di macchina alle spalle, la voglia insoddisfatta di praticare, e una buona dose di delusione.
Tornata nello spogliatoio ho chiamato Christian, mi ha spiegato che la comunicazione della variazione era stata fatta all'ultimo minuto e lui aveva provveduto ad avvisare gli allievi la mattina via e-mail, solo che io non ero ancora tornata a casa e non avevo consultato la posta.
Christian non sapeva nemmeno l'indirizzo di questa palestra alternativa.
E ora?
Cascasse il mondo, dovevo trovare questo posto: non mi faccio un'ora di macchina per salutare il palazzetto di Calcinato e ritornarmene a casa.
Seguo alcune indicazioni per prendere la giusta direzione verso Bedizzole, alle prime persone che incontro chiedo dove si trova una palestra di arti marziali nelle vicinanze.
"L'indirizzo?"
"Non lo so"
Con le loro indicazioni mi ritrovo in una palestra in cui si stavano allenando delle squadre di pallavolo.
Lì il kendo non si praticava. Del resto quel paese non era neanche Bedizzole, bensì un certo S.Vito.
Una ragazza mi dà altre indicazioni di una palestra di arti marziali presso le scuole di Bedizzole.
Boh, proviamo.
Intanto era scesa la nebbia, ed era già passata mezz'ora.
Seguendo quelle indicazioni ad un certo punto mi sono ritrovata in campagna, buio pesto, neanche un lampione, ovviamente, nebbia dei fossi, e la strada che si stava pericolosamente restringendo ad una corsia.
"Ma dove c....o sto andando?"
Al che mi è venuto il dubbio che forse era meglio lasciar perdere le indicazioni, tornare indietro, trovare un benedetto cartello blu con su scritto "BEDIZZOLE", e seguirlo. Una volta là, qualcuno doveva pur sapermi dire dove erano le scuole.
Infatti qualcuno me l'ha detto.
Solo che là, il kendo, non si praticava.
Ho trovato le scuole aperte perché effettivamente c'erano dei corsi di arti marziali, ma le bidelle mi hanno smontato subito.
"Avete presente quelli vestiti di scuro, con un'armatura addosso, che si picchiano con delle spade di bambù?"
Mi guardavano in silenzio con aria interrogativa.
Ormai era passata quasi un'ora. Stavo per tornarmene a casa sconsolata, quando una di loro accenna ad un'alternativa: lo Sporting Club, "ma là sicuramente non fanno questo... com'è? ....Chendo?".
Mi sono fatta dare le indicazioni, ognuna di loro ne aveva una personale versione, e quando ormai non ci capivo più niente, una di loro ha aperto l'elenco telefonico e mi ha dato indirizzo e numero della palestra.
"Praticate kendo?"
E poi, la risposta magica: "Si".
A parte che ho faticato ancora a trovare 'sto posto, perché sull'elenco c'era un indirizzo che non corrispondeva a verità (cercavo il civico 16, ma la via finiva al 14, inoltre la via era diversa) ma al telefono con la ragazza della reception, finalmente, sono riuscita ad arrivare!
Ormai restavano tre quarti d'ora disponibili.
Non ci credo! Quello è Zago!
Mi sono unita ai praticanti a fare esercizi di suriage.
Ma ancora avevo addosso quella dannata sensazione delle volte precedenti: non riuscire a dare il massimo. E forse ho capito un'altra cosa: mi sento limitata dal fatto che non conosco ancora le basi, non le ho ben chiare, per cui fare tutto il resto mi sembra grande improvvisazione da parte mia.
Certo, devo tenere ben a mente le parole di Yamaoka Tesshu che mi ha indicato yama nei commenti al post precedente: dare il massimo con tutto se stessi, e per il momento tralasciare l'attenzione al giusto, lo sbagliato ecc...
Comunque, dopo la lezione, mi sono sentita di chiedere a Zago chiarimenti su postura e ashi sabaki.
E con pazienza, lui è rimasto lì a spiegarmi:
- Piedi uniti; aprire piedi di circa 30°, talloni uniti; staccare talloni e avere così piedi paralleli. La risultante è la distanza corretta tra i piedi.
- Portare piede dx avanti, il tallone dx è in linea con le dita sx, ginocchio dx leggermente piegato. Peso distribuito di circa il 50% sulle gambe dx e sx, sugli avampiedi.
- A questo punto allineare le anche: il ginocchio sx risulta così poco sollevato da terra.
- Braccia rilassate come per appoggiarle al do.
- Impugnatura della mano dx è dove termina naturalmente se si mette l'estremità dell'impugnatura della shinai nell'incavo del gomito.
- Impugnatura mano sx esattamente partendo dall'estremità dell'impugnatura della shinai.
- Impugnare partendo dal mignolo, poi anulare, medio ecc. Il pollice "guarda in giù".
- Mano sx dista da hara di circa un pugno.
- La proiezione della punta della shinai (sarà meglio che cominci a studiare un po' di terminologia, invece di dire "impugnatura" e "punta" !!!) deve arrivare alla gola di un ipotetico avversario.
- Ashi sabaki: lo spostamento, facendo "strisciare" i piedi, deve essere lineare e non a saltelli alti e bassi. Durante lo spostamento, mantenere postura equilibrata, senza sbilanciamento in avanti. Ad ogni passo, occorre subito ristabilire la posizione di partenza con il richiamo immediato della gamba sx.
- Mi ha fatto fare un esercizio: caricare da ferma; colpire facendo un passo in avanti. Interessante quello che mi ha fatto notare. Nel far scendere la shinai, porre attenzione esclusivamente alla mano sx che si deve arrestare all'altezza dello stomaco; la punta è solo una conseguenza. Questo è stato illuminante per me, perché così facendo ho notato che usavo più la mano sx, mentre sono solita lavorare di dx.
- Nell'attimo del colpo, serrare le dita.
- Inoltre mi ha fatto notare un mio tipico atteggiamento da aikidoka, comune a tutto il kenjutsu. Sono abituata a esaurire sul luogo il colpo. Invece nel kendo, anche solo nel praticare questo esercizio con un passo, occorre comunque dare la sensazione di prolungamento oltre l'avversario.
Be', che dire, alla fine è veramente valsa la pena di affrontare questa intricata avventura, per arrivare ad avere delle idee più chiare!
domenica 13 gennaio 2008
Positivo

Sì, lo so, vi devo ancora parlare dello stage di domenica scorsa a Calcinato, e della prima lezione di ritorno al CUS Verona, ma dato che l'ultima lezione, quella di cui ho parlato nel precedente post, mi prude assai, voglio trovare subito il modo di trasformarla in qualcosa di positivo.
- Innanzitutto ho capito la priorità che voglio dare all'atteggiamento: dare il massimo e mettere spirito.
- Ho imparato che devo rilassare le braccia: nonostante io le tenga piegate, come mi ha fatto notare Christian, sono comunque rigide, e agisco soprattutto di destra.
- Come movimento delle gambe non ci sono assolutamente, ed è su questo che mi allenerò in specifico a casa, ora che mi sono procurata uno specchio a figura intera.
Ora, relativamente al primo punto, come ho imparato dal mio carissimo amico Fabio, il mio padre putativo, quando qualcosa non funziona, occorre soffermarsi e capire il perché. Solo così si può evitare che accada una seconda volta. Per lui, una volta è già troppo, e se accade, è per insegnarci qualcosa. Dire "vabbé, può succedere, capita" non serve ad altro che gettare le premesse affinché la situazione in questione si verifichi di nuovo.
Perché dunque non ho dato il massimo?
- Arrivata trafelata e in ritardo alla lezione, ci ho impegato un po' ad entrare nell'ottica dell'allenamento.
ERGO: ARRIVARE MEZZ'ORA PRIMA, magari fare riscaldamento, raccogliermi in me per entrare nello spirito giusto.
- Mi sono sentita estranea alla situazione: non sapevo quando avrei ripreso kendo e di colpo, in quattro e quattr'otto, cambio lavoro, il che mi permette di presenziare agli allenamenti, e mi ritrovo in un posto in cui desideravo essere da un anno intero.
E tutto però è cambiato.
Mi sono sentita letteralmente spaesata. E' stata una settimana di stravolgimenti.
ERGO: questa sensazione è destinata a mutare già di per sè CON IL TEMPO; il tempo di ambientarmi. Ma anche così non mi sta bene; e se mi dovessi ambientare tra tre mesi, cosa faccio nel frattempo, continuo a non dare il massimo?!? NAAAA! Non è il tempo la soluzione; la soluzione sta nel DISSOCIARMI EMOTIVAMENTE DAL CONTESTO con l'unico scopo di dare il massimo.
- Mi sono sentita a disagio perché, per forza di cose, sono quella più indietro di tutti. Ho visto dei bravi principianti con un bagaglio di conoscenze superiore al mio; ho pensato per differenza (cioé enfatizzando quello che mi manca in confronto alle acquisizioni degli altri) e questo non ha giovato alla mia pratica, in sordina, portata avanti con un atteggiamento sottotono quasi a volermi nascondere.
ERGO: PORRE ATTENZIONE ALLE MIE ACQUISIZIONI E AI MIEI MIGLIORAMENTI, rispetto a me stessa e non agli altri.
ALLENARMI QUOTIDIANAMENTE A CASA per recuperare il più possibile il ritardo di questo tempo d'assenza.
Bene, mi sento meglio. Applicando queste soluzioni, rendo una brutta pratica come quella dello scorso allenamento, una fucina di miglioramento.
Voglio dare onore alle parole di Christian che, in un messaggio di parecchi mesi fa che conservo con cura, mi aveva scritto in risposta alla mia domanda se mi poteva considerare sua allieva nonostante non praticassi più:
"x quant m riguard lo6già dal moment ke ho avut la po$ibilit d metter il seme del Kendo in d te.ora aspet ke le circost dian l'occas, a me d crescern la piant, e a te d alimentarl cl tuo spirit eccezional."
Terrò fede a queste parole.
Lo prometto.
venerdì 11 gennaio 2008
Delusione

Sono di ritorno dall'allenamento, il terzo da quando ho ripreso, il nono se considero le lezioni di un anno fa.
Non sono per nulla soddisfatta del mio rendimento.
A suggellare col fuoco questa già amara constatazione, ci hanno pensato le parole di Christian: "Purtroppo, in quanto a Spirito, devo constatare che non è più come quando praticavi l'hanno scorso".
NOOOO! Preferirei che mi dicesse che non ne ho combinata una giusta, piuttosto che questo!!! Eppure ha ragione.
E mentre mi metto a riflettere su che cosa mi sia successo, con oggi ho capito che più di ogni cosa è importante l'atteggiamento. Preferisco sbagliare tutto, ma farlo... con Spirito.
domenica 6 gennaio 2008
domenica 23 dicembre 2007
Allenamenti femminili e della nazionale, Bergamo
Trascrivo alcuni appunti sparsi, colti qua e là, in occasione degli allenamenti della nazionale in dicembre. Si tratterà di ovvietà per chi ne sa qualcosa, non per me che sono una principiante assoluta.
Mi è utile. Potrà essere utile anche a voi? (Sperando di aver recepito correttamente i concetti...!)
L'AZIONE: L'espressione più matura del kendo è quella di dare tutto in un'unica azione. Si può fraintendere l'espressione "unica azione" identificandola con "unico movimento". In realtà la mia azione non termina con un unico movimento, questo è solo un segmento dell'azione. La mia azione termina quando sono riuscita a colpire o sono stata colpita. In caso contrario occorre continuare, continuare... Occorre fluire sempre, creare un flusso continuo di occasioni: fatto un tentativo, creare subito qualcos'altro.
L'ATTEGGIAMENTO: In genere, salvo alcuni fortunati casi, in Italia cominciamo kendo a trent'anni! E dobbiamo farlo con la maturità di un giapponesino di 10 anni che ha cominciato da poco. Non ha senso puntare subito a imitare i settimi dan. Dobbiamo avere un'attitudine libera come quella di un bambino che fa e tira senza neanche quasi sapere perché. Se si ambisce in modo acerbo a imitare uno Zago, si rischia di imparare a essere statici, immobili. Perché il kendo maturo, frutto di esperienza, perizia e approfondimento, è misurato, temperato.
Quello dei giovani di pratica, il kendo dell'inesperienza, è movimentato ed elettrico. Ed è giusto così, altrimenti in futuro mancherebbe un tassello e mancherà sempre come quando, nella vita, per vari motivi non si vive la propria adolescenza.
Solo vivendo il kendo "giovane", il futuro 7° dan potrà riconoscere lacune e difetti di chi si trova di fronte, perché li conosce avendoli vissuti a sua volta per primo. E' un arricchimento di esperienza.
In Giappone iniziano presto. Puntano sullo shiai fino a 25 anni. Fino al 3° dan si è principianti. Una certa incoscienza è quella che ci vuole negli shiai. Dopo il 3° dan si comincia a studiare il vero kendo.
KENDO MASCHILE E FEMMINILE: Avevo chiesto se una donna può raggiungere i livelli maschili. La risposta è stata: "Non il livello dei migliori tra gli uomini, ma il livello della media maschile sì".
Ho chiesto poi che differenza c'è nell'affrontare un avversario maschile ed uno femminile. La risposta è stata: "Il kendo maschile è più travolgente e più definito (ndr: e io che sono donna sono pienamente d'accordo), è più facile forse capire cosa stia facendo l'altro; le donne invece hanno un kendo più morbido e indefinito e può mettere in difficoltà nel senso che non si capisce cosa stiano facendo".
(Beh, come nella vita di tutti i giorni...... ^___^ , ndr)
ANNOTAZIONI TECNICHE:
- Osservando la potenza esplosiva di un kendoka e chiedendo chiarimenti: da una posizione di quasi totale staticità, un'immediata azione propulsiva è possibile grazie al rilassamento.
- Si fa tutto con le gambe e la shinai è l'ultima a creare l'azione, è (quasi) una conseguenza.
- Nel dare il colpo mai far tornare indietro la punta (non è una frusta), ma tenerla sempre in avanti.
- Distanza: Non camminare indietro, ma dare un'accelerazione nei primi due metri.
- Modulare sempre le proprie azioni perché altrimenti si diventa prevedibili.
- Piccolo men: non prendere la rincorsa!
- Tsuki: non la punta verso l'alto se no piego la testa indietro all'avversario e gli faccio male. Colpo dritto orizzontale. Anche nel riceverlo devo indietreggiare col corpo e non azare la testa se no "sbava".
CHIUDO CON UNA PICCOLA NOTA:
IERI 22 DICEMBRE, UN ANNO FA, HO SCOPERTO IL KENDO. ERO ANDATA A FARE UNA LEZIONE DI PROVA, COSì, TANTO PER CONOSCERE, HO CONOSCIUTO CHRISTIAN E IL SUO MODO DI INSEGNARE, E SONO RIMASTA FOLGORATA DA QUESTA DISCIPINA.
A DISTANZA DI UN ANNO DI TRAVERSIE VARIE ED EVENTUALI, SONO ANCORA QUI A PARLARE DI KENDO.
L'INNAMORAMENTO PERDURA.
E FINALMENTE SONO ISCRITTA UFFICIALMENTE AL CUS VERONA.
CHISSA' COSA MI RISERVA QUESTO ANNO CHE STA PER INIZIARE!
AUGURI A TUTTI E A PRESTO!!!
AMA
Mi è utile. Potrà essere utile anche a voi? (Sperando di aver recepito correttamente i concetti...!)
L'AZIONE: L'espressione più matura del kendo è quella di dare tutto in un'unica azione. Si può fraintendere l'espressione "unica azione" identificandola con "unico movimento". In realtà la mia azione non termina con un unico movimento, questo è solo un segmento dell'azione. La mia azione termina quando sono riuscita a colpire o sono stata colpita. In caso contrario occorre continuare, continuare... Occorre fluire sempre, creare un flusso continuo di occasioni: fatto un tentativo, creare subito qualcos'altro.
L'ATTEGGIAMENTO: In genere, salvo alcuni fortunati casi, in Italia cominciamo kendo a trent'anni! E dobbiamo farlo con la maturità di un giapponesino di 10 anni che ha cominciato da poco. Non ha senso puntare subito a imitare i settimi dan. Dobbiamo avere un'attitudine libera come quella di un bambino che fa e tira senza neanche quasi sapere perché. Se si ambisce in modo acerbo a imitare uno Zago, si rischia di imparare a essere statici, immobili. Perché il kendo maturo, frutto di esperienza, perizia e approfondimento, è misurato, temperato.
Quello dei giovani di pratica, il kendo dell'inesperienza, è movimentato ed elettrico. Ed è giusto così, altrimenti in futuro mancherebbe un tassello e mancherà sempre come quando, nella vita, per vari motivi non si vive la propria adolescenza.
Solo vivendo il kendo "giovane", il futuro 7° dan potrà riconoscere lacune e difetti di chi si trova di fronte, perché li conosce avendoli vissuti a sua volta per primo. E' un arricchimento di esperienza.
In Giappone iniziano presto. Puntano sullo shiai fino a 25 anni. Fino al 3° dan si è principianti. Una certa incoscienza è quella che ci vuole negli shiai. Dopo il 3° dan si comincia a studiare il vero kendo.
KENDO MASCHILE E FEMMINILE: Avevo chiesto se una donna può raggiungere i livelli maschili. La risposta è stata: "Non il livello dei migliori tra gli uomini, ma il livello della media maschile sì".
Ho chiesto poi che differenza c'è nell'affrontare un avversario maschile ed uno femminile. La risposta è stata: "Il kendo maschile è più travolgente e più definito (ndr: e io che sono donna sono pienamente d'accordo), è più facile forse capire cosa stia facendo l'altro; le donne invece hanno un kendo più morbido e indefinito e può mettere in difficoltà nel senso che non si capisce cosa stiano facendo".
(Beh, come nella vita di tutti i giorni...... ^___^ , ndr)
ANNOTAZIONI TECNICHE:
- Osservando la potenza esplosiva di un kendoka e chiedendo chiarimenti: da una posizione di quasi totale staticità, un'immediata azione propulsiva è possibile grazie al rilassamento.
- Si fa tutto con le gambe e la shinai è l'ultima a creare l'azione, è (quasi) una conseguenza.
- Nel dare il colpo mai far tornare indietro la punta (non è una frusta), ma tenerla sempre in avanti.
- Distanza: Non camminare indietro, ma dare un'accelerazione nei primi due metri.
- Modulare sempre le proprie azioni perché altrimenti si diventa prevedibili.
- Piccolo men: non prendere la rincorsa!
- Tsuki: non la punta verso l'alto se no piego la testa indietro all'avversario e gli faccio male. Colpo dritto orizzontale. Anche nel riceverlo devo indietreggiare col corpo e non azare la testa se no "sbava".
CHIUDO CON UNA PICCOLA NOTA:
IERI 22 DICEMBRE, UN ANNO FA, HO SCOPERTO IL KENDO. ERO ANDATA A FARE UNA LEZIONE DI PROVA, COSì, TANTO PER CONOSCERE, HO CONOSCIUTO CHRISTIAN E IL SUO MODO DI INSEGNARE, E SONO RIMASTA FOLGORATA DA QUESTA DISCIPINA.
A DISTANZA DI UN ANNO DI TRAVERSIE VARIE ED EVENTUALI, SONO ANCORA QUI A PARLARE DI KENDO.
L'INNAMORAMENTO PERDURA.
E FINALMENTE SONO ISCRITTA UFFICIALMENTE AL CUS VERONA.
CHISSA' COSA MI RISERVA QUESTO ANNO CHE STA PER INIZIARE!
AUGURI A TUTTI E A PRESTO!!!
AMA
Etichette:
appunti,
date da ricordare,
real kendo
martedì 18 dicembre 2007
Kendo sincronicity - 2
Ma ragazzi! Cosa sta succedendo?!?
E' successo poco fa.
Alle 8:00 mi sono alzata per prepararmi per l'appuntamento mattutino con la fisioterapista.
Mi sono alzata con una serie di riflessioni.
"Che ci faccio qui?", questo, il pensiero madre.
Alla luce del fatto che sto sentendo un forte bisogno di cambiare la mia vita, perché sto maturando una diversa coscienza di me, alla luce di alcuni fatti personali che mi stanno accadendo, e della conseguente stanchezza emotiva, alla luce del bisogno di appagamento che può dare una vita gustata a rincorrere i sogni, stamattina, guardando dalla finestra il profilo conosciuto della mia città, mi sono chiesta, appunto: "Che ci faccio qui?".
Già sto cercando un altro lavoro, perché questo che ho non mi permette, tra le altre cose, di praticare...
...E chi l'ha detto che io debba cercarlo proprio qui?
Non ho, purtroppo e con rammarico, legami sentimentali: questo è il genere di sogni che non dipendono esclusivamente da me; rincorrerli ha meno senso.
Il lavoro, già che lo voglio cambiare, non costituisce un legame.
I legami con la mia famiglia d'origine non sono poi così stretti.
Ho degli amici stretti e veri, gli stessi che, quando sono partita per l'America, erano i primi a essere contenti per le prospettive di una nuova vita per me. Quegli amici che so che ci sono e ci saranno sempre, ovunque io sia. Gli stessi che dicono: "Nonostante il dispiacere di non averti presente e vicina, c'è il piacere per noi di qualcosa che ti dà gioia. E se è vera amicizia, questa non può costituire un limite alle tue esperienze. La vera amicizia valorizza la tua libertà".
Ho gli amici veri nel cuore. E un sogno da un anno: il kendo, che si manifesta e sembra chiamarmi attraverso eventi e messaggi speciali.
"E se a questo punto me ne andassi a vivere in Giappone?".
Se mai avrò una famiglia, questo non mi permetterà di vivere delle pazzie, perché la famiglia avrà la precedenza. Sono ancora in tempo per vivere matti sogni. Se non lo faccio ora, non lo faccio più.
Mentre vaneggiavo in questo modo, recandomi all'appuntamento, alla luce di quello che ho scritto nel post precedente, mi è venuto in mente di chiedere un segnale per capire se questi sono soltanto delirii di una ragazza delusa da eventi recenti, oppure se questa ipotesi può essere veramente la soluzione al mio bisogno di far chiarezza, essendo giunta ad un punto cruciale della mia vita.
Ero, alle 9:45, nella saletta a fare gli ultrasuoni alla caviglia; stavo scrivendo un sms a Laura.
C'era la porta aperta, e sentivo in lontanza le voci della fisioterapista e di un paziente provenire dalla palestra.
Ad un certo punto sento distintamente la parola "Giappone".
Campanello d'allarme.
Ma stavolta non ero stupita. Era come se me lo aspettassi.
Mi è venuto da sorridere.
Quando Enrico e la fisioterapista sono entrati nella saletta delle macchine elettromedicali, dov'ero io, ho chiesto subito:
"Stavate parlando del Giappone, poco fa?"
Enrico: "Sì, c'è andato mio zio 25 anni fa"
Ed io: "In villeggiatura?", ma ormai mi aspettavo già la sua risposta e, quando l'ho sentita, ero calma, e mi è scappato un sorriso.
"No, per lavoro. E' molto bello."
Ragazzi, non sto sparando dei razzi. Sto dicendo sul serio.
L'ho sentito con le mie orecchie.
Ho chiesto un segnale. Un'ora e mezza dopo l'ho ricevuto.
E ora?
Proprio qui, di fianco a me, sulla scrivania, ho pronto il certificato medico per l'iscrizione al CUS. Nonostante tutto, mi hanno ritenuta idonea all'attività agonistica. :-D
In due o tre giorni sono iscritta.
Ho già parlato altrove di tanti fatti che, durante quest'anno, hanno rimandato questo momento.
Non ultimo, un'esperienza privata breve, intensa, finita in malo modo in questi giorni, che non mi fa gradire momentaneamente l'idea di frequentare l'ambiente del kendo italiano.
Ricevo messaggi contrastanti. Da una parte un anno costellato di difficoltà e ostacoli che hanno limitato la mia possibilità di praticare (vedi post dell'incontro ama vs. Mr X), dall'altro messaggi lampanti come quelli raccontati nel post precedente (e ho altre belle sincronicità da raccontarvi a riguardo, una avuta in febbraio, altre a fine maggio).
Che anno strano.
Forse devo praticare kendo.
Forse non qui.
Mi ritiro per deliberare.
E' successo poco fa.
Alle 8:00 mi sono alzata per prepararmi per l'appuntamento mattutino con la fisioterapista.
Mi sono alzata con una serie di riflessioni.
"Che ci faccio qui?", questo, il pensiero madre.
Alla luce del fatto che sto sentendo un forte bisogno di cambiare la mia vita, perché sto maturando una diversa coscienza di me, alla luce di alcuni fatti personali che mi stanno accadendo, e della conseguente stanchezza emotiva, alla luce del bisogno di appagamento che può dare una vita gustata a rincorrere i sogni, stamattina, guardando dalla finestra il profilo conosciuto della mia città, mi sono chiesta, appunto: "Che ci faccio qui?".
Già sto cercando un altro lavoro, perché questo che ho non mi permette, tra le altre cose, di praticare...
...E chi l'ha detto che io debba cercarlo proprio qui?
Non ho, purtroppo e con rammarico, legami sentimentali: questo è il genere di sogni che non dipendono esclusivamente da me; rincorrerli ha meno senso.
Il lavoro, già che lo voglio cambiare, non costituisce un legame.
I legami con la mia famiglia d'origine non sono poi così stretti.
Ho degli amici stretti e veri, gli stessi che, quando sono partita per l'America, erano i primi a essere contenti per le prospettive di una nuova vita per me. Quegli amici che so che ci sono e ci saranno sempre, ovunque io sia. Gli stessi che dicono: "Nonostante il dispiacere di non averti presente e vicina, c'è il piacere per noi di qualcosa che ti dà gioia. E se è vera amicizia, questa non può costituire un limite alle tue esperienze. La vera amicizia valorizza la tua libertà".
Ho gli amici veri nel cuore. E un sogno da un anno: il kendo, che si manifesta e sembra chiamarmi attraverso eventi e messaggi speciali.
"E se a questo punto me ne andassi a vivere in Giappone?".
Se mai avrò una famiglia, questo non mi permetterà di vivere delle pazzie, perché la famiglia avrà la precedenza. Sono ancora in tempo per vivere matti sogni. Se non lo faccio ora, non lo faccio più.
Mentre vaneggiavo in questo modo, recandomi all'appuntamento, alla luce di quello che ho scritto nel post precedente, mi è venuto in mente di chiedere un segnale per capire se questi sono soltanto delirii di una ragazza delusa da eventi recenti, oppure se questa ipotesi può essere veramente la soluzione al mio bisogno di far chiarezza, essendo giunta ad un punto cruciale della mia vita.
Ero, alle 9:45, nella saletta a fare gli ultrasuoni alla caviglia; stavo scrivendo un sms a Laura.
C'era la porta aperta, e sentivo in lontanza le voci della fisioterapista e di un paziente provenire dalla palestra.
Ad un certo punto sento distintamente la parola "Giappone".
Campanello d'allarme.
Ma stavolta non ero stupita. Era come se me lo aspettassi.
Mi è venuto da sorridere.
Quando Enrico e la fisioterapista sono entrati nella saletta delle macchine elettromedicali, dov'ero io, ho chiesto subito:
"Stavate parlando del Giappone, poco fa?"
Enrico: "Sì, c'è andato mio zio 25 anni fa"
Ed io: "In villeggiatura?", ma ormai mi aspettavo già la sua risposta e, quando l'ho sentita, ero calma, e mi è scappato un sorriso.
"No, per lavoro. E' molto bello."
Ragazzi, non sto sparando dei razzi. Sto dicendo sul serio.
L'ho sentito con le mie orecchie.
Ho chiesto un segnale. Un'ora e mezza dopo l'ho ricevuto.
E ora?
Proprio qui, di fianco a me, sulla scrivania, ho pronto il certificato medico per l'iscrizione al CUS. Nonostante tutto, mi hanno ritenuta idonea all'attività agonistica. :-D
In due o tre giorni sono iscritta.
Ho già parlato altrove di tanti fatti che, durante quest'anno, hanno rimandato questo momento.
Non ultimo, un'esperienza privata breve, intensa, finita in malo modo in questi giorni, che non mi fa gradire momentaneamente l'idea di frequentare l'ambiente del kendo italiano.
Ricevo messaggi contrastanti. Da una parte un anno costellato di difficoltà e ostacoli che hanno limitato la mia possibilità di praticare (vedi post dell'incontro ama vs. Mr X), dall'altro messaggi lampanti come quelli raccontati nel post precedente (e ho altre belle sincronicità da raccontarvi a riguardo, una avuta in febbraio, altre a fine maggio).
Che anno strano.
Forse devo praticare kendo.
Forse non qui.
Mi ritiro per deliberare.
domenica 16 dicembre 2007
Kendo sincronicity
Ora che è passata una settimana, e ho metabolizzato lo stupore, questa ve la devo proprio raccontare.
Non è la prima volta che in situazioni di confusione e smarrimento chiedo un segnale dall'alto sulla strada da seguire e... mi piove in testa una tegola.
Intanto mando direttamente da questo post un piccolo saluto al caro nishinkan, perché so che recepisci favorevolmente questo tipo di argomenti.
"Cos'è la sincronicità? Una sincronicità si presenta apparentemente come un incontro casuale che tuttavia sembra divinamente orchestrato. (...) Il loro accadimento colpisce chi vi è coinvolto, che li percepisce come eventi speciali, inattesi o inspiegabili secondo la normale logica causa-effetto. L'effetto di una sincronicità sulla psiche è di suscitare la consapevolezza del fatto che forse uno scopo più grande - o persino divino - è all'opera. (...) Per esempio, forse abbiamo bisogno di qualche informazione particolare, e inaspettatamente ci imbattiamo in qualcuno che ci dà esattamente quello di cui abbiamo bisogno.(...) Il termine sincronicità fu usato per la prima volta dallo psicologo svizzero Carl Jung, che iniziò a riguardare gli avvenimenti coincidenti come fenomeni che sembravano appartenere a un diverso ordine del mondo. Fino a epoche recenti la nostra spiegazione del mondo materiale fu basata soltanto sulla logica e interpretata in termini di causa ed effetto.(...) Le cose sono cambiate. La nuova scienza, basata sulla teoria quantistica, ora ci dice che la causa e l'effetto spiegano solo in parte il nostro mondo fisico. Noi non siamo delimitati dal tempo e dallo spazio così come pensavamo. Per esempio, gli scienziati hanno fatto un esperimento in cui sono state divise delle molecole ed è stata mutata la rotazione di una delle particelle che le componevano. Si è visto che la particella collegata alla prima cambia rotazione all'istante, indipendentemente da quanto si trovino distanti. In questo modo l'interrelazione delle particelle rimaneva costante, senza che venisse influenzata dalle variabili di tempo e distanza. Sembra che tutte le cose esistano all'interno di un campo di energia interconnesso." (da "Lo scopo della tua vita" - C.Adrienne, Ed.Corbaccio).
Più volte ho avuto la sensazione, magari in momenti estremamente bui e pesanti, di non essere sola, come se "qualcosa" fosse in ascolto.
In momenti particolari mi è capitato più volte di rivolgere richieste e... ricevere risposta tramite segnali.
Altrettante volte mi sono chiesta se stavo sognando, se era tutto frutto della mia fantasia... insomma la mente e la razionalità intervenivano subito per rimettere tutto... "a posto".
Ma quando questi segnali sono "solidi", concreti e tangibili, non posso più raccontarmi che ho preso uno "svarione".
Domenica 9 sarei dovuta andare a Ferrara a vedere gli esami di kendo. Ho deciso da un po' che non voglio perdermi nessun appuntamento che riguardi questa bella disciplina.
Sabato 8 mi sono vista con una persona che conosco da molto poco.
Il primo incontro, quello precedente, era stato per me favoloso.
Quello di quel sabato mi aveva lasciato invece perplessa e poco convinta, con una sensazione strana addosso.
Per cui, di andare a Ferrara, a vedere tra l'altro questa persona dare gli esami, non avevo affatto voglia. O sì?
Sì o no? Dovevo andare? Avevo voglia? No? E perché? Stare a casa? Era la voce del cuore a dirmi così? O la razionalità?
Che caos. Non mi andava. E se mi fossi pentita?
Ricevo poi l'informazione che gli esami erano stati anticipati di un'ora.
Ecco, avevo in programma di andare a pranzo dai miei, ma con quell'imprevisto avrei dovuto saltare il pranzo e partire immediatamente.
Non che questo fosse un problema, se la situazione fosse stata più serena: se per un uomo che mi aveva chiesto di sposarlo ho lasciato gli amici (contenti per me), il lavoro e l'Italia per andare a vivere in un bosco del Connecticut, figurarsi che problema sarebbe stato saltare il pranzo dai miei per andare a ... Ferrara!!!
Ho scelto di andare a pranzo dai miei.
Ho mangiato poco, non avevo appetito (sì, yama-san, hai letto bene: NON avevo appetito); ho giocherellato un po' con la mia nipotina di un mese e mezzo. E poi sono arrivata al dunque.
"E ora che il pranzo è finito? Che faccio? Vado a casa? Vado a Ferrara?"
Scrutando dentro di me e non trovando da nessuna parte altra risposta che "Boh !", ho chiesto all'alto di ricevere un segnale.
E qui arriva l'incredibile.
Mi si avvicina mia mamma:
"Prima di andare ti devo dare un po' di cose: qui c'è la giacca di pelle riparata, un sacchetto di pane grattugiato e... poi... abbiamo trovato questa" e mi porge un pezzo di stoffa bianco ripiegato con dei segni neri.
Lo apro e...
...rimango impietrita.
Quando recupero un po' di mobilità alla mascella che mi era cascata, biascico a stento una domanda:
"Da...da... do... dove viene que... questo?"
"Mah, non so, mi sa che l'ha portata a casa anni fa tuo fratello quando è andato a vedere la Juventus!"
E mio fratello: "Chi? Io? No, non l'ho mai vista"
E mia mamma: "Ma sì, la Juve"
Mia sorella: "Non so da dove venga, l'ho trovata in un cassetto in un armadio".
Era un pezzo di stoffa bianco, con degli ideogrammi giapponesi neri.
Ho riconosciuto l'ideogramma "Ai" che significa "amore" e gli ideogrammi che compongono la parola "kendo".
Senza proferire altre parole, ho preso il tenugui e sono partita, felice, per Ferrara, da quella persona.
Ora, ditemi voi.
Nessuno sa da dove venga fuori.
Io non ho mai avuto niente di simile, niente che riguardasse il kendo.
Ho solo due shinai prese da Chri in Giappone questo giugno e niente altro di corredo al kendo, né avrei mai potuto lasciare qualcosa dai miei perché vado da loro raramente. Nessuno ha mai visto prima quel pezzo di stoffa. Nessuno ha mai praticato arti marziali nella mia famiglia, tantomeno il kendo che nella mia città e provincia non esiste.
Io ho accennato a mia mamma che vorrei praticare kendo, ma lei non sa neanche cos'è.
Chiedo un segnale e arriva mia mamma con quella che lei crede una sciarpa della Juventus.
E' un tenugui con su scritto (me lo sono poi fatto tradurre dalla mia insegnante di giapponese, sempre per l'incredulità e il timore di aver preso uno svarione):
20° anniversario del gruppo sportivo Haratani Kendo
SEI AI KEN (sacro amore spada)
Appena trovo un marchingegno fotografico ne posto in incipit la foto.
Devo ancora capire perché "mi hanno mandato" a Ferrara, ma certamente ho seguito il segnale e percorso questa strada.
Altra curiosità. Lungo il tragitto verso Ferrara, mentre ripensavo a questo fatto, e mi dicevo che probabilmente dunque questa era la strada giusta da percorrere, vedo un cartello con su scritto "via A. e il mio cognome". Come se Carlo Sappino vedesse scritto "via C.Sappino" o Carlo Caprino vedesse scritto "via C.Caprino" mentre si chiedono se stanno percorrendo la strada giusta.
Sono cose che fanno venire i brividi.
Ho guardato su Google Map, perché quella via non l'ho mai sentita, ("magari me la sono sognata?"), invece c'è, eccome.
Ora, non mi resta che capire.
Non è la prima volta che in situazioni di confusione e smarrimento chiedo un segnale dall'alto sulla strada da seguire e... mi piove in testa una tegola.
Intanto mando direttamente da questo post un piccolo saluto al caro nishinkan, perché so che recepisci favorevolmente questo tipo di argomenti.
"Cos'è la sincronicità? Una sincronicità si presenta apparentemente come un incontro casuale che tuttavia sembra divinamente orchestrato. (...) Il loro accadimento colpisce chi vi è coinvolto, che li percepisce come eventi speciali, inattesi o inspiegabili secondo la normale logica causa-effetto. L'effetto di una sincronicità sulla psiche è di suscitare la consapevolezza del fatto che forse uno scopo più grande - o persino divino - è all'opera. (...) Per esempio, forse abbiamo bisogno di qualche informazione particolare, e inaspettatamente ci imbattiamo in qualcuno che ci dà esattamente quello di cui abbiamo bisogno.(...) Il termine sincronicità fu usato per la prima volta dallo psicologo svizzero Carl Jung, che iniziò a riguardare gli avvenimenti coincidenti come fenomeni che sembravano appartenere a un diverso ordine del mondo. Fino a epoche recenti la nostra spiegazione del mondo materiale fu basata soltanto sulla logica e interpretata in termini di causa ed effetto.(...) Le cose sono cambiate. La nuova scienza, basata sulla teoria quantistica, ora ci dice che la causa e l'effetto spiegano solo in parte il nostro mondo fisico. Noi non siamo delimitati dal tempo e dallo spazio così come pensavamo. Per esempio, gli scienziati hanno fatto un esperimento in cui sono state divise delle molecole ed è stata mutata la rotazione di una delle particelle che le componevano. Si è visto che la particella collegata alla prima cambia rotazione all'istante, indipendentemente da quanto si trovino distanti. In questo modo l'interrelazione delle particelle rimaneva costante, senza che venisse influenzata dalle variabili di tempo e distanza. Sembra che tutte le cose esistano all'interno di un campo di energia interconnesso." (da "Lo scopo della tua vita" - C.Adrienne, Ed.Corbaccio).
Più volte ho avuto la sensazione, magari in momenti estremamente bui e pesanti, di non essere sola, come se "qualcosa" fosse in ascolto.
In momenti particolari mi è capitato più volte di rivolgere richieste e... ricevere risposta tramite segnali.
Altrettante volte mi sono chiesta se stavo sognando, se era tutto frutto della mia fantasia... insomma la mente e la razionalità intervenivano subito per rimettere tutto... "a posto".
Ma quando questi segnali sono "solidi", concreti e tangibili, non posso più raccontarmi che ho preso uno "svarione".
Domenica 9 sarei dovuta andare a Ferrara a vedere gli esami di kendo. Ho deciso da un po' che non voglio perdermi nessun appuntamento che riguardi questa bella disciplina.
Sabato 8 mi sono vista con una persona che conosco da molto poco.
Il primo incontro, quello precedente, era stato per me favoloso.
Quello di quel sabato mi aveva lasciato invece perplessa e poco convinta, con una sensazione strana addosso.
Per cui, di andare a Ferrara, a vedere tra l'altro questa persona dare gli esami, non avevo affatto voglia. O sì?
Sì o no? Dovevo andare? Avevo voglia? No? E perché? Stare a casa? Era la voce del cuore a dirmi così? O la razionalità?
Che caos. Non mi andava. E se mi fossi pentita?
Ricevo poi l'informazione che gli esami erano stati anticipati di un'ora.
Ecco, avevo in programma di andare a pranzo dai miei, ma con quell'imprevisto avrei dovuto saltare il pranzo e partire immediatamente.
Non che questo fosse un problema, se la situazione fosse stata più serena: se per un uomo che mi aveva chiesto di sposarlo ho lasciato gli amici (contenti per me), il lavoro e l'Italia per andare a vivere in un bosco del Connecticut, figurarsi che problema sarebbe stato saltare il pranzo dai miei per andare a ... Ferrara!!!
Ho scelto di andare a pranzo dai miei.
Ho mangiato poco, non avevo appetito (sì, yama-san, hai letto bene: NON avevo appetito); ho giocherellato un po' con la mia nipotina di un mese e mezzo. E poi sono arrivata al dunque.
"E ora che il pranzo è finito? Che faccio? Vado a casa? Vado a Ferrara?"
Scrutando dentro di me e non trovando da nessuna parte altra risposta che "Boh !", ho chiesto all'alto di ricevere un segnale.
E qui arriva l'incredibile.
Mi si avvicina mia mamma:
"Prima di andare ti devo dare un po' di cose: qui c'è la giacca di pelle riparata, un sacchetto di pane grattugiato e... poi... abbiamo trovato questa" e mi porge un pezzo di stoffa bianco ripiegato con dei segni neri.
Lo apro e...
...rimango impietrita.
Quando recupero un po' di mobilità alla mascella che mi era cascata, biascico a stento una domanda:
"Da...da... do... dove viene que... questo?"
"Mah, non so, mi sa che l'ha portata a casa anni fa tuo fratello quando è andato a vedere la Juventus!"
E mio fratello: "Chi? Io? No, non l'ho mai vista"
E mia mamma: "Ma sì, la Juve"
Mia sorella: "Non so da dove venga, l'ho trovata in un cassetto in un armadio".
Era un pezzo di stoffa bianco, con degli ideogrammi giapponesi neri.
Ho riconosciuto l'ideogramma "Ai" che significa "amore" e gli ideogrammi che compongono la parola "kendo".
Senza proferire altre parole, ho preso il tenugui e sono partita, felice, per Ferrara, da quella persona.
Ora, ditemi voi.
Nessuno sa da dove venga fuori.
Io non ho mai avuto niente di simile, niente che riguardasse il kendo.
Ho solo due shinai prese da Chri in Giappone questo giugno e niente altro di corredo al kendo, né avrei mai potuto lasciare qualcosa dai miei perché vado da loro raramente. Nessuno ha mai visto prima quel pezzo di stoffa. Nessuno ha mai praticato arti marziali nella mia famiglia, tantomeno il kendo che nella mia città e provincia non esiste.
Io ho accennato a mia mamma che vorrei praticare kendo, ma lei non sa neanche cos'è.
Chiedo un segnale e arriva mia mamma con quella che lei crede una sciarpa della Juventus.
E' un tenugui con su scritto (me lo sono poi fatto tradurre dalla mia insegnante di giapponese, sempre per l'incredulità e il timore di aver preso uno svarione):
20° anniversario del gruppo sportivo Haratani Kendo
SEI AI KEN (sacro amore spada)
Appena trovo un marchingegno fotografico ne posto in incipit la foto.
Devo ancora capire perché "mi hanno mandato" a Ferrara, ma certamente ho seguito il segnale e percorso questa strada.
Altra curiosità. Lungo il tragitto verso Ferrara, mentre ripensavo a questo fatto, e mi dicevo che probabilmente dunque questa era la strada giusta da percorrere, vedo un cartello con su scritto "via A. e il mio cognome". Come se Carlo Sappino vedesse scritto "via C.Sappino" o Carlo Caprino vedesse scritto "via C.Caprino" mentre si chiedono se stanno percorrendo la strada giusta.
Sono cose che fanno venire i brividi.
Ho guardato su Google Map, perché quella via non l'ho mai sentita, ("magari me la sono sognata?"), invece c'è, eccome.
Ora, non mi resta che capire.
giovedì 13 dicembre 2007
Ci siamo quasi!
Evviva!!! Manca poco a un sogno!!!Ho già prodotto i documenti per l’iscrizione alla CIK, e tra poco … FINALMENTE … perfezionerò l’iscrizione al CUS VERONA KENDO !!!!
Primo passo… la visita medica!!!
Evviva!!!
L’altroieri sono andata e già mi sentivo una kendoka coi fiocchi.
…Salvo uscire dalla visita un po’ ammaccata….
Innanzitutto sono entrata con una buona notizia… mi hanno preso le misure e ho scoperto di essere più alta di un cm rispetto a quello che credevo… ma nemmeno così riesco a raggiungere il metro e sessanta :-D
Poi sarcastico verdetto della bilancia: 55 Kg!!!! Non sono mai stata 55 Kg in tutta la mia vitaaaa!!!
Poi visita oculistica: con le lenti a contatto addosso, con l’occhio dx non sono riuscita a leggere ben 5 file di lettere…
E poi lui…. Quel maledetto scalino….
Su e giù, su e giù, su e giù, su e giù…
Sono partita tutta determinata e sono arrivata che mi sentivo una Cinquecento ammaccata con le ruote sgonfie.
AIUTO!!! Ma sono consapevole di quello che sto facendo?!?
Si tratta di kendo!!! Non si scherza!!!
Se non mi do subito da fare ad allenarmi, qui la vedo proprio grigia… :(
Nell'immagine: proposta grafica di Igor Novelli
martedì 11 dicembre 2007
Epopea GdiG - 6

Laura.
La guardavo combattere e, dietro la faccia imparziale da GdiG, segretamente tifavo per lei.
Chissà come sarà quando saprò qualcosa di kendo, e mi troverò a combattere con lei.
Sarà senz’altro una bella emozione, se è vero che il kendo è anche un “dialogo” tra due persone.
Intanto stavo attenta a segnare tempi e punteggi. Mi trovo proprio a mio agio e mi diverto un sacco tra bandierine gialle, cronometri e verbali di gara.
C’è chi, come me, si diverte più così, che non passare il week-end secondo i consueti canoni del “divertimento”.
A volte mi chiedo se sono a posto, se mi manca qualcosa.
Guardo i coetanei (non parliamo di quelli ancora più giovani che proprio capisco ancora meno) e non mi ci ritrovo.
Non conosco i locali di divertimento della mia città e dintorni.
Preferisco una bella tavolata tra amici che fare quattro salti da qualche parte al ritmo di una musica che non mi dà nessuna emozione (non che la musica che piace a me sia da prediligere, anzi, capisco bene che possa non piacere ad altri).
Preferisco parlare con gli amici di grandi progetti, iniziative, sogni, il significato sfuggente della vita, di come ce la aspettavamo, di come invece è andata e di come forse sarà. Davanti magari a qualcosa (poco) da bere o mangiucchiare. Prediligo posti dove si possa parlare.
Di sogni e progetti.
Avete presente no? Qualcosa tipo… quegli artisti o letterati che si trovavano nei caffè a fantasticare su nuove correnti stilistiche da proporre al mondo, forse un pretesto per trascorrere il tempo insieme, in compagnia di persone con gli stessi interessi.
Però mi manca lo scherzo, la risata. Un modo diverso di stare insieme.
Pensavo di recente a personaggi come Klaus e Daniel del Cus Verona. Daniel con le battute e i racconti, Klaus con i racconti e una mimica esilarante: quando partono, diventa veramente un godibilissimo spettacolo guardarli insieme.
A volte mi chiedo se sono troppo seria.
Anche da adolescente (a parte una fugace patologia per i Duran Duran e gli A-ha, a cui non è scampata nessuna ragazzina dei miei tempi) non mi invaghivo di attori o musicisti avvenenti. Anche adesso, a me un Brad Pitt non dice assolutamente niente. In compenso in casa mia campeggia un mega poster di un balestriere inginocchiato di epoca Qin.
Che figo che è!
Quegli antichi lineamenti orientali che trasudano fierezza guerriera incastonata nella terracotta!!!
Sì, a volte mi chiedo ...
Comunque perché tutte queste paranoie? Se io mi diverto un sacco a passare le domeniche in altre città ad alzare bandierine gialle… che male c’è?!?
Intanto gioivo segretamente delle vittorie di Laura, passata in semifinale. Grande!!
Ovviamente poi le squadre… Nel mio quadrato c’era la squadra con Giacomo, Pier e Flavio del Cus. Purtroppo non sono riusciti a dare appieno quello che so che possono.
Si sono spinti oltre i miei compagni dell'altra squadra del Cus Verona, perdendo contro il Savona Kendo, ma piazzandosi terzi. Dispiace per Daniel, che non ha ancora portato a casa particolari soddisfazioni come meriterebbe il suo buon kendo. Stupore nel vedere Vittorio, una nuova leva che ha iniziato a febbraio, che ha dato il massimo di sé con una grinta fenomenale, tentando di applicare ogni tecnica conosciuta ad ogni occasione possibile, e questo, alla sua prima esperienza di gara! Mi ha colpito molto anche vedere con quanta foga e partecipazione Klaus (Claudio Intrieri), faceva sentire ai ragazzi la sua vicinanza.
Sono stata comunque contenta del risultato ottenuto dal Savona Kendo, è nota la mia predilezione per il mitico Sappa (senior), e non nascondo che speravo fortemente in una loro vittoria, anche se contro il Kodokan, beh... c'è poco da sperare.
Che gran giornata!!! Mi sono sentita benvoluta da tutti (non è forse questo il nostro più sotterraneo desiderio?) e questo l'ho percepito particolarmente nel calore che mi hanno dimostrato i compagni Giudici di Gara, anche quelli che non conoscevo, e i responsabili e organizzatori della manifestazione, tra cui c'era anche Serafino Mellone, una persona che mi aveva molto colpito per la sua disponibilità mostrata a noi principianti senza armatura, quando ho partecipato in gennaio al seminario a Calcinato in memoria di Ohtsuka Sensei. Gliel'ho detto, infatti.
Mi sono poi avvicinata a Laura per complimentarmi con lei, vittoria!!!! Le ho detto che tifavo per lei. Sì, io tiferò sempre per Laura... tranne se e quando... capiterà che dovrò combattere contro di lei... :-)
Laura stava per consegnare un foglio (credo fosse un questionario che aveva richiesto Takenori Ito per la sua tesi di laurea), e, appena appoggiato, di colpo mi prende e mi abbraccia forte! Io, stupita, ricambio forte. Finalmente!!! D'improvviso si era sciolta quella strana sensazione di imbarazzo e di incapacità di esprimersi che si era creata dal momento che ci siamo conosciute su questo blog a quando ci siamo viste per la prima volta di persona.
Che grande giornata.
Non ho descritto tutte le emozioni, tutto il mondo che ho vissuto quel giorno. Vi è mai capitato di sentirvi in un particolare stato d'animo, grazie al quale ogni cosa accade al momento giusto, da sola, senza alcuno sforzo e tutto procede da sé, meravigliosamente bene? Credo che capiti a tutti, un giorno... un momento... anche un solo istante... e arriva e accade forse per comunicarci che vivere così... è possibile. Certamente, una cosa impossibile non accade neanche una sola volta. Perciò, se è accaduto per un istante, POTENZIALMENTE è possibile viverlo sempre.
Sì, volutamente ho omesso di riportare tante altre belle emozioni.
Ma il 25 novembre 2007 rimarrà impresso dentro di me per sempre.
Nella foto, un momento della manifestazione: Zago in dimostrazione, ed io dietro al manifesto che lo guardo.
(Foto di Mario Corallo - Shumpukan, Milano)
giovedì 6 dicembre 2007
Versione inglese!
English version available.
Che bello che sarà se riceverò commenti da altre parti del mondo!!!
Ciaoooo!!!!
Che bello che sarà se riceverò commenti da altre parti del mondo!!!
Ciaoooo!!!!
Iscriviti a:
Post (Atom)
