La giornata si è conclusa con una bella sensazione di soddisfazione. La soddisfazione di aver imparato tante cose nuove, conosciuto persone nuove, e portato a casa tanto divertimento.
Ricordo anche una bella discussione con Christian, che mi ha accompagnato alla stazione dei treni e gentilmente è rimasto con me nella mezz’ora di attesa.
Mai però mi sarei aspettata una soddisfazione come quella che avrei vissuto un mese dopo, in qualità di GdiG al Memorial Massimo Ficuciello!!!
25/11/07: Un giorno perfetto.
Avevo una voglia matta di andarci! E voglio assistere a tutte le occasioni che si presenteranno per fare pratica.
Mi sono alzata alle 4:30. Stavolta però niente treno eh eh! Anche se non riesco a piegare mignolo e anulare della mano sinistra, a guidare riesco lo stesso. Una delle cose che adoro di più è lanciare i miei sogni su un’autostrada e partire per acchiapparli.
Adoro l’autostrada.
Ora sono qui. Tra tre ore sarò là! Non è meraviglioso?!?
Anche se faccio una fatica maledetta a scollarmi dal letto, quando ci riesco mi piace tantissimo gustarmi il mattino presto.
Mi sono alzata e sono andata in cucina.
Fuori il buio… e il silenzio… del sonno… delle case…
…il profilo... storico della... mia città…
…una bella giornata… che inizia…
…ZZZZ…
Mi riprendo con l’aroma del caffè che si fonde con la mia sonnolenza.
Acc! Non ho tempo per far colazione (anatema!) devo muovermi e inforcare la macchina il prima possibile per evitare un passaggio da incubo: per me, il tratto autostradale Bergamo-Dalmine è più terrificante del temibile stretto di Gibilterra, dove finiva il mondo e oltre il quale gli antichi non osavano passare.
Lì c’è sempre una coda della madonna, invece, sarà per l’orario mattiniero, o per la nuova quarta corsia, ho fatto un viaggio liscio come l’olio fino a Novara. Intanto è arrivata la luce già da un pezzo, il mattino è fresco, e rimango a bocca aperta a guardare la bianca muraglia delle Alpi all’orizzonte. Come sono alte! Mi fanno uno strano effetto, perché non sono abituata a vedere queste alture.
Vivo proprio in una pozzanghera della Val Padana, e tutto quello che riesco a vedere all’orizzonte, e solamente nelle giornate di sole accecante, è il Monte Baldo veronese, in lontananza.
Niente a che vedere con la maestosità di quella corona di roccia che ho visto in Piemonte.
Del resto, il Piemonte, fino a prima di quest’anno, non l’avevo mai visto.
Evviva evviva evviva!
Ci siamo! Con le chiare indicazioni lette in internet sul volantino della manifestazione arrivo a destinazione in pochi minuti.
Memore di quello che ho provato a Genova, oggi ho deciso che voglio vivere una giornata sensazionale. Punto.
Arrivo alle 8:30. Noooo!!!
Non mi sono fermata all’Autogrill a fare colazione perché avevo premura di arrivare in buon anticipo (la manifestazione iniziava alle 9:00), ma confidavo di poterla fare all’arrivo. Di nuovo mi ero dimenticata che era domenica! Bar chiusi, quel palazzetto era sprovvisto di qualsisasi cosa di commestibile fino al mezzogiorno.
Per fortuna che c’era mamma Filippi, che mi ha salvato con un pacchettino di Pavesini. Mi sarei rifatta poi col pranzo.
Ero un po’ tesa… e mi sono messa un po’ in disparte a ripassare gli appunti del corso per giudici di gara.
Evviva! Con piacere rivedo Carlo e Mino! Il divertimento è assicurato.
Conosco meglio anche Michela, gentile e pronta ad allietare la vita dei GdiG, preparando bevande calde e occupandosi del pranzo. Il rammarico, mio e di Carlo, è di non aver potuto mangiare il suo favoloso sushi.
Trovo una piacevole accoglienza da parte di tutti. Aiuto i GdiG ad aver chiara la situazione squadre e atleti partecipanti fornendo i nominativi che recupero al tavolo delle iscrizioni, dove trovo dei personaggi singolari e simpatici.
Sono abbondantemente passate le 09:00 e gli atleti non sono ancora arrivati tutti.
Sono al tavolo col mitico Carlo. Sto proprio bene.
Sono troppo felice di essere qui.
Segno i punti sul verbale. Sono iniziate le gare femminili.
Io tengo e terrò sempre per Laura.
venerdì 30 novembre 2007
lunedì 19 novembre 2007
Due stranissimi giorni in cui ho capito ... di non aver capito proprio un c

Due giorni.
Sabato mattina ho assistito in due diversi paesi del Veronese all’attività dimostrativa che Christian Filippi cura nelle scuole elementari al fine di promuovere il kendo e diffonderne i valori. Dimostrazione esauriente per il breve tempo a disposizione.
Pochi, come sempre, i genitori che sono venuti ad assistere.
Poi, sosta in una trattoria dove ho assaggiato dei buoni gnocchi ai formaggi fatti a mano (ma i miei compagni di dojo mi hanno parlato di certi gnocchi di malga, tipici di quei luoghi, che non siamo riusciti ad andare a mangiare, e mi è rimasta una notevole curiosità… questa lacuna s’ha da colmare!) e dei normali wurstel con patatine, ottimo tiramisù fatto in casa, caffè e una buona dose di abbiocco che mi è rimasto per tutto il viaggio verso Alessandria, destinazione… casa di Mino!!!
Ho voluto fare i complimenti ai genitori di Christian perché sono genitori che partecipano e hanno sempre partecipato alla sua vita.
Invece, quando giro per manifestazioni o gare, non vedo mai nessun genitore che si sposta per partecipare a momenti importanti dei figli.
La cordiale accoglienza dei coniugi Filippi si è tradotta innanzitutto nella disponibilità ad ospitare ben sette persone per la notte, e in una buonissima cena preparata con cura fin dall’esordio degli antipasti: bocconcini caldi di sfoglia ripieni di wurstel, patatine, spicchi d’aglio sott’olio, salamino di cinghiale, salamino al tartufo, fettine di lardo aromatizzato, e poi: tagliatelle gialle e verdi alla viscontea, formaggi misti, insalata di valeriana, il tutto innaffiato da ben tre tipi di vino Dolcetto come da proposta del buon Mino, frutta, torta al cioccolato fatta dalla signora Filippi, un anello della felicità di Cittadella di Padova portato da me e un vino dolce veronese portato da Pier. Tramortita da tanta bontà mi sono trascinata a letto dopo una serata stracolma di risate con Claudio e Daniel, dei veri showmen di prima categoria! Quando ci si mettono, quei due sono veramente inarrestabili!
Per tutto il tragitto degli spostamenti sono rimasta basita dalla straripante simpatia dei ragazzi del Cus Verona. Io, in fin dei conti, non li conosco affatto.
Alla mattina, destinazione Genova, un piccolo rimpianto per non aver potuto assaggiare quella famosa bagna cauda che ho sempre sentito nominare e che sarebbe stata oggetto di un’altra abbuffata in casa Filippi.
Ma c’erano gli esami di Giacomo e Pier da andare a vedere. Forza ragazzi!
Non ho mai visto esami di kendo.
Quando sono iniziati ero agitata pure io.
Figurarsi quando dovrò sostenerli davvero.
I nostri ragazzi hanno conseguito l’obbiettivo.
E anche i ragazzi del Savona Kendo! Già, perché ho avuto il grande piacere di rivedere Carlo Sappino!!!
Complimenti a tutti!
Due giornate ricche e intense… già… e il perché del titolo?
In questi due giorni io sono andata completamente in TILT.
Proprio così, Kaputt, K.O.
Il mio kendoka avversario più importante, che mi sfida da sempre, fin da quando andavo all’asilo, è tornato per ricordarmi la sua presenza. Si tratta di un mio potentissimo limite, che non ho ancora superato, e ieri l’ho avvertito affiorare con tutta la sua forza, come se, in senso figurato, un kendoka mi si ponesse di fronte in jigeiko per esortarmi a combattere con lui, imparare da lui, e superarlo.
Ma non ce l’ho fatta.
Sono perita sotto una mitragliata di men come se io, con solo 6 lezioni di kendo alle spalle, avessi fatto jigeiko con Eiga… non so se riesco a rendere l’idea.
Volutamente non vi parlo di cosa si tratta. Me lo tengo per me.
Questo post mi serve da promemoria personale, per ricordare questo giorno. Per ritornare a leggerlo, quando avrò sconfitto questo kendoka (ehm, il mio limite… mica Eiga……..!!!!!!!!).
Uscita devastata da questo jigeiko interno, ho chiaro definitivamente cosa sia fondamentale per me per crescere, e su cosa, nella vita, io debba ancora lavorare parecchio.
Nella foto di Mino, noi accampati in casa Filippi, durante il rito pre-esame della sistemazione degli shinai.
sabato 10 novembre 2007
Epopea GdiG - 4

E così arrivo a questo fantomatico Centro Sportivo di via Carpinoni.
Nel cortile d’entrata, diversi kendoka chiacchierano e ridono in gruppi.
Quanto vorrei essere dei loro…
Entro nel Centro, chiedo qualche informazione a una gentilissima ragazza che solo in un secondo momento ho scoperto essere Mirial Livolsi, rimanendo particolarmente colpita dall’umiltà di questa donna da sempre ai vertici del kendo nazionale, così cortese, così disponibile con la prima sconosciuta, credo visibilmente spaesata, che si era rivolta a lei per chiedere indicazioni sul corso per Giudici di gara…”Sono le dieci, è già iniziato?”
Dato che c’era ancora tempo, sono tornata in cortile a perseguire l’obiettivo che aspettavo da diversi giorni: identificare yama-san, l’autore di un blog veramente… notevole. ☺
E anche qui si fece notare la mia scarsa capacità di riconoscere le persone.
Mi ero figurata, nei giorni scorsi, un’entrée ad effetto (mi viene il dubbio che forse stia guardando troppi spaghetti western…)così, una volta identificato yama-san, mi sarei avvicinata attendendo il momento in cui il suo sguardo si sarebbe posato su di me con aria interrogativa per poi chiedergli: “Ma lei non mi doveva una birra?”, così mi avrebbe riconosciuto, per uno scambio di post sul suo blog che parlavano di questo.
Invece… macché!
Ricordavo vagamente alcuni attributi: chiaro, paffutello, simpatico. Una descrizione sommaria che poteva benissimo attagliarsi all’identikit di… un peluche! E ora? Cosa potevo farmene dell’identikit di un peluche?
Così, sconsolata, mi diressi verso il volto noto di Laura che però stava parlando…con… con… un signore…
.....“e se fosse lui?”.
Mi sono avvicinata, guardandolo con una certa insicurezza ed una timida insistenza. Ad aggravare le mie difficoltà c’era un paio di occhiali da sole a “occhio di mosca” a mascherare un terzo del volto.
Io lo guardo, lui mi guarda, non dico niente, restiamo lì qualche secondo fino a che lui mi chiede: “Di dov’è? Viene da Novara?”
“No… e lei di dov’è?”
“Savona”
“MA ALLORA SEI TU!!!!!!!!”
Evviva! Potevo esternargli di persona la mia ammirazione!
E’ così bello avere dei buoni motivi per ammirare le persone!
E così, dopo il mio rocambolesco viaggio, sto per iniziare il corso che mi farà diventare GdiG.
Arriva una persona che avevo conosciuto nove mesi prima, sempre in occasione del Trofeo dei Laghi… il mitico Mino, un personaggio: l’ho visto solo il 28 gennaio, ma il suo modo immediato di rapportarsi alle persone le fa sentire da subito conoscenti di lunga data, perlomeno è quello che è successo a me.
Così sono stata contenta di vederlo; a corso iniziato, continuava a punzecchiarmi con delle battute per tutte le pagine di appunti che stavo prendendo. Bé… per una che ha fatto solo 6 lezioni di kendo… se non mi affretto a scrivere frasi come: “segnare i tempi degli ippon e degli hansoku ikkai e nikkai; il tempo si ferma solo quando l’arbitro dà yamé o men ari do ari etc. o il gogin, per il wakaré non si deve fermare il tempo…” …abbiate pazienza, io il giapponese ho iniziato a studiarlo da poco…
5 pagine di appunti, e tanto divertimento!
Battute, scherzi, piacere di stare insieme.
Ma sono rimasta molto, molto impressionata (cosa visibile soprattutto in Carlo) che nell’esatto istante in cui, finito il corso, ci si doveva apprestare a fare i preparativi per le gare di selezione della nazionale, il clima, da scanzonato e leggero che era, si è trasformato subito in serio ed estremamente professionale.
Questo mi ha fatto capire maggiormente lo spessore della/e persona/e che avevo di fronte per la/e quale/i, se è tempo di ridere, bene, sia pure!, ma se il tempo non è più, allora viene il momento della concentrazione, dell’attenzione, della serietà.
Ero un po’ tesa. Tra poco avremmo dovuto mettere in pratica quanto imparato. Fortuna che c’erano delle lasagne alla bolognese, pizzette e polpettine, a consolarmi.
Magnifico potere consolatorio del cibo!
Meglio cambiar subito argomento se no mi perdo a decantare le mille virtù salvifico-gastronomiche di quella sacra celebrazione comunemente definita “mangiare”.
E’ una vera religione (che conta tra l’altro notevoli adepti, stando a quanto Mino e Carlo mi hanno narrato delle loro sfide acrobatico-mangerecce alle prese con un intero capretto!!!!)
Vabbé, torniamo nei ranghi… più o meno…
Infatti, ho ancora qualche secondo a disposizione prima dell’inizio, momento in cui mi casca l’occhio su un coetaneo niente male… tale… Cipollaro.
Ehm… succede.
Ecco che le selezioni stanno per iniziare:
“Mi spiace Cip, ma da questo momento in avanti tutta la mia attenzione l’avrà quell’uomo là in mezzo, con in mano due bandierine, una rossa e l’altra bianca.”
domenica 4 novembre 2007
Epopea GdiG - 3
Ed eccomi qui! Finalmente in questa città straniera chiamata Berghem de Hota!!!
Non ci posso credere!!! Ce l’ho fatta!!!
E ora? Tutta emozionata studio la cartina di Google per arrivare a destinazione, compro un biglietto dell’autobus, attraverso la piazza di fronte alla stazione ed arrivo ad una fermata. Salgo sul primo autobus che capita, chiedo informazioni al conducente, scendo poco dopo per aspettare quello da lui indicato.
“Ci sono! Ci sono quasi!”
Il nuovo conducente non sa dove sia via Carpinoni (“Andiamo bene!” - penso) ma poi si illumina e mi depone gentilmente in una trasversale.
Scendo.
Arrivataaa!!!
Imbocco la fatidica via, chiedo a un passante le indicazioni per il Centro Sportivo, mi guarda con aria interrogativa.
Poi esitante mi chiede: ”Quello del centro parrocchiale?”
“Oddio - penso – e che ne so? Io ho letto così sul sito della Cik, ma francamente non credo che abbiano designato un centro parrocchiale per le selezioni della nazionale…”
Lo ringrazio e passo oltre.
Finalmente un bar aperto!
Non avevo fatto in tempo a far colazione (il che per me è un anatema!) e contavo di farla all’arrivo, ma durante tutta la mia oretta di permanenza in quella straniera città non avevo visto un solo bar aperto (effettivamente non avevo considerato che fosse domenica) perciò, appena individuato il luogo che mi avrebbe sfamato, mi ci sono fiondata dentro, alla massima velocità che il mio equipaggiamento ortopedico poteva consentire.
Mentre entravo, un terribile dubbio si era impossessato di me: “Avrò guardato il sito della Cik un mese fa! E se per caso nel frattempo hanno spostato la manifestazione altrove e non ho letto il comunicato?”, ma, varcata la soglia del bar, due occhi che mi guardavano mi fecero capire immediatamente che ERO NEL POSTO GIUSTO!!!
Io non sono per nulla fisionomista; ricordo date ed eventi con facilità, ma i volti delle persone… per niente! Mia sorella invece è incredibile in tal senso. Non sbaglia un colpo. E’ una specie di face-detector ed è persino in grado di ricostruire tutti i mutamenti somatici di una persona che ha visto anche solo una volta vent’anni prima. E’ sbalorditiva! Io invece sono un disastro.
Eppure gli occhi e il volto di Pascal Livolsi, che ho visto solo una volta 9 mesi fa in gennaio, non si possono dimenticare facilmente.
“Allora il kendo è qui!!!” e, gioiosa ma un po’ intimidita, mi avvicino al banco per la mia tanto sospirata colazione.
Sento il caldo dolce del cappuccio che va giù, mi sento serena, risate e voci di un intero gruppo di kendoka tutt’intorno, mi sento serena, voglio appartenere a questo mondo.
Mentre assaporavo tutto questo, sento alle mie spalle: “E’ pronto il tuo caffè, Laura!”
“Laura?!?”
Mi volto di scatto e… mi ritrovo Laura Imperiale proprio di fronte!
La ragazza che ho conosciuto tramite questo blog! Tutte le volte che ho pensato a quando ci saremmo incontrate! E ora… senza averci pensato… QUI.
Una cosa che adoro di internet è questa stupenda possibilità di creare contatti, di conoscersi. Voglio dire… ogni tanto guardo il riquadro di ClustrMaps giù in basso a destra: qualcuno è capitato per caso su questo blog da un posto vicino al Mar Nero. La cosa mi fa ridere, ma è meravigliosa. Quando mai questo sarebbe stato possibile, senza internet? Allo stesso modo, tramite la navigazione, sono venuta a sapere che esisteva il kendo a Verona, e sono andata a curiosare… e… guarda te che casino (bello) che è venuto fuori! Ho conosciuto Christian Filippi!!! E i miei compagni del CUS Verona! E … il kendo! E ho cominciato a scrivere questo blog! E… su questo blog, ho conosciuto Laura.
Una cosa che detesto di internet è la facilità con cui si esprimono emozioni e sentimenti, che nella vita reale, almeno nel mio caso, faccio fatica a distillare dal mio intimo, così, con Laura di fronte, dopo mesi in cui pensavo a quando ci saremmo incontrate per sostanziare nella realtà un’amicizia “virtuale”, sono rimasta lì come un pesce lesso a balbettare qualcosa che sapeva del “più e del meno”.
Spero di avere un’altra chance! La prossima volta andrà meglio.
C’era un’altra persona da individuare, ah ah! Quel mitico Carlo Sappino che, anche in questo caso, avevo conosciuto nel suo blog, e che si era rivelato fondamentale per la decisione di fare il corso per GdiG (corso che già mi aveva proposto in gennaio Mino Filippi e che ho scelto di fare dopo aver letto il bellissimo racconto di Carlo “Quando incontrai la regina”).
E così, uscii dal bar e mi diressi al Centro Sportivo.
Non ci posso credere!!! Ce l’ho fatta!!!
E ora? Tutta emozionata studio la cartina di Google per arrivare a destinazione, compro un biglietto dell’autobus, attraverso la piazza di fronte alla stazione ed arrivo ad una fermata. Salgo sul primo autobus che capita, chiedo informazioni al conducente, scendo poco dopo per aspettare quello da lui indicato.
“Ci sono! Ci sono quasi!”
Il nuovo conducente non sa dove sia via Carpinoni (“Andiamo bene!” - penso) ma poi si illumina e mi depone gentilmente in una trasversale.
Scendo.
Arrivataaa!!!
Imbocco la fatidica via, chiedo a un passante le indicazioni per il Centro Sportivo, mi guarda con aria interrogativa.
Poi esitante mi chiede: ”Quello del centro parrocchiale?”
“Oddio - penso – e che ne so? Io ho letto così sul sito della Cik, ma francamente non credo che abbiano designato un centro parrocchiale per le selezioni della nazionale…”
Lo ringrazio e passo oltre.
Finalmente un bar aperto!
Non avevo fatto in tempo a far colazione (il che per me è un anatema!) e contavo di farla all’arrivo, ma durante tutta la mia oretta di permanenza in quella straniera città non avevo visto un solo bar aperto (effettivamente non avevo considerato che fosse domenica) perciò, appena individuato il luogo che mi avrebbe sfamato, mi ci sono fiondata dentro, alla massima velocità che il mio equipaggiamento ortopedico poteva consentire.
Mentre entravo, un terribile dubbio si era impossessato di me: “Avrò guardato il sito della Cik un mese fa! E se per caso nel frattempo hanno spostato la manifestazione altrove e non ho letto il comunicato?”, ma, varcata la soglia del bar, due occhi che mi guardavano mi fecero capire immediatamente che ERO NEL POSTO GIUSTO!!!
Io non sono per nulla fisionomista; ricordo date ed eventi con facilità, ma i volti delle persone… per niente! Mia sorella invece è incredibile in tal senso. Non sbaglia un colpo. E’ una specie di face-detector ed è persino in grado di ricostruire tutti i mutamenti somatici di una persona che ha visto anche solo una volta vent’anni prima. E’ sbalorditiva! Io invece sono un disastro.
Eppure gli occhi e il volto di Pascal Livolsi, che ho visto solo una volta 9 mesi fa in gennaio, non si possono dimenticare facilmente.
“Allora il kendo è qui!!!” e, gioiosa ma un po’ intimidita, mi avvicino al banco per la mia tanto sospirata colazione.
Sento il caldo dolce del cappuccio che va giù, mi sento serena, risate e voci di un intero gruppo di kendoka tutt’intorno, mi sento serena, voglio appartenere a questo mondo.
Mentre assaporavo tutto questo, sento alle mie spalle: “E’ pronto il tuo caffè, Laura!”
“Laura?!?”
Mi volto di scatto e… mi ritrovo Laura Imperiale proprio di fronte!
La ragazza che ho conosciuto tramite questo blog! Tutte le volte che ho pensato a quando ci saremmo incontrate! E ora… senza averci pensato… QUI.
Una cosa che adoro di internet è questa stupenda possibilità di creare contatti, di conoscersi. Voglio dire… ogni tanto guardo il riquadro di ClustrMaps giù in basso a destra: qualcuno è capitato per caso su questo blog da un posto vicino al Mar Nero. La cosa mi fa ridere, ma è meravigliosa. Quando mai questo sarebbe stato possibile, senza internet? Allo stesso modo, tramite la navigazione, sono venuta a sapere che esisteva il kendo a Verona, e sono andata a curiosare… e… guarda te che casino (bello) che è venuto fuori! Ho conosciuto Christian Filippi!!! E i miei compagni del CUS Verona! E … il kendo! E ho cominciato a scrivere questo blog! E… su questo blog, ho conosciuto Laura.
Una cosa che detesto di internet è la facilità con cui si esprimono emozioni e sentimenti, che nella vita reale, almeno nel mio caso, faccio fatica a distillare dal mio intimo, così, con Laura di fronte, dopo mesi in cui pensavo a quando ci saremmo incontrate per sostanziare nella realtà un’amicizia “virtuale”, sono rimasta lì come un pesce lesso a balbettare qualcosa che sapeva del “più e del meno”.
Spero di avere un’altra chance! La prossima volta andrà meglio.
C’era un’altra persona da individuare, ah ah! Quel mitico Carlo Sappino che, anche in questo caso, avevo conosciuto nel suo blog, e che si era rivelato fondamentale per la decisione di fare il corso per GdiG (corso che già mi aveva proposto in gennaio Mino Filippi e che ho scelto di fare dopo aver letto il bellissimo racconto di Carlo “Quando incontrai la regina”).
E così, uscii dal bar e mi diressi al Centro Sportivo.
sabato 27 ottobre 2007
Ama (Cus Verona) vs Kendoka Kollera (dojo: da qualche parte dentro ama)
Eccomi! Nell’attesa di ricevere a casa il tempura da asporto da poco ordinato, proseguo con una serie di considerazioni sull’episodio che ho narrato nel post precedente (eh, sì, yama-san, per l’Epopea GdiG – 3 devi aspettare ancora un pochino… ma devo scrivere ciò che segue, altrimenti il racconto non sarebbe onesto).
Un mio carissimo amico, Fabio, mi ha insegnato che quando una comunicazione tra persone non risulta efficace (leggasi “litigio”), non serve a nulla puntare il dito contro gli altri: è molto più proficuo puntarlo su di sé, perché solo così si può capire in che modo abbiamo contribuito a far sì che il diverbio avesse luogo, dunque cambiare e fare in modo che questo non avvenga più in futuro.
(ops! Hanno suonato! Deve essere arrivato il mio tempura! Così presto? Forse sono io che ci impiego tanto a scrivere… con una mano sola!)
(…)
Rieccomi! … mica tanto buono… (forse è troppo pretendere un buon tempura da dei… cinesi!)
Puntare il dito contro il ferroviere, invece, è stato proprio quello che ho fatto.
Già quando ho chiuso il post con la parola “idioti”, ho sentito qualcosa di storto; non do dell’idiota e dell’imbecille quasi mai a nessuno.
Vero è, che ho un temperamento collerico, antipatica eredità di mio padre.
Sono migliorata molto, ma ultimamente mi sto accorgendo, grazie anche a questo episodio, che ho ancora parecchia strada da fare.
Ho riserve di rabbia accumulate per almeno un quarto di secolo, e lo smaltimento non è ancora compiuto. Spero tanto con questo di non inficiare la pratica del kendo, se e quando riprenderò.
Ho un carattere duro. Sono stata in qualche modo allevata come un piccolo samurai, o forse sarebbe meglio dire … come un piccolo balilla, dato il credo, oserei dire, “religioso” di mio padre: emozioni costrette e dimenticate dentro se stessi, da reprimere, disprezzo delle amenità di carattere femminile, esaltazione del superuomo che non deve chiedere mai… ah ah ah! Così, se, bimbetta di 5 anni, dovevo andare dal dentista, con i pugni stretti e la faccia imbronciata alla Toshiro Mifune, continuavo a ripetere: “Io non piango, io non piango eh? Non mi fa male”, negando l’evidenza di due copiose fontanelle laterali che innaffiavano le guance.
Perché vi dico ciò? Forse nel tentativo di discolparmi un po’? Una premessa era doverosa, perché non soddisfatta di quanto successo in suolo cremonese, ho sentito il mio amico Fabio. Convenendo con me sull’atteggiamento del ferroviere (cosa che un po’ mi ha sollevato), Fabio mi ha fatto poi una serie di domande, e non è andata altrettanto bene.
Mi ha fatto raccontare tutto di nuovo; e già lì mi sono accorta che prima che accadesse il misfatto già io ero nervosa di mio, perché ricordo che mi era caduta nuovamente la borsa e mi ero messa a “scancherare” in puro stile paterno.
Eppure avevo fatto dei progressi… mannaggia.
Inoltre, dopo aver scoperto che il treno era in partenza da un altro binario, è vero che ho avuto un’espressione tipo “oh, no, e adesso come faccio?”, ma poi gli ho chiesto veramente come potevo arrivare a quel binario.
E riflettendoci su, ho scoperto una cosa strana su di me, che mi ha illuminato circa altri episodi.
E’ da anni che so che i binari si raggiungono con i sottopassaggi.
Eppure, al momento della scoperta del treno altrove, ho fatto il seguente ragionamento istantaneo:
1- Il treno è su un binario anomalo (binario 1 anziché 3 tronco est)
2- Il treno è in una posizione anomala (spostato in avanti e non centrale davanti alla stazione)
3- ERGO esiste un modo anomalo di raggiungerlo.
Risultato: “Come faccio a raggiungerlo?”
E il ferroviere, alla fine, non ha tutti i torti nel fare dell’ironia.
Adesso mi è tutto chiaro: ecco perché talvolta mi guardano come fossi idiota.
Non è la prima volta che, presa alla sprovvista, ragiono per sillogismi… illogici.
Questa cosa su di me non mi era chiara prima di aver ragionato sull’accaduto. E’ una cosa che certamente ha a che fare con la mia separazione percettiva dalla realtà, con la quale ho vissuto per molto tempo la mia vita, buttandola via.
Ma questa è un’altra storia.
Assegno perciò un ippon a me, nell’essermi comunque difesa dall’atteggiamento sfottò (e francamente esagerato) del ferroviere, e uno al kendoka avversario, chiamiamolo Kollera, che col suo men ben piazzato mi ha portato un bell’insegnamento:
- avere più informazioni su di me e su dei miei meccanismi mentali
- capire l’importanza di impegnarmi ancora di più nel riscoprire emozioni e dolcezza, di cui il mio modo di comportarmi e vivere è ancora carente (non penso che in questo il kendo possa aiutarmi)
- porre più attenzione alla comunicazione con le persone (e se mi va il sangue alla testa, riportarlo verso i piedi).
Un saluto a tutti,
vi voglio bene.
Un mio carissimo amico, Fabio, mi ha insegnato che quando una comunicazione tra persone non risulta efficace (leggasi “litigio”), non serve a nulla puntare il dito contro gli altri: è molto più proficuo puntarlo su di sé, perché solo così si può capire in che modo abbiamo contribuito a far sì che il diverbio avesse luogo, dunque cambiare e fare in modo che questo non avvenga più in futuro.
(ops! Hanno suonato! Deve essere arrivato il mio tempura! Così presto? Forse sono io che ci impiego tanto a scrivere… con una mano sola!)
(…)
Rieccomi! … mica tanto buono… (forse è troppo pretendere un buon tempura da dei… cinesi!)
Puntare il dito contro il ferroviere, invece, è stato proprio quello che ho fatto.
Già quando ho chiuso il post con la parola “idioti”, ho sentito qualcosa di storto; non do dell’idiota e dell’imbecille quasi mai a nessuno.
Vero è, che ho un temperamento collerico, antipatica eredità di mio padre.
Sono migliorata molto, ma ultimamente mi sto accorgendo, grazie anche a questo episodio, che ho ancora parecchia strada da fare.
Ho riserve di rabbia accumulate per almeno un quarto di secolo, e lo smaltimento non è ancora compiuto. Spero tanto con questo di non inficiare la pratica del kendo, se e quando riprenderò.
Ho un carattere duro. Sono stata in qualche modo allevata come un piccolo samurai, o forse sarebbe meglio dire … come un piccolo balilla, dato il credo, oserei dire, “religioso” di mio padre: emozioni costrette e dimenticate dentro se stessi, da reprimere, disprezzo delle amenità di carattere femminile, esaltazione del superuomo che non deve chiedere mai… ah ah ah! Così, se, bimbetta di 5 anni, dovevo andare dal dentista, con i pugni stretti e la faccia imbronciata alla Toshiro Mifune, continuavo a ripetere: “Io non piango, io non piango eh? Non mi fa male”, negando l’evidenza di due copiose fontanelle laterali che innaffiavano le guance.
Perché vi dico ciò? Forse nel tentativo di discolparmi un po’? Una premessa era doverosa, perché non soddisfatta di quanto successo in suolo cremonese, ho sentito il mio amico Fabio. Convenendo con me sull’atteggiamento del ferroviere (cosa che un po’ mi ha sollevato), Fabio mi ha fatto poi una serie di domande, e non è andata altrettanto bene.
Mi ha fatto raccontare tutto di nuovo; e già lì mi sono accorta che prima che accadesse il misfatto già io ero nervosa di mio, perché ricordo che mi era caduta nuovamente la borsa e mi ero messa a “scancherare” in puro stile paterno.
Eppure avevo fatto dei progressi… mannaggia.
Inoltre, dopo aver scoperto che il treno era in partenza da un altro binario, è vero che ho avuto un’espressione tipo “oh, no, e adesso come faccio?”, ma poi gli ho chiesto veramente come potevo arrivare a quel binario.
E riflettendoci su, ho scoperto una cosa strana su di me, che mi ha illuminato circa altri episodi.
E’ da anni che so che i binari si raggiungono con i sottopassaggi.
Eppure, al momento della scoperta del treno altrove, ho fatto il seguente ragionamento istantaneo:
1- Il treno è su un binario anomalo (binario 1 anziché 3 tronco est)
2- Il treno è in una posizione anomala (spostato in avanti e non centrale davanti alla stazione)
3- ERGO esiste un modo anomalo di raggiungerlo.
Risultato: “Come faccio a raggiungerlo?”
E il ferroviere, alla fine, non ha tutti i torti nel fare dell’ironia.
Adesso mi è tutto chiaro: ecco perché talvolta mi guardano come fossi idiota.
Non è la prima volta che, presa alla sprovvista, ragiono per sillogismi… illogici.
Questa cosa su di me non mi era chiara prima di aver ragionato sull’accaduto. E’ una cosa che certamente ha a che fare con la mia separazione percettiva dalla realtà, con la quale ho vissuto per molto tempo la mia vita, buttandola via.
Ma questa è un’altra storia.
Assegno perciò un ippon a me, nell’essermi comunque difesa dall’atteggiamento sfottò (e francamente esagerato) del ferroviere, e uno al kendoka avversario, chiamiamolo Kollera, che col suo men ben piazzato mi ha portato un bell’insegnamento:
- avere più informazioni su di me e su dei miei meccanismi mentali
- capire l’importanza di impegnarmi ancora di più nel riscoprire emozioni e dolcezza, di cui il mio modo di comportarmi e vivere è ancora carente (non penso che in questo il kendo possa aiutarmi)
- porre più attenzione alla comunicazione con le persone (e se mi va il sangue alla testa, riportarlo verso i piedi).
Un saluto a tutti,
vi voglio bene.
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virtual kendo
martedì 23 ottobre 2007
Epopea GdiG - 2
Intorno alle 7:00 arrivo a Cremona.
C’è ancora buio.
Scendo faticosamente dal treno e nel mentre… mi cade la borsa che riversa parte del contenuto… SOTTO il treno!
NOOO!!! Senza pensarci cado in ginocchio e allungo la mano SOTTO il treno.
Non molto dopo, il treno parte.
A pensare a quel che ho fatto mi viene un brividino.
Con disappunto penso che in una giornata così bella non mi doveva capitare un episodio così!
E non sarebbe stato l’ultimo: a quanto pare, questo corso per giudici di gara del kendo, dovevo proprio sudarmelo.
Sapevo, come da prospetto, che il treno per Bergamo sarebbe partito dal binario 3 tronco est e diligentemente affronto sottopassaggio e scale.
Aspetto, aspetto e ancora nulla. Non c’è nemmeno la scritta "Bergamo", né l'orario, nel cartello automatico sopra al binario.
Mi guardo intorno per chiedere spiegazioni e vedo scendere da un treno un controllore, che probabilmente doveva essersi svegliato presto, con le balle girate.
Gli chiedo info e lui mi indica in malo modo il treno in partenza dal binario 1 (quello al quale ero scesa in arrivo), un po’ spostato in avanti.
Mancava poco alla partenza, ho valutato in fretta la mia situazione locomotoria e mi sono lasciata scappare un “Oh, no! E adesso come faccio?!”, ovviamente mi riferivo alla scocciatura; lui invece ha inteso la domanda come un “come faccio ad andare là?”, e, in tono sarcastico mi dice “Come fa? Allo stesso modo di come ha fatto a venire qua!?!?"
Se lui aveva le balle girate, mettiamo, verso sinistra, io gli ho dato uno scossone figurato per torcergliele verso destra, gridandogli un “Non faccia dell’ironia!”, mentre già mi dirigevo verso il sottopasso; non l’avessi mai detto! Ha cominciato a urlare, nel vuoto della stazione: ”Come ha detto?! Ripeta quello che ha detto!!!”
Ed io, urlando perché capisse meglio: “NON FACCIA DELL’IRONIA!!!”
Ha cominciato ad inveire contro di me, dicendo che è ingiusto che tutti ce l’abbiano contro il servizio di Trenitalia, e poi: “Io la denuncio!!! Mi dia i documenti!!!” Tutto questo sapeva di surreale, specie quando mi sono accorta di essermi fermata perché stavo per dargli i documenti!!! “Ma che diamine sto facendo?!? I documenti a questo qui?!? E perché?! Io devo prendere il treno!!!”
Continuando ad avanzare di gran carriera verso il treno, mi sentivo come una majorette offesa, con una stampella al posto della bacchetta, che metteva ancora più foga nello scandire la marcia a causa della doppia scocciatura: davanti a me, un treno fondamentale in partenza, e dietro di me un imbecille frustrato che aveva preso a inseguirmi inveendo contro di me.
Ma io questi tizi li conosco.
Sono frustrati, e appena possono tentano una rivalsa con chi credono sotto di loro.
Di certo, una mezza donna impedita nei movimenti, senza nessuno al seguito, in una stazione con nessuno attorno, non poteva arrecargli alcun danno, e in questi casi, questi tizi fanno il vocione grosso.
Guarda caso, nel salire gli ultimi scalini che mi avrebbero portato al binario 1, incrocio un signore distinto e di colpo, chissà perché il tizio frustrato abbassa la voce e smette si seguirmi, tornando indietro e borbottando in tono minore che non è giusto lamentarsi del servizio di Trenitalia etc. etc.
Se per caso passate alla stazione di Cremona, e vedete un controllore o funzionario alto, magro, moro e coi baffetti scuri, be’, portategli i miei saluti.
Dopo avergli lanciato il quinto “VILLANO!”, mi lascio tutto alle spalle e raggiungo il treno: ho ben altro a cui pensare che perdere tempo con gli idioti.
C’è ancora buio.
Scendo faticosamente dal treno e nel mentre… mi cade la borsa che riversa parte del contenuto… SOTTO il treno!
NOOO!!! Senza pensarci cado in ginocchio e allungo la mano SOTTO il treno.
Non molto dopo, il treno parte.
A pensare a quel che ho fatto mi viene un brividino.
Con disappunto penso che in una giornata così bella non mi doveva capitare un episodio così!
E non sarebbe stato l’ultimo: a quanto pare, questo corso per giudici di gara del kendo, dovevo proprio sudarmelo.
Sapevo, come da prospetto, che il treno per Bergamo sarebbe partito dal binario 3 tronco est e diligentemente affronto sottopassaggio e scale.
Aspetto, aspetto e ancora nulla. Non c’è nemmeno la scritta "Bergamo", né l'orario, nel cartello automatico sopra al binario.
Mi guardo intorno per chiedere spiegazioni e vedo scendere da un treno un controllore, che probabilmente doveva essersi svegliato presto, con le balle girate.
Gli chiedo info e lui mi indica in malo modo il treno in partenza dal binario 1 (quello al quale ero scesa in arrivo), un po’ spostato in avanti.
Mancava poco alla partenza, ho valutato in fretta la mia situazione locomotoria e mi sono lasciata scappare un “Oh, no! E adesso come faccio?!”, ovviamente mi riferivo alla scocciatura; lui invece ha inteso la domanda come un “come faccio ad andare là?”, e, in tono sarcastico mi dice “Come fa? Allo stesso modo di come ha fatto a venire qua!?!?"
Se lui aveva le balle girate, mettiamo, verso sinistra, io gli ho dato uno scossone figurato per torcergliele verso destra, gridandogli un “Non faccia dell’ironia!”, mentre già mi dirigevo verso il sottopasso; non l’avessi mai detto! Ha cominciato a urlare, nel vuoto della stazione: ”Come ha detto?! Ripeta quello che ha detto!!!”
Ed io, urlando perché capisse meglio: “NON FACCIA DELL’IRONIA!!!”
Ha cominciato ad inveire contro di me, dicendo che è ingiusto che tutti ce l’abbiano contro il servizio di Trenitalia, e poi: “Io la denuncio!!! Mi dia i documenti!!!” Tutto questo sapeva di surreale, specie quando mi sono accorta di essermi fermata perché stavo per dargli i documenti!!! “Ma che diamine sto facendo?!? I documenti a questo qui?!? E perché?! Io devo prendere il treno!!!”
Continuando ad avanzare di gran carriera verso il treno, mi sentivo come una majorette offesa, con una stampella al posto della bacchetta, che metteva ancora più foga nello scandire la marcia a causa della doppia scocciatura: davanti a me, un treno fondamentale in partenza, e dietro di me un imbecille frustrato che aveva preso a inseguirmi inveendo contro di me.
Ma io questi tizi li conosco.
Sono frustrati, e appena possono tentano una rivalsa con chi credono sotto di loro.
Di certo, una mezza donna impedita nei movimenti, senza nessuno al seguito, in una stazione con nessuno attorno, non poteva arrecargli alcun danno, e in questi casi, questi tizi fanno il vocione grosso.
Guarda caso, nel salire gli ultimi scalini che mi avrebbero portato al binario 1, incrocio un signore distinto e di colpo, chissà perché il tizio frustrato abbassa la voce e smette si seguirmi, tornando indietro e borbottando in tono minore che non è giusto lamentarsi del servizio di Trenitalia etc. etc.
Se per caso passate alla stazione di Cremona, e vedete un controllore o funzionario alto, magro, moro e coi baffetti scuri, be’, portategli i miei saluti.
Dopo avergli lanciato il quinto “VILLANO!”, mi lascio tutto alle spalle e raggiungo il treno: ho ben altro a cui pensare che perdere tempo con gli idioti.
Epopea GdiG - 1
Finalmente il giorno è arrivato!!!
Fino a venerdì sera credevo di non poter andare perché temevo di dover dare reperibilità in certe fasce orarie, poi su internet ho letto che questo non è richiesto per l’infortunio sul lavoro.
Ergo… sarei andata a Bergamo!!!
Evviva!!!
Altra breve ricerca su internet per scoprire che l’unico treno che mi avrebbe fatto arrivare in tempo partiva alle 6:12 di domenica mattina. Coincidenza a Cremona, e arrivo previsto a destinazione per le 8:30. Buono, un’ora e mezza di tempo per guardarmi un po’ attorno e trovare il modo di arrivare al Centro Sportivo. A tal fine mi sono pure stampata la Google map con le indicazioni dalla piazza della Stazione a Via dei Carpinoni, la mèta.
Tutto pronto!
Ah, … mancava un piccolo particolare: e per arrivare da casa mia alla stazione di partenza? Verdetto di internet: a quell’ora, nella mia città, non circola nessun autobus.
No, non volevo proprio scomodare nessuno per accompagnarmi alla Stazione, a quell’ora della domenica mattina: mia mamma non ha la patente, mio papà… ehm… non ha la macchina, mia sorella lavora fino a tardi sabato sera… e ai miei amici… risparmio la levataccia.
Una rapida valutazione della situazione mi fa decidere di alzarmi alle … 4:30 (che disgrazia…), prepararmi in mezz’ora (che record…) partire alle 5:10 da casa prevedendo tre quarti d’ora per raggiungere la stazione con il solo mezzo a disposizione: i miei piedi, anzi… il mio piede!!!
E così, armata di determinazione, trascino la mia gamba de legn con la sola stampella disponibile, lungo tutto il diametro della città verso il treno (fortunatamente la mia è una città piccolina, sfortunatamente abito dalla parte opposta rispetto alla stazione).
Di bello la mia città ha il fatto di essere sicura; anche una ragazza da sola, su una gamba sola, può permettersi di girare al buio delle 5 di mattina senza timore alcuno, perché al mattino, ma anche per tutta la notte, la città è deserta.
Sarà che in queste sere mi sto facendo una cura di Dvd coi film di Sergio Leone, ma mentre mi trascinavo in quel nulla desertico, sentendo riecheggiare i miei passi… ehm.. il mio passo, mi sembrava di essere il reduce di un duello armato che si trascinava con le sue ferite sorrette da una stampella verso uno sgangherato treno a vapore, e potevo aspettarmi di veder rotolare per le strade dei cespugli secchi spinti dal vento.
Sapete? Per tutto il tragitto non sapevo se ce l’avrei fatta ad arrivare, perché mi conosco: di solito, se il treno parte alle 6:12, io arrivo là alle 6:11:30”. Generalmente dunque ci riesco lo stesso, ma questa volta l’opzione “corsa” non era contemplata nel programma.
Perciò, quando ho visto la stazione davanti a me, ho sentito nelle orecchie la tipica musichetta de “Il buono, il brutto, il cattivo”: sono rimasta di stucco nel vedermi approdare in stazione con ben 15 minuti d’anticipo! Mai vista una cosa del genere!!!
Niente ansia per arrivare allo sportello trafelata e biascicare in fretta le indicazioni per l’emissione del biglietto! Niente lotte per beccare il treno in corsa stile Far West!!!
Evviva! Questa si preannunciava proprio come una bella giornata!!!
(...segue...)
Fino a venerdì sera credevo di non poter andare perché temevo di dover dare reperibilità in certe fasce orarie, poi su internet ho letto che questo non è richiesto per l’infortunio sul lavoro.
Ergo… sarei andata a Bergamo!!!
Evviva!!!
Altra breve ricerca su internet per scoprire che l’unico treno che mi avrebbe fatto arrivare in tempo partiva alle 6:12 di domenica mattina. Coincidenza a Cremona, e arrivo previsto a destinazione per le 8:30. Buono, un’ora e mezza di tempo per guardarmi un po’ attorno e trovare il modo di arrivare al Centro Sportivo. A tal fine mi sono pure stampata la Google map con le indicazioni dalla piazza della Stazione a Via dei Carpinoni, la mèta.
Tutto pronto!
Ah, … mancava un piccolo particolare: e per arrivare da casa mia alla stazione di partenza? Verdetto di internet: a quell’ora, nella mia città, non circola nessun autobus.
No, non volevo proprio scomodare nessuno per accompagnarmi alla Stazione, a quell’ora della domenica mattina: mia mamma non ha la patente, mio papà… ehm… non ha la macchina, mia sorella lavora fino a tardi sabato sera… e ai miei amici… risparmio la levataccia.
Una rapida valutazione della situazione mi fa decidere di alzarmi alle … 4:30 (che disgrazia…), prepararmi in mezz’ora (che record…) partire alle 5:10 da casa prevedendo tre quarti d’ora per raggiungere la stazione con il solo mezzo a disposizione: i miei piedi, anzi… il mio piede!!!
E così, armata di determinazione, trascino la mia gamba de legn con la sola stampella disponibile, lungo tutto il diametro della città verso il treno (fortunatamente la mia è una città piccolina, sfortunatamente abito dalla parte opposta rispetto alla stazione).
Di bello la mia città ha il fatto di essere sicura; anche una ragazza da sola, su una gamba sola, può permettersi di girare al buio delle 5 di mattina senza timore alcuno, perché al mattino, ma anche per tutta la notte, la città è deserta.
Sarà che in queste sere mi sto facendo una cura di Dvd coi film di Sergio Leone, ma mentre mi trascinavo in quel nulla desertico, sentendo riecheggiare i miei passi… ehm.. il mio passo, mi sembrava di essere il reduce di un duello armato che si trascinava con le sue ferite sorrette da una stampella verso uno sgangherato treno a vapore, e potevo aspettarmi di veder rotolare per le strade dei cespugli secchi spinti dal vento.
Sapete? Per tutto il tragitto non sapevo se ce l’avrei fatta ad arrivare, perché mi conosco: di solito, se il treno parte alle 6:12, io arrivo là alle 6:11:30”. Generalmente dunque ci riesco lo stesso, ma questa volta l’opzione “corsa” non era contemplata nel programma.
Perciò, quando ho visto la stazione davanti a me, ho sentito nelle orecchie la tipica musichetta de “Il buono, il brutto, il cattivo”: sono rimasta di stucco nel vedermi approdare in stazione con ben 15 minuti d’anticipo! Mai vista una cosa del genere!!!
Niente ansia per arrivare allo sportello trafelata e biascicare in fretta le indicazioni per l’emissione del biglietto! Niente lotte per beccare il treno in corsa stile Far West!!!
Evviva! Questa si preannunciava proprio come una bella giornata!!!
(...segue...)
giovedì 18 ottobre 2007
Ama (Kendo Cus Verona) vs Mr. X (Dojo: unknown) 0-4 (ebbene sì, 4!!! Men-Men-Men-Koté)
No, adesso, ditemi voi…
Di solito presto molta attenzione ai messaggi che mi manda la vita, sulle direzioni da prendere o meno.
A questo punto devo capitolare… e comincio a dubitare che forse il kendo non lo praticherò mai.
L’ho conosciuto la sera del 22 dicembre 2006, a Verona, una folgorazione come quegli innamoramenti sbagliati per persone che non ci ricambieranno mai, e che mai se ne andranno dal cuore.
Dopo 5 lezioni e un seminario, mi è successa una cosa per cui ho dovuto abbandonarlo, il 18 gennaio 2007.
Un fuggevole saluto l’ho dato al kendo il 28 gennaio al Trofeo dei Laghi.
Non mi sono mai rassegnata: dopo diversi mesi di frequentazione di forum e siti inerenti il kendo, non potendone più, ho chiesto al mio istruttore di fare una lezione sui rudimenti di questa disciplina, per una pratica ridottissima e limitata, sì, ma quotidiana, in modo che quando avrei ripreso non sarei arrivata al dojo completamente a digiuno.
Al ritorno, perdo armi di kendo, custodia e già che c’ero, anche le armi di aikido, perché no?
Non mi sono rassegnata. Riacquisto le armi tramite il mio istruttore espressamente dal Giappone con amore.
Bene, sono di nuovo pronta: baldanzosa e brillante affermo e comunico a tutti che nonostante le difficoltà IO SICURAMENTE inizierò a praticare kendo con la nuova stagione, a settembre.
Questo simpatico kendoka avversario che per il momento non ha ancora nome, (e non credo che si chiami Sfiga, avrà anzi un suo messaggio ben preciso da recapitarmi e che devo comprendere) mi ha lasciato giusto il tempo di dirlo a tutti, dopodichè: incidente, tutti incolumi, ma sfascio e rottamazione di quella discreta vettura giallo canarino che fungeva da anello di congiunzione tra me e i 45 km che mi separavano dal dojo. Senza contare che la vettura non era neppure mia, ma di mio padre (l’ultima persona al mondo con cui vorrei avere un debito). Sarà che ero un po’ cotta dopo 18 ore di lavoro? Che perspicacia! A volte mi sorprendo di me stessa!
La cosa mi fa riflettere sulla necessità di mettere a posto tutta la mia esistenza incasinata, in un baleno elimino tutto ciò che mi distoglie dall’urgenza di sistemarmi.
E il kendo continua a popolare i miei pensieri… E il kendo continua a popolare i miei pensieri…
Finché partorisco la brillante idea di fare il corso di GdiG, per seguire il kendo almeno “da fuori”, come comunicato a tutto il web nel post precedente.
A tre giorni dal giorno del corso: frattura del dito anulare sx e distorsione della caviglia: giro con cavigliera, un tutore e… una stampella (perché l’altra mano ovviamente è ingessata).
Ora, credete che mi rassegni? A Berghem ci vado saltellando, piuttosto! Ma ci vado lo stesso!
Certo è, che ora comincio a guardarmi attorno con una certa circospezione …
Di solito presto molta attenzione ai messaggi che mi manda la vita, sulle direzioni da prendere o meno.
A questo punto devo capitolare… e comincio a dubitare che forse il kendo non lo praticherò mai.
L’ho conosciuto la sera del 22 dicembre 2006, a Verona, una folgorazione come quegli innamoramenti sbagliati per persone che non ci ricambieranno mai, e che mai se ne andranno dal cuore.
Dopo 5 lezioni e un seminario, mi è successa una cosa per cui ho dovuto abbandonarlo, il 18 gennaio 2007.
Un fuggevole saluto l’ho dato al kendo il 28 gennaio al Trofeo dei Laghi.
Non mi sono mai rassegnata: dopo diversi mesi di frequentazione di forum e siti inerenti il kendo, non potendone più, ho chiesto al mio istruttore di fare una lezione sui rudimenti di questa disciplina, per una pratica ridottissima e limitata, sì, ma quotidiana, in modo che quando avrei ripreso non sarei arrivata al dojo completamente a digiuno.
Al ritorno, perdo armi di kendo, custodia e già che c’ero, anche le armi di aikido, perché no?
Non mi sono rassegnata. Riacquisto le armi tramite il mio istruttore espressamente dal Giappone con amore.
Bene, sono di nuovo pronta: baldanzosa e brillante affermo e comunico a tutti che nonostante le difficoltà IO SICURAMENTE inizierò a praticare kendo con la nuova stagione, a settembre.
Questo simpatico kendoka avversario che per il momento non ha ancora nome, (e non credo che si chiami Sfiga, avrà anzi un suo messaggio ben preciso da recapitarmi e che devo comprendere) mi ha lasciato giusto il tempo di dirlo a tutti, dopodichè: incidente, tutti incolumi, ma sfascio e rottamazione di quella discreta vettura giallo canarino che fungeva da anello di congiunzione tra me e i 45 km che mi separavano dal dojo. Senza contare che la vettura non era neppure mia, ma di mio padre (l’ultima persona al mondo con cui vorrei avere un debito). Sarà che ero un po’ cotta dopo 18 ore di lavoro? Che perspicacia! A volte mi sorprendo di me stessa!
La cosa mi fa riflettere sulla necessità di mettere a posto tutta la mia esistenza incasinata, in un baleno elimino tutto ciò che mi distoglie dall’urgenza di sistemarmi.
E il kendo continua a popolare i miei pensieri… E il kendo continua a popolare i miei pensieri…
Finché partorisco la brillante idea di fare il corso di GdiG, per seguire il kendo almeno “da fuori”, come comunicato a tutto il web nel post precedente.
A tre giorni dal giorno del corso: frattura del dito anulare sx e distorsione della caviglia: giro con cavigliera, un tutore e… una stampella (perché l’altra mano ovviamente è ingessata).
Ora, credete che mi rassegni? A Berghem ci vado saltellando, piuttosto! Ma ci vado lo stesso!
Certo è, che ora comincio a guardarmi attorno con una certa circospezione …
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lunedì 4 giugno 2007
Kendo comics
Virtual kendo sono anche i duelli tra me e alcuni utenti di un forum di arti marziali che frequento.
Per capire le premesse del fumetto che segue, per chi non frequentasse tale forum, è consigliabile prima leggere questo topic : www.forumartimarziali.com/forum/index.php?topic=17489.0 e il primo post che si può leggere nel link a fianco "L'origine di questo blog".
Cliccare sulle immagini per ingrandirle se non risultassero leggibili.
Disegni di ama, Maurizio Di Vincenzo, Igor Novelli.
Per capire le premesse del fumetto che segue, per chi non frequentasse tale forum, è consigliabile prima leggere questo topic : www.forumartimarziali.com/forum/index.php?topic=17489.0 e il primo post che si può leggere nel link a fianco "L'origine di questo blog".
Cliccare sulle immagini per ingrandirle se non risultassero leggibili.
Disegni di ama, Maurizio Di Vincenzo, Igor Novelli.
sabato 2 giugno 2007
Kendo family

Sono tornata da poco da Povegliano Veronese, una ventina di kilometri da casa mia, dove sono andata a sentire la banda di paese suonare per la festa della Repubblica.
Questo perché durante l’ultimo allenamento di kendo ho saputo che Pier (quello che ho precedentemente chiamato “il mio orsacchiotto” : ) ) suona, in questa manifestazione, il clarinetto.
Sono stata felice di andare a conoscerlo anche nella sua quotidianità “senza armatura”, partecipare a un evento per lui importante e condividere con lui altri aspetti della sua vita.
Parlo di questo perché, come spiegherò di seguito, questo fatto ha per me una valenza importantissima, con dei risvolti profondi e profonde riflessioni che possono cambiare le mie relazioni con le persone.
Per Pier, che ho visto al massimo 4-5 volte (so poco e niente di lui, del resto come di tutti i miei compagni di dojo), provo un affetto tenero e simpatico; non so come mai: forse per il suo aspetto morbido, o gli occhioni che nascondono sempre un sorriso, o perché ho apprezzato molto, in un allenamento che risale a gennaio, come mi abbia aiutato nella pratica, con un grande sorriso dietro la grata del men, oppure per la sua calorosa accoglienza quando sono tornata ad allenarmi dopo mesi di assenza. Fatto sta che oggi l’ho proprio sentito come un caro fratellino minore, a cui essere molto legata.
Per le vicende che ho avuto in famiglia, io non ho mai avuto proprio alcun senso dei rapporti famigliari. E così sarebbe ancor oggi, se non avessi incontrato il mio grandissimo amico Fabio, che mi ha fatto da nonno, da papà e anche da… mamma!!! Ah! Ah! Nel senso che mi ha fatto capire il significato dei rapporti famigliari, mi ha colmato un vuoto affettivo e concettuale sulle relazioni all’interno della famiglia.
Come dice Fabio, non è che per il fatto che sono nata da due persone, allora questo insieme di individui è da considerarsi una famiglia. Lo è solo biologicamente. Ma perché una famiglia si possa chiamare tale, bisogna poi che lo sia REALMENTE, attraverso rapporti di amore, rispetto e comunicazione. Questa è una lunga storia, questi sono i miei Campionati Mondiali di Virtual Kendo, di cui parlerò in modo specifico più avanti (essendo un argomento tosto, mi ci vuole il giusto contesto di tempo e tranquillità).
Qui accennerò brevemente al fatto che, quando ho vissuto per qualche tempo nella famiglia di Fabio, ho visto rapporti e relazioni completamente diversi da quelli ai quali ero stata abituata nella mia: nessuno che urlava, nessuno che sbatteva porte, ma soprattutto ho visto un padre, Fabio appunto, estremamente presente nella vita dei suoi figli. Non nel senso di invadente, anzi! L’ho sempre visto molto rispettoso dei loro spazi. Vedevo un papà che non sarebbe mancato per nulla al mondo agli eventi importanti dei propri figli, che faceva i salti mortali per essere presente, per esempio, alle partite di calcio in cui i suoi figli erano arbitri (pur non vedendo di buon occhio gli arbitri, si era appassionato perché, diceva, “se una cosa per mio figlio è importante, lo è per me prima di tutto”. Molti forse potrebbero dire così, a parole. Sono i fatti poi che contano. I fatti di una continua presenza e partecipazione ed interesse).
Così facendo, Fabio, ha abituato i figli stessi a partecipare alle cose importanti dei propri fratelli, poi degli amici e dei compagni.
Per me questa era una cosa del tutto nuova. Fabio mi ha fatto capire quanto sia importante CONDIVIDERE, PARTECIPARE, ESSERE PRESENTE per le persone.
E’ una cosa che Fabio mi dice da anni e che mi esorta a mettere in pratica da parecchio tempo, eppure soltanto da poco me ne sto rendendo conto e comincio a capirlo.
Il mio durissimo cuore, compresso da sofferenze, paure, diffidenza e razionalità, finalmente sta cominciando a sciogliersi!!!
Che fatica! Che pazienza caro Fabio! Che tenacia! Che perseveranza! Quelle che hai tu nell’aiutare gli altri ad ogni costo, al duro prezzo di incomprensioni, calunnie, antipatie! Incomprensioni e mancanze di rispetto anche da parte mia! Quando avevo paura di affrontare certe mie paure e schemi di comportamento!
Incomprensione a te che mi hai salvato la vita!!! Diffidenza a te, che, comunque facendo rispettare i tuoi spazi, non mi hai mai abbandonato!!!
Perciò … come avrei potuto mancare alla sfilata della banda del mio fratellino? Sono stata felice di essere là, nonostante il rischio che saltasse tutto a causa della pioggia; io sono andata là comunque; volevo ESSERCI.
Sono stata molto contenta di vivere anch’io attimi della vita di Pier, una vita, la sua, che scorre distante da me quando io lavoro e vivo la mia quotidianità, ma che in quel momento si è congiunta alla mia. Così penso alle miriadi di vite che scorrono con i propri interessi, problemi, lavori, gioie e dolori, vite che scorrono parallele e solitarie fino a quando non decidono di congiungersi in attimi di reciproca partecipazione.
E così guardavo Pier suonare sereno, anche se la manifestazione è avvenuta in forma ridotta a causa del maltempo.
Poi, un caloroso rinfresco presso gli Alpini. Io ho notato gli sguardi incuriositi e simpaticamente maliziosi di alcuni di loro, di alcuni componenti o di persone del paese vicine alla banda, nel guardare questa ragazza che era venuta da Mantova per vedere Pier sotto la pioggia… ah! ah! Chissà adesso quante battute si beccherà il nostro Pierluigi!
Beh, posso capire. Ma loro non sanno che “è” mio fratello.
E questa sensazione oggi mi ha aperto gli occhi sulle mie relazioni.
Io ho realmente un fratello, di 40 anni, ma per ciò a cui ho accennato prima, per me è veramente come fosse un estraneo. So poco o niente di lui. Abbiamo vissuto nella stessa casa, da quando sono nata, per 27 anni, ma non abbiamo mai parlato. Non c’è mai stato alcun rapporto. E fino a che non ho conosciuto realtà diverse, per me era normale così. Quando si è dentro a un contesto famigliare, riesce difficile avere una visione oggettiva dello stesso.
Ora, grazie a quello che provo per Pier, ho un riferimento concreto su ciò che si prova per un fratello: dunque ora posso comportarmi così anche col mio fratello vero!
Con Pier mi viene voglia di abbracciarlo, di partecipare alla sua vita, di parlargli.
Con mio fratello non mi viene spontaneo tutto ciò. Ma grazie all’esperienza con Pier, prendendola come riferimento, sento che posso ora migliorare questa relazione con mio fratello.
Pensate un po’: grazie a Fabio, il mio cuore si sta sciogliendo e comincio a provare sentimenti, come quelli per Pier. Grazie a quello che provo per Pier migliorerò il mio rapporto con mio fratello Paolo.
Io credo davvero che siamo tutti legati, come esseri umani; tutti possiamo essere d’aiuto, senza neanche magari sapere come, in che modo o quali conseguenze possa avere per altri un nostro gesto.
Siamo tutti uniti. Nel momento in cui c’è separazione, non c’è più vita. Sapete che l’etimologia di “diavolo”, cioè “diabolus”, significa “separatore”?
Ora comincio a capire quello che ho sempre sentito dire dal mio grandissimo amico Fabio a qualunque persona avesse incontrato: “Per il solo fatto che mi hai conosciuto, non sarai mai più solo nella vita!”.
Pier, Laura, e tutte le persone che ho conosciuto: “Per il solo fatto che mi avete incontrato, non sarete mai più soli nella vita”!!!
Foto tratta dal sito www.kendocusverona.com
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lunedì 21 maggio 2007
(Ritorno...Kendoka per un giorno!)
NON STO NELLA PELLE! DOMANI FARO' LA MIA 6^ LEZIONE DI KENDO!
A DISTANZA DI QUATTRO MESI (ANNI), TORNERO' DAI MIEI COMPAGNI!
A presto per raccontarvi tutto!!!
*************************
Eccomi qui: oggi 23/05/07 integro il post con il racconto.
Avevo chiesto a Christian una lezione per apprendere le basi su cui concentrarmi quotidianamente, in modo che quando tornerò da loro, non avrò fatto passare del tempo sterile e non dovrò ripartire da zero.
Ma il mio non sarà un racconto, bensì una lettera aperta e immaginaria ai miei compagni, emozioni vive che mi battono dentro.
Questo per me è il kendo, questo sono i miei compagni.
MAX, mi hai sempre fatto sentire la tua vicinanza, sia nel periodo in cui praticavo, sia in questi mesi di allontanamento. Mi hai fatto sentire sempre presente con i tuoi sms in cui mi chiedevi di ritornare, comunicandomi il tuo desiderio di mantenere i contatti. Ne avevo così bisogno! Sentirmi ancora dei vostri! Conserverò sempre due tuoi messaggi: “CIAO QUANDO TORNI?” e l’altro, in risposta al mio ringraziamento per questo tuo attaccamento: “CON QUELLO CHE TU HAI DATO A NOI NON PUO’ ESSERE DIVERSO”. Ricordo che mi sono venuti i brividi. E ho giurato a me stessa che sarei ritornata al kendo, da voi.
PIER, caro! Sei il mio orsacchiotto!!! (questo post è una mia espressione di simpatia, forse certe cose, come questa affermazione, possono non essere di gradimento, ma è affetto allo stato puro.) E’ questa infatti la sensazione che mi hai dato ieri sera! Ho apprezzato tantissimo quando mi sei venuto a salutare, tutto sorridente ed evidentemente contento di vedermi. Quando ti vedo mi viene voglia di abbracciarti e stritolarti con affetto! Ti sento vicino e ti ringrazio tanto di questo.
IGOR: sei un tipetto un po’ strano, se non ci fossi, comunque, mancherebbe un vero personaggio nel dojo.
Spesso non riesco a capirti. A volte trovo difficoltà nel relazionarmi con te. Sono stata contenta dell’aiuto e dei consigli che sei venuto a darmi ieri sera, sempre disponibile. Eppure c’è sempre una qualche distanza tra te e me. Chissà? Però ricordo tanto volentieri quando mi hai abbracciato, rivelando in te un tenerone, il giorno che ho smesso di praticare! (Ora speriamo che non arrivi mai a leggere): mi prenderò la licenza, prossimamente su questo blog, di prenderti un po’ in giro affettuosamente, da sorella birichina…
CLAUDIO: Non so se è perché sei un casinista come me, ma nella borsa avevi, tra tutte le altre innumerevoli cose, ancora la mia lettera di commiato scritta a gennaio (siamo a fine maggio!). In ogni caso mi ha fatto molto piacere. Non parliamo molto, ma sento che c’è stima. E ti voglio bene.
MICHELE: Ieri sera è stata forse la prima volta che abbiamo parlato un po’. Sento la tua simpatia nei miei confronti, che è reciproca!
DANIEL: Serenità…
CHRISTIAN: Ho un’enorme stima della tua capacità di coinvolgere le persone, farle sentire importanti e motivarle così a dare il massimo.
Sei un eccezionale atleta e un istruttore favoloso. Metti il cuore e tutto te stesso nell’insegnamento, la stessa passione che ti ha premiato in combattimento con il Fighting Spirit Europeo.
Questo sentimento ti ha portato a creare un gruppo unico e speciale, coeso e votato alla Via della spada. Tutto questo mi è rimasto impresso fin dal primo giorno che ho varcato la soglia del Cus Verona, 5 mesi fa.
Avere un istruttore come te è una vera ricchezza, ed è insensato non attingere ad un tesoro così raro; voglio imparare tutto ciò che puoi insegnarmi, dovessi impiegarci un’intera vita.
Infine,LAURA. Cara, carissima Laura! Anche se questa è una lettera aperta ai miei compagni di Dojo, desidero dedicarti delle emozioni perché io ti sento una cara compagna di squadra! Grazie infinite per il tuo sostegno e le tue bellissime parole, scritte col cuore. Ti sento tanto vicina, una cosa per me fondamentale, e anch’io mi sento tale nei tuoi confronti.
Ti ammiro molto per l’impegno e la dedizione che metti nella pratica, e anche nella vita, traendo spunto dagli insegnamenti del kendo. Sei una persona di cuore, e tengo molto alla nostra amicizia… Kokoro Laura!!!
Per tutti voi, che mi avete fatto conoscere il kendo tramite tutte queste emozioni, darò il massimo per tornare!!!
A DISTANZA DI QUATTRO MESI (ANNI), TORNERO' DAI MIEI COMPAGNI!
A presto per raccontarvi tutto!!!
*************************
Eccomi qui: oggi 23/05/07 integro il post con il racconto.
Avevo chiesto a Christian una lezione per apprendere le basi su cui concentrarmi quotidianamente, in modo che quando tornerò da loro, non avrò fatto passare del tempo sterile e non dovrò ripartire da zero.
Ma il mio non sarà un racconto, bensì una lettera aperta e immaginaria ai miei compagni, emozioni vive che mi battono dentro.
Questo per me è il kendo, questo sono i miei compagni.
MAX, mi hai sempre fatto sentire la tua vicinanza, sia nel periodo in cui praticavo, sia in questi mesi di allontanamento. Mi hai fatto sentire sempre presente con i tuoi sms in cui mi chiedevi di ritornare, comunicandomi il tuo desiderio di mantenere i contatti. Ne avevo così bisogno! Sentirmi ancora dei vostri! Conserverò sempre due tuoi messaggi: “CIAO QUANDO TORNI?” e l’altro, in risposta al mio ringraziamento per questo tuo attaccamento: “CON QUELLO CHE TU HAI DATO A NOI NON PUO’ ESSERE DIVERSO”. Ricordo che mi sono venuti i brividi. E ho giurato a me stessa che sarei ritornata al kendo, da voi.
PIER, caro! Sei il mio orsacchiotto!!! (questo post è una mia espressione di simpatia, forse certe cose, come questa affermazione, possono non essere di gradimento, ma è affetto allo stato puro.) E’ questa infatti la sensazione che mi hai dato ieri sera! Ho apprezzato tantissimo quando mi sei venuto a salutare, tutto sorridente ed evidentemente contento di vedermi. Quando ti vedo mi viene voglia di abbracciarti e stritolarti con affetto! Ti sento vicino e ti ringrazio tanto di questo.
IGOR: sei un tipetto un po’ strano, se non ci fossi, comunque, mancherebbe un vero personaggio nel dojo.
Spesso non riesco a capirti. A volte trovo difficoltà nel relazionarmi con te. Sono stata contenta dell’aiuto e dei consigli che sei venuto a darmi ieri sera, sempre disponibile. Eppure c’è sempre una qualche distanza tra te e me. Chissà? Però ricordo tanto volentieri quando mi hai abbracciato, rivelando in te un tenerone, il giorno che ho smesso di praticare! (Ora speriamo che non arrivi mai a leggere): mi prenderò la licenza, prossimamente su questo blog, di prenderti un po’ in giro affettuosamente, da sorella birichina…
CLAUDIO: Non so se è perché sei un casinista come me, ma nella borsa avevi, tra tutte le altre innumerevoli cose, ancora la mia lettera di commiato scritta a gennaio (siamo a fine maggio!). In ogni caso mi ha fatto molto piacere. Non parliamo molto, ma sento che c’è stima. E ti voglio bene.
MICHELE: Ieri sera è stata forse la prima volta che abbiamo parlato un po’. Sento la tua simpatia nei miei confronti, che è reciproca!
DANIEL: Serenità…
CHRISTIAN: Ho un’enorme stima della tua capacità di coinvolgere le persone, farle sentire importanti e motivarle così a dare il massimo.
Sei un eccezionale atleta e un istruttore favoloso. Metti il cuore e tutto te stesso nell’insegnamento, la stessa passione che ti ha premiato in combattimento con il Fighting Spirit Europeo.
Questo sentimento ti ha portato a creare un gruppo unico e speciale, coeso e votato alla Via della spada. Tutto questo mi è rimasto impresso fin dal primo giorno che ho varcato la soglia del Cus Verona, 5 mesi fa.
Avere un istruttore come te è una vera ricchezza, ed è insensato non attingere ad un tesoro così raro; voglio imparare tutto ciò che puoi insegnarmi, dovessi impiegarci un’intera vita.
Infine,LAURA. Cara, carissima Laura! Anche se questa è una lettera aperta ai miei compagni di Dojo, desidero dedicarti delle emozioni perché io ti sento una cara compagna di squadra! Grazie infinite per il tuo sostegno e le tue bellissime parole, scritte col cuore. Ti sento tanto vicina, una cosa per me fondamentale, e anch’io mi sento tale nei tuoi confronti.
Ti ammiro molto per l’impegno e la dedizione che metti nella pratica, e anche nella vita, traendo spunto dagli insegnamenti del kendo. Sei una persona di cuore, e tengo molto alla nostra amicizia… Kokoro Laura!!!
Per tutti voi, che mi avete fatto conoscere il kendo tramite tutte queste emozioni, darò il massimo per tornare!!!
venerdì 18 maggio 2007
(Piccola parentesi Real Kendo-3)
sabato 17 marzo 2007
giovedì 15 marzo 2007
(Piccola parentesi Real Kendo-2)
Ecco un piccolo omaggio alla conoscenza telematica che si è venuta a creare, con questo blog, tra me e Laura!
Nello sfogliare le pagine del sito www.shubukan.it, stavolta la sorpresa è toccata a me!
Guardando le foto dell'ultimo Trofeo dei Laghi, ho visto che ... ci sono anch'io!!! E se la kendoka ritratta sei tu, Laura, è proprio singolare e divertente, ritrovarci riunite in questo modo! :-)
Io sono la ragazza sullo sfondo con la maglietta rossa e la minigonna jeans.
Per gentile concessione del M° W.Pomero.
lunedì 12 marzo 2007
(Piccola parentesi Real Kendo)
CONGRATULAZIONI LAURA !!!
TERZA CLASSIFICATA AI CAMPIONATI ITALIANI !!!
CONGRATULAZIONI ANCHE AL MIO ISTRUTTORE CHRISTIAN FILIPPI CAMPIONE ITALIANO !!!
UN BACIO AI MIEI COMPAGNI DEL CUS VERONA CHE SI SONO COMUNQUE DISTINTI PER IMPEGNO E DETERMINAZIONE !!!
TERZA CLASSIFICATA AI CAMPIONATI ITALIANI !!!
CONGRATULAZIONI ANCHE AL MIO ISTRUTTORE CHRISTIAN FILIPPI CAMPIONE ITALIANO !!!
UN BACIO AI MIEI COMPAGNI DEL CUS VERONA CHE SI SONO COMUNQUE DISTINTI PER IMPEGNO E DETERMINAZIONE !!!
martedì 6 marzo 2007
L'allenamento

Ciao! Questa volta non parlerò di un incontro specifico, ma di un aspetto fondamentale della pratica del virtual kendo: l'allenamento. Con un compagno o da soli, l'allenamento è il mezzo per migliorare il nostro rendimento, ove fossimo carenti; una volta individuati i nostri punti vulnerabili, l'allenamento ci aiuta a renderli più forti.
L'allenamento è imprescindibile ed è talmente importante che, al di là delle predisposizioni naturali, variabili da individuo ad individuo, anzi direi più che altro, indipendentemente dai diversi tempi di apprendimento di ciascuno, è noto che: CHIUNQUE SI ALLENI, MIGLIORA. Punto. Quale che sia il livello, quale che sia l'elemento su cui concentrare le energie, la conseguenza dell'allenamento è sempre quella: chi si allena ottiene risultati, in riferimento al punto di partenza.
Bella scoperta, direte voi.
Eppure, questa riflessione non è poi così immediata se la si trasferisce nella vita quotidiana: quante volte, infatti, mi sono paralizzata di fronte a cose che ritenevo IMPOSSIBILI da affrontare? Quante volte, nei confronti di qualcosa che sentivo lontano dalle mie capacità, ho usato la facile scorciatoia della paura che recita:
"Chi? Io? No, non è per me! Non sono tagliata per queste cose!"
oppure
"Sono fatta così! E' il mio carattere, non posso farci nulla!"
o ancora
"Non è nella mia natura! Non mi ci vedo!"???
Ma se è vero che basta allenarsi e le cose migliorano... se io affrontassi una situazione per me apparentemente impossibile da gestire, con l'ottica semplicemente di una cosa su cui dovermi allenare, non diventerebbe tutto improvvisamente più... accessibile? O, usando quella meravigliosa parola magica... POSSIBILE?
C'è chi arriva prima, chi dopo, chi ha una velocità di acquisizione delle informazioni maggiore rispetto ad altri, ma, in ogni caso, se una persona si allena verso un determinato obbiettivo, di sicuro la sua vita, rispetto ad esso, non sarà più come era in partenza, quando stava ferma lì impalata a osservare un traguardo "irraggiungibile".
Con l'ottica dell'allenamento, i mostri della paura perdono gran parte del loro potere paralizzante.
Ricordo ancora lo stupore che ho provato nel leggere l'autobiografia di Gandhi: avete presente, no, Gandhi? Quell'uomo, guida di un popolo, che ha portato un'intera nazione (che è poi assimilabile a un continente) all'indipendenza?
Ebbene, quest'uomo, giovane studente di legge se non erro, era terrorizzato al solo pensiero di... dover parlare in pubblico!
Raccontava di come, una volta, in una piccola riunione, chiamato a dare il proprio parere, si alzò terrorizzato, tremante, rosso, in preda all'ansia, e di come poi, così paralizzato, dovette sedersi, tra i ghigni degli altri, senza essere riuscito a dire nulla.
Se si fosse fermato a quell'ostacolo che vedeva come una montagna insormontabile, e avesse cominciato a giustificare la propria paura con le solite comode frasi "Non ci riuscirò mai! Non è alla mia portata! Gli altri sono più predisposti... ecc. ecc." non sarebbe diventato affatto il grande uomo che invece è diventato, semplicemente prendendo atto delle proprie difficoltà e lavorando per migliorarle.
Come in un allenamento.
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giovedì 1 marzo 2007
Bene! E' ora di impugnare la shinai!

A tal proposito preciso che, negli incontri che descriverò, io sarò contraddistinta dal colore bianco, mentre il mio avversario di turno, dal rosso.
Inizierò col narrarvi di un piccolo shiai avuto nei giorni scorsi, risoltosi con 1 bel men (bianco) a 2 (men, do - rosso).
Il valore educativo del kendo, del resto, si esprime anche nel saper accettare serenamente la sconfitta, farne tesoro per il futuro apprendendo da essa, trasformandola così, in un certo senso, in una vittoria a posteriori.
L'incontro si è svolto tra AMA (Kendo CUS Verona - eh, fatemela passare, io mi sento ancora dei loro) e... RIFIUTO DELL'AIUTO (dojo: il mondo intero).
Mi sono trovata diverse volte a misurarmi con un mio acerbo istinto da crocerossina, non intendendo con questo definire quell'atteggiamento di malcelato autocompiacimento proprio di alcune forme pietistiche di aiuto organizzato; quell'atteggiamento, per intenderci, che ha come motivazione sotterranea e reale non tanto il bene dell'altro, quanto il proprio bene, sotto forma di gratificazione per il fatto di "sentirsi buoni". Anche se non nego di aver scoperto, terrorizzata, di essere caduta anch'io, in più di un'occasione, in questo giochetto dell'ego, non è a questo che mi riferisco quando parlo del mio istinto da crocerossina, definendo invece così, in modo canzonatorio, il mio bisogno di aiutare chi sento che ha sofferto profondamente, in maniera analoga alla mia.
Dunque non si tratta di una situazione in cui uno dei due si trova su un piedistallo ad elargire magnanimamente dall'alto il suo "bene", quanto piuttosto una posizione di entrambe le persone sullo stesso piano di una comune sofferenza.
Dato che io, ad un certo punto, ho dovuto ammettere a me stessa di aver bisogno di aiuto, e, una volta ammesso, l'ho desiderato fortemente, mi viene spontaneo voler aiutare chi sento che ha sofferto come me, perché comprendo quel dolore, lo riconosco nell'altro perché l'ho vissuto (non potrei ri-conoscere, ciò che non... conosco, infatti non sento questa cosa con tutti indifferentemente).
Con alcune persone dunque, mi capita di sentire una pugnalata nello stomaco appena le vedo per la prima volta.
Non le conosco, non so chi sono, ma c'è quel qualcosa che percepisco nell'aria...
Ed è proprio con una di queste persone che, recentemente, mi sono misurata in uno shiai.
Il men a mio favore è proprio questa sincerità della mia intenzione. Il mio kendo virtuale da principiante può essere ancora goffo, immaturo, senza forma, ma la forza del colpo vincente che sono riuscita a tirare, per quanto in modo maldestro, si riassume tutta nella mia intenzione, che ho sentito sincera.
Ma subito, mi sono scontrata con una pesante reazione da parte di questa persona. Io avevo tirato un men pesante, volutamente (non entro nel particolare). La reazione è stata serrata, di totale chiusura e rifiuto, con notevole veemenza.
Io ho continuato a mirare al centro, a pressare, non ho capito che mi dovevo allontanare in quel momento e zack!, mi sono beccata un men ben piazzato: e cioè la consapevolezza che per aiutare gli altri bisogna essere veramente forti, non principianti come me, per giunta senza armatura! Bisogna essere forti, e bisogna essere usciti, maturi, dai propri problemi, mentre io, che pure sono cresciuta veramente molto da quando ho cominciato a lavorare su di me, comunque ancora riesco a mala pena a badare a me stessa! Come posso pensare, ora, di poter aiutare qualcuno, in modo veramente efficace?
Ma soprattutto, a farmi riflettere, è stato il do che mi sono cuccata subito dopo.
Do, perchè questa consapevolezza mi è entrata nelle viscere, e d'ora in poi è così che agirò: ho capito che non ha senso, né valore, voler aiutare qualcuno... che non ha chiesto di essere aiutato.
Intanto non avrà alcuna efficacia, perchè l'efficacia la determina soprattutto l'altra persona se ha desiderio di cambiare.
Inoltre, insistere è una grave mancanza di rispetto per quella persona, un'invadenza micidiale, perché quella persona non ha chiesto nulla. Altrettanto grave sarebbe negare un (tentativo di) aiuto a chi me lo chiedesse. A seconda della situazione, la stessa azione può essere terribile, o fondamentale.
Perciò, ho imparato che può essere importante gettare in ogni caso un sasso e vedere cosa succede. Se l'altro lo raccoglie, bene, può essere allora importante continuare per quella strada.
Ma se lo raccoglie per scagliartelo contro, perchè continuare?
Prendo atto, e continuo per la mia strada.
sabato 24 febbraio 2007
Prima di iniziare, una precisazione
E' da qualche giorno che mi risuonano in testa le ultime parole che ho scritto.
Il mio avversario... sarò io?!?
*******************************************************************
Queste parole risuonano e mentre lo fanno, stonano! Eccome se stonano! Come una pesante campana che avesse come battàglio... la mia testa!
Non è proprio il caso di... battagliare!
Come posso svegliarmi serenamente al mattino sapendo che... io sono il mio avversario?
*******************************************************************
Dirò allora, più propriamente, che io sono, voglio essere, mia amica, e che lavorerò con impegno contro tutti quegli schemi, limitazioni, convinzioni, abitudini, paure che risiedono da qualche parte dentro di me e che mi impediscono di vivere la mia vita alla grande; idem contro quegli ostacoli che mi si presenteranno quotidianamente. In realtà, dietro al bogu (armatura) dell'ostacolo, c'è un messaggero di evoluzione personale, venuto apposta per me, in un dato momento, affinché io possa accedere, se l'affronto, ad un livello superiore di pratica.
Se, come ho fatto spesso, scappo ed evito di affrontare questo messaggero, egli, anche se è venuto con un intento d'amore per me, (anzi, proprio per questo) non me ne risparmierà una! Continuerà a battermi con la sua shinai (spada di bambù), che per quanto possa essere la shinai virtuale di un kendoka virtuale, fa sempre parecchio male, dato che il problema al quale sfuggiamo non resta mai tale e quale :-)
Anzi, INGIGANTISCE!
Fino a quando non arrivassimo a reagire, capire e ...crescere.
Viceversa, SOCCOMBERE.
Non so se mi sono spiegata bene.
Certo è che vedermi amica, e vedere amico, seppur impietoso, anche il kendoka sfidante che mi ritrovo davanti, mi fa svegliare al mattino molto più di buon umore.
Un bacio.
Il mio avversario... sarò io?!?
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Queste parole risuonano e mentre lo fanno, stonano! Eccome se stonano! Come una pesante campana che avesse come battàglio... la mia testa!
Non è proprio il caso di... battagliare!
Come posso svegliarmi serenamente al mattino sapendo che... io sono il mio avversario?
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Dirò allora, più propriamente, che io sono, voglio essere, mia amica, e che lavorerò con impegno contro tutti quegli schemi, limitazioni, convinzioni, abitudini, paure che risiedono da qualche parte dentro di me e che mi impediscono di vivere la mia vita alla grande; idem contro quegli ostacoli che mi si presenteranno quotidianamente. In realtà, dietro al bogu (armatura) dell'ostacolo, c'è un messaggero di evoluzione personale, venuto apposta per me, in un dato momento, affinché io possa accedere, se l'affronto, ad un livello superiore di pratica.
Se, come ho fatto spesso, scappo ed evito di affrontare questo messaggero, egli, anche se è venuto con un intento d'amore per me, (anzi, proprio per questo) non me ne risparmierà una! Continuerà a battermi con la sua shinai (spada di bambù), che per quanto possa essere la shinai virtuale di un kendoka virtuale, fa sempre parecchio male, dato che il problema al quale sfuggiamo non resta mai tale e quale :-)
Anzi, INGIGANTISCE!
Fino a quando non arrivassimo a reagire, capire e ...crescere.
Viceversa, SOCCOMBERE.
Non so se mi sono spiegata bene.
Certo è che vedermi amica, e vedere amico, seppur impietoso, anche il kendoka sfidante che mi ritrovo davanti, mi fa svegliare al mattino molto più di buon umore.
Un bacio.
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