Vi è mai capitato di fermarvi... un momento... e in quel momento... rendervi conto improvvisamente di dove vi trovate... cioè da tutt'altra parte rispetto a quello che vi aspettavate?
Un mio carissimo amico, ieri, mi ha fatto da specchio spietato, come fanno solo i veri e carissimi amici.
Quello che ho visto riflesso...mi ha annichilito.
E così, Kendoka Consapevolezza ha avuto buon gioco nello scagliarsi contro di me con due pieni ippon dai quali non riesco a (non ho voglia di) riprendermi.
Sono arrivata ad un bivio.
giovedì 24 gennaio 2008
giovedì 17 gennaio 2008
Alla ricerca del dojo perduto

Accidenti: martedì ho perso la lezione. Ero fuori zona, speravo di rientrare, anche se in ritardo, almeno in tempo per fare un po' di pratica, invece non ce l'ho fatta.
In compenso lunedì ho pensato bene di fare un allenamento aggiuntivo da Zago.
Inforco la macchina e parto con zelo verso Calcinato per giungere a destinazione perfino in anticipo! Stupore!
Entro in uno spogliatoio, mi cambio, mi armo di armi, vado nel palazzetto e...
...mi ritrovo in mezzo a due agguerrite squadre di pallavolo.
Mi sono sentita come un ingegnere nucleare amico di alcuni miei conoscenti, un tipo un po' fuori dal mondo e dalla mondanità, che, invitato ad una festa, dando per scontato che fosse in maschera, si era presentato vestito da Topolino, unico in mezzo a un sacco di gente vestita di tutto punto, rimandendoci discretamente di stucco.
Mi guardo attorno confusa fino a che da fondocampo parte verso di me un signore che deve aver notato dei punti di domanda evaporarmi dalla sommità del capo.
Sto per chiedergli del kendo quando mi informa che l'allenamento era stato trasferito altrove a causa della loro partita di campionato.
Nessuno mi aveva avvisato.
"Dove?"
"A Bedizzole"
"Bedi-che?!?
Mi ritrovavo lì, "vestita da Topolino", con un'ora di macchina alle spalle, la voglia insoddisfatta di praticare, e una buona dose di delusione.
Tornata nello spogliatoio ho chiamato Christian, mi ha spiegato che la comunicazione della variazione era stata fatta all'ultimo minuto e lui aveva provveduto ad avvisare gli allievi la mattina via e-mail, solo che io non ero ancora tornata a casa e non avevo consultato la posta.
Christian non sapeva nemmeno l'indirizzo di questa palestra alternativa.
E ora?
Cascasse il mondo, dovevo trovare questo posto: non mi faccio un'ora di macchina per salutare il palazzetto di Calcinato e ritornarmene a casa.
Seguo alcune indicazioni per prendere la giusta direzione verso Bedizzole, alle prime persone che incontro chiedo dove si trova una palestra di arti marziali nelle vicinanze.
"L'indirizzo?"
"Non lo so"
Con le loro indicazioni mi ritrovo in una palestra in cui si stavano allenando delle squadre di pallavolo.
Lì il kendo non si praticava. Del resto quel paese non era neanche Bedizzole, bensì un certo S.Vito.
Una ragazza mi dà altre indicazioni di una palestra di arti marziali presso le scuole di Bedizzole.
Boh, proviamo.
Intanto era scesa la nebbia, ed era già passata mezz'ora.
Seguendo quelle indicazioni ad un certo punto mi sono ritrovata in campagna, buio pesto, neanche un lampione, ovviamente, nebbia dei fossi, e la strada che si stava pericolosamente restringendo ad una corsia.
"Ma dove c....o sto andando?"
Al che mi è venuto il dubbio che forse era meglio lasciar perdere le indicazioni, tornare indietro, trovare un benedetto cartello blu con su scritto "BEDIZZOLE", e seguirlo. Una volta là, qualcuno doveva pur sapermi dire dove erano le scuole.
Infatti qualcuno me l'ha detto.
Solo che là, il kendo, non si praticava.
Ho trovato le scuole aperte perché effettivamente c'erano dei corsi di arti marziali, ma le bidelle mi hanno smontato subito.
"Avete presente quelli vestiti di scuro, con un'armatura addosso, che si picchiano con delle spade di bambù?"
Mi guardavano in silenzio con aria interrogativa.
Ormai era passata quasi un'ora. Stavo per tornarmene a casa sconsolata, quando una di loro accenna ad un'alternativa: lo Sporting Club, "ma là sicuramente non fanno questo... com'è? ....Chendo?".
Mi sono fatta dare le indicazioni, ognuna di loro ne aveva una personale versione, e quando ormai non ci capivo più niente, una di loro ha aperto l'elenco telefonico e mi ha dato indirizzo e numero della palestra.
"Praticate kendo?"
E poi, la risposta magica: "Si".
A parte che ho faticato ancora a trovare 'sto posto, perché sull'elenco c'era un indirizzo che non corrispondeva a verità (cercavo il civico 16, ma la via finiva al 14, inoltre la via era diversa) ma al telefono con la ragazza della reception, finalmente, sono riuscita ad arrivare!
Ormai restavano tre quarti d'ora disponibili.
Non ci credo! Quello è Zago!
Mi sono unita ai praticanti a fare esercizi di suriage.
Ma ancora avevo addosso quella dannata sensazione delle volte precedenti: non riuscire a dare il massimo. E forse ho capito un'altra cosa: mi sento limitata dal fatto che non conosco ancora le basi, non le ho ben chiare, per cui fare tutto il resto mi sembra grande improvvisazione da parte mia.
Certo, devo tenere ben a mente le parole di Yamaoka Tesshu che mi ha indicato yama nei commenti al post precedente: dare il massimo con tutto se stessi, e per il momento tralasciare l'attenzione al giusto, lo sbagliato ecc...
Comunque, dopo la lezione, mi sono sentita di chiedere a Zago chiarimenti su postura e ashi sabaki.
E con pazienza, lui è rimasto lì a spiegarmi:
- Piedi uniti; aprire piedi di circa 30°, talloni uniti; staccare talloni e avere così piedi paralleli. La risultante è la distanza corretta tra i piedi.
- Portare piede dx avanti, il tallone dx è in linea con le dita sx, ginocchio dx leggermente piegato. Peso distribuito di circa il 50% sulle gambe dx e sx, sugli avampiedi.
- A questo punto allineare le anche: il ginocchio sx risulta così poco sollevato da terra.
- Braccia rilassate come per appoggiarle al do.
- Impugnatura della mano dx è dove termina naturalmente se si mette l'estremità dell'impugnatura della shinai nell'incavo del gomito.
- Impugnatura mano sx esattamente partendo dall'estremità dell'impugnatura della shinai.
- Impugnare partendo dal mignolo, poi anulare, medio ecc. Il pollice "guarda in giù".
- Mano sx dista da hara di circa un pugno.
- La proiezione della punta della shinai (sarà meglio che cominci a studiare un po' di terminologia, invece di dire "impugnatura" e "punta" !!!) deve arrivare alla gola di un ipotetico avversario.
- Ashi sabaki: lo spostamento, facendo "strisciare" i piedi, deve essere lineare e non a saltelli alti e bassi. Durante lo spostamento, mantenere postura equilibrata, senza sbilanciamento in avanti. Ad ogni passo, occorre subito ristabilire la posizione di partenza con il richiamo immediato della gamba sx.
- Mi ha fatto fare un esercizio: caricare da ferma; colpire facendo un passo in avanti. Interessante quello che mi ha fatto notare. Nel far scendere la shinai, porre attenzione esclusivamente alla mano sx che si deve arrestare all'altezza dello stomaco; la punta è solo una conseguenza. Questo è stato illuminante per me, perché così facendo ho notato che usavo più la mano sx, mentre sono solita lavorare di dx.
- Nell'attimo del colpo, serrare le dita.
- Inoltre mi ha fatto notare un mio tipico atteggiamento da aikidoka, comune a tutto il kenjutsu. Sono abituata a esaurire sul luogo il colpo. Invece nel kendo, anche solo nel praticare questo esercizio con un passo, occorre comunque dare la sensazione di prolungamento oltre l'avversario.
Be', che dire, alla fine è veramente valsa la pena di affrontare questa intricata avventura, per arrivare ad avere delle idee più chiare!
domenica 13 gennaio 2008
Positivo

Sì, lo so, vi devo ancora parlare dello stage di domenica scorsa a Calcinato, e della prima lezione di ritorno al CUS Verona, ma dato che l'ultima lezione, quella di cui ho parlato nel precedente post, mi prude assai, voglio trovare subito il modo di trasformarla in qualcosa di positivo.
- Innanzitutto ho capito la priorità che voglio dare all'atteggiamento: dare il massimo e mettere spirito.
- Ho imparato che devo rilassare le braccia: nonostante io le tenga piegate, come mi ha fatto notare Christian, sono comunque rigide, e agisco soprattutto di destra.
- Come movimento delle gambe non ci sono assolutamente, ed è su questo che mi allenerò in specifico a casa, ora che mi sono procurata uno specchio a figura intera.
Ora, relativamente al primo punto, come ho imparato dal mio carissimo amico Fabio, il mio padre putativo, quando qualcosa non funziona, occorre soffermarsi e capire il perché. Solo così si può evitare che accada una seconda volta. Per lui, una volta è già troppo, e se accade, è per insegnarci qualcosa. Dire "vabbé, può succedere, capita" non serve ad altro che gettare le premesse affinché la situazione in questione si verifichi di nuovo.
Perché dunque non ho dato il massimo?
- Arrivata trafelata e in ritardo alla lezione, ci ho impegato un po' ad entrare nell'ottica dell'allenamento.
ERGO: ARRIVARE MEZZ'ORA PRIMA, magari fare riscaldamento, raccogliermi in me per entrare nello spirito giusto.
- Mi sono sentita estranea alla situazione: non sapevo quando avrei ripreso kendo e di colpo, in quattro e quattr'otto, cambio lavoro, il che mi permette di presenziare agli allenamenti, e mi ritrovo in un posto in cui desideravo essere da un anno intero.
E tutto però è cambiato.
Mi sono sentita letteralmente spaesata. E' stata una settimana di stravolgimenti.
ERGO: questa sensazione è destinata a mutare già di per sè CON IL TEMPO; il tempo di ambientarmi. Ma anche così non mi sta bene; e se mi dovessi ambientare tra tre mesi, cosa faccio nel frattempo, continuo a non dare il massimo?!? NAAAA! Non è il tempo la soluzione; la soluzione sta nel DISSOCIARMI EMOTIVAMENTE DAL CONTESTO con l'unico scopo di dare il massimo.
- Mi sono sentita a disagio perché, per forza di cose, sono quella più indietro di tutti. Ho visto dei bravi principianti con un bagaglio di conoscenze superiore al mio; ho pensato per differenza (cioé enfatizzando quello che mi manca in confronto alle acquisizioni degli altri) e questo non ha giovato alla mia pratica, in sordina, portata avanti con un atteggiamento sottotono quasi a volermi nascondere.
ERGO: PORRE ATTENZIONE ALLE MIE ACQUISIZIONI E AI MIEI MIGLIORAMENTI, rispetto a me stessa e non agli altri.
ALLENARMI QUOTIDIANAMENTE A CASA per recuperare il più possibile il ritardo di questo tempo d'assenza.
Bene, mi sento meglio. Applicando queste soluzioni, rendo una brutta pratica come quella dello scorso allenamento, una fucina di miglioramento.
Voglio dare onore alle parole di Christian che, in un messaggio di parecchi mesi fa che conservo con cura, mi aveva scritto in risposta alla mia domanda se mi poteva considerare sua allieva nonostante non praticassi più:
"x quant m riguard lo6già dal moment ke ho avut la po$ibilit d metter il seme del Kendo in d te.ora aspet ke le circost dian l'occas, a me d crescern la piant, e a te d alimentarl cl tuo spirit eccezional."
Terrò fede a queste parole.
Lo prometto.
venerdì 11 gennaio 2008
Delusione

Sono di ritorno dall'allenamento, il terzo da quando ho ripreso, il nono se considero le lezioni di un anno fa.
Non sono per nulla soddisfatta del mio rendimento.
A suggellare col fuoco questa già amara constatazione, ci hanno pensato le parole di Christian: "Purtroppo, in quanto a Spirito, devo constatare che non è più come quando praticavi l'hanno scorso".
NOOOO! Preferirei che mi dicesse che non ne ho combinata una giusta, piuttosto che questo!!! Eppure ha ragione.
E mentre mi metto a riflettere su che cosa mi sia successo, con oggi ho capito che più di ogni cosa è importante l'atteggiamento. Preferisco sbagliare tutto, ma farlo... con Spirito.
domenica 6 gennaio 2008
domenica 23 dicembre 2007
Allenamenti femminili e della nazionale, Bergamo
Trascrivo alcuni appunti sparsi, colti qua e là, in occasione degli allenamenti della nazionale in dicembre. Si tratterà di ovvietà per chi ne sa qualcosa, non per me che sono una principiante assoluta.
Mi è utile. Potrà essere utile anche a voi? (Sperando di aver recepito correttamente i concetti...!)
L'AZIONE: L'espressione più matura del kendo è quella di dare tutto in un'unica azione. Si può fraintendere l'espressione "unica azione" identificandola con "unico movimento". In realtà la mia azione non termina con un unico movimento, questo è solo un segmento dell'azione. La mia azione termina quando sono riuscita a colpire o sono stata colpita. In caso contrario occorre continuare, continuare... Occorre fluire sempre, creare un flusso continuo di occasioni: fatto un tentativo, creare subito qualcos'altro.
L'ATTEGGIAMENTO: In genere, salvo alcuni fortunati casi, in Italia cominciamo kendo a trent'anni! E dobbiamo farlo con la maturità di un giapponesino di 10 anni che ha cominciato da poco. Non ha senso puntare subito a imitare i settimi dan. Dobbiamo avere un'attitudine libera come quella di un bambino che fa e tira senza neanche quasi sapere perché. Se si ambisce in modo acerbo a imitare uno Zago, si rischia di imparare a essere statici, immobili. Perché il kendo maturo, frutto di esperienza, perizia e approfondimento, è misurato, temperato.
Quello dei giovani di pratica, il kendo dell'inesperienza, è movimentato ed elettrico. Ed è giusto così, altrimenti in futuro mancherebbe un tassello e mancherà sempre come quando, nella vita, per vari motivi non si vive la propria adolescenza.
Solo vivendo il kendo "giovane", il futuro 7° dan potrà riconoscere lacune e difetti di chi si trova di fronte, perché li conosce avendoli vissuti a sua volta per primo. E' un arricchimento di esperienza.
In Giappone iniziano presto. Puntano sullo shiai fino a 25 anni. Fino al 3° dan si è principianti. Una certa incoscienza è quella che ci vuole negli shiai. Dopo il 3° dan si comincia a studiare il vero kendo.
KENDO MASCHILE E FEMMINILE: Avevo chiesto se una donna può raggiungere i livelli maschili. La risposta è stata: "Non il livello dei migliori tra gli uomini, ma il livello della media maschile sì".
Ho chiesto poi che differenza c'è nell'affrontare un avversario maschile ed uno femminile. La risposta è stata: "Il kendo maschile è più travolgente e più definito (ndr: e io che sono donna sono pienamente d'accordo), è più facile forse capire cosa stia facendo l'altro; le donne invece hanno un kendo più morbido e indefinito e può mettere in difficoltà nel senso che non si capisce cosa stiano facendo".
(Beh, come nella vita di tutti i giorni...... ^___^ , ndr)
ANNOTAZIONI TECNICHE:
- Osservando la potenza esplosiva di un kendoka e chiedendo chiarimenti: da una posizione di quasi totale staticità, un'immediata azione propulsiva è possibile grazie al rilassamento.
- Si fa tutto con le gambe e la shinai è l'ultima a creare l'azione, è (quasi) una conseguenza.
- Nel dare il colpo mai far tornare indietro la punta (non è una frusta), ma tenerla sempre in avanti.
- Distanza: Non camminare indietro, ma dare un'accelerazione nei primi due metri.
- Modulare sempre le proprie azioni perché altrimenti si diventa prevedibili.
- Piccolo men: non prendere la rincorsa!
- Tsuki: non la punta verso l'alto se no piego la testa indietro all'avversario e gli faccio male. Colpo dritto orizzontale. Anche nel riceverlo devo indietreggiare col corpo e non azare la testa se no "sbava".
CHIUDO CON UNA PICCOLA NOTA:
IERI 22 DICEMBRE, UN ANNO FA, HO SCOPERTO IL KENDO. ERO ANDATA A FARE UNA LEZIONE DI PROVA, COSì, TANTO PER CONOSCERE, HO CONOSCIUTO CHRISTIAN E IL SUO MODO DI INSEGNARE, E SONO RIMASTA FOLGORATA DA QUESTA DISCIPINA.
A DISTANZA DI UN ANNO DI TRAVERSIE VARIE ED EVENTUALI, SONO ANCORA QUI A PARLARE DI KENDO.
L'INNAMORAMENTO PERDURA.
E FINALMENTE SONO ISCRITTA UFFICIALMENTE AL CUS VERONA.
CHISSA' COSA MI RISERVA QUESTO ANNO CHE STA PER INIZIARE!
AUGURI A TUTTI E A PRESTO!!!
AMA
Mi è utile. Potrà essere utile anche a voi? (Sperando di aver recepito correttamente i concetti...!)
L'AZIONE: L'espressione più matura del kendo è quella di dare tutto in un'unica azione. Si può fraintendere l'espressione "unica azione" identificandola con "unico movimento". In realtà la mia azione non termina con un unico movimento, questo è solo un segmento dell'azione. La mia azione termina quando sono riuscita a colpire o sono stata colpita. In caso contrario occorre continuare, continuare... Occorre fluire sempre, creare un flusso continuo di occasioni: fatto un tentativo, creare subito qualcos'altro.
L'ATTEGGIAMENTO: In genere, salvo alcuni fortunati casi, in Italia cominciamo kendo a trent'anni! E dobbiamo farlo con la maturità di un giapponesino di 10 anni che ha cominciato da poco. Non ha senso puntare subito a imitare i settimi dan. Dobbiamo avere un'attitudine libera come quella di un bambino che fa e tira senza neanche quasi sapere perché. Se si ambisce in modo acerbo a imitare uno Zago, si rischia di imparare a essere statici, immobili. Perché il kendo maturo, frutto di esperienza, perizia e approfondimento, è misurato, temperato.
Quello dei giovani di pratica, il kendo dell'inesperienza, è movimentato ed elettrico. Ed è giusto così, altrimenti in futuro mancherebbe un tassello e mancherà sempre come quando, nella vita, per vari motivi non si vive la propria adolescenza.
Solo vivendo il kendo "giovane", il futuro 7° dan potrà riconoscere lacune e difetti di chi si trova di fronte, perché li conosce avendoli vissuti a sua volta per primo. E' un arricchimento di esperienza.
In Giappone iniziano presto. Puntano sullo shiai fino a 25 anni. Fino al 3° dan si è principianti. Una certa incoscienza è quella che ci vuole negli shiai. Dopo il 3° dan si comincia a studiare il vero kendo.
KENDO MASCHILE E FEMMINILE: Avevo chiesto se una donna può raggiungere i livelli maschili. La risposta è stata: "Non il livello dei migliori tra gli uomini, ma il livello della media maschile sì".
Ho chiesto poi che differenza c'è nell'affrontare un avversario maschile ed uno femminile. La risposta è stata: "Il kendo maschile è più travolgente e più definito (ndr: e io che sono donna sono pienamente d'accordo), è più facile forse capire cosa stia facendo l'altro; le donne invece hanno un kendo più morbido e indefinito e può mettere in difficoltà nel senso che non si capisce cosa stiano facendo".
(Beh, come nella vita di tutti i giorni...... ^___^ , ndr)
ANNOTAZIONI TECNICHE:
- Osservando la potenza esplosiva di un kendoka e chiedendo chiarimenti: da una posizione di quasi totale staticità, un'immediata azione propulsiva è possibile grazie al rilassamento.
- Si fa tutto con le gambe e la shinai è l'ultima a creare l'azione, è (quasi) una conseguenza.
- Nel dare il colpo mai far tornare indietro la punta (non è una frusta), ma tenerla sempre in avanti.
- Distanza: Non camminare indietro, ma dare un'accelerazione nei primi due metri.
- Modulare sempre le proprie azioni perché altrimenti si diventa prevedibili.
- Piccolo men: non prendere la rincorsa!
- Tsuki: non la punta verso l'alto se no piego la testa indietro all'avversario e gli faccio male. Colpo dritto orizzontale. Anche nel riceverlo devo indietreggiare col corpo e non azare la testa se no "sbava".
CHIUDO CON UNA PICCOLA NOTA:
IERI 22 DICEMBRE, UN ANNO FA, HO SCOPERTO IL KENDO. ERO ANDATA A FARE UNA LEZIONE DI PROVA, COSì, TANTO PER CONOSCERE, HO CONOSCIUTO CHRISTIAN E IL SUO MODO DI INSEGNARE, E SONO RIMASTA FOLGORATA DA QUESTA DISCIPINA.
A DISTANZA DI UN ANNO DI TRAVERSIE VARIE ED EVENTUALI, SONO ANCORA QUI A PARLARE DI KENDO.
L'INNAMORAMENTO PERDURA.
E FINALMENTE SONO ISCRITTA UFFICIALMENTE AL CUS VERONA.
CHISSA' COSA MI RISERVA QUESTO ANNO CHE STA PER INIZIARE!
AUGURI A TUTTI E A PRESTO!!!
AMA
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martedì 18 dicembre 2007
Kendo sincronicity - 2
Ma ragazzi! Cosa sta succedendo?!?
E' successo poco fa.
Alle 8:00 mi sono alzata per prepararmi per l'appuntamento mattutino con la fisioterapista.
Mi sono alzata con una serie di riflessioni.
"Che ci faccio qui?", questo, il pensiero madre.
Alla luce del fatto che sto sentendo un forte bisogno di cambiare la mia vita, perché sto maturando una diversa coscienza di me, alla luce di alcuni fatti personali che mi stanno accadendo, e della conseguente stanchezza emotiva, alla luce del bisogno di appagamento che può dare una vita gustata a rincorrere i sogni, stamattina, guardando dalla finestra il profilo conosciuto della mia città, mi sono chiesta, appunto: "Che ci faccio qui?".
Già sto cercando un altro lavoro, perché questo che ho non mi permette, tra le altre cose, di praticare...
...E chi l'ha detto che io debba cercarlo proprio qui?
Non ho, purtroppo e con rammarico, legami sentimentali: questo è il genere di sogni che non dipendono esclusivamente da me; rincorrerli ha meno senso.
Il lavoro, già che lo voglio cambiare, non costituisce un legame.
I legami con la mia famiglia d'origine non sono poi così stretti.
Ho degli amici stretti e veri, gli stessi che, quando sono partita per l'America, erano i primi a essere contenti per le prospettive di una nuova vita per me. Quegli amici che so che ci sono e ci saranno sempre, ovunque io sia. Gli stessi che dicono: "Nonostante il dispiacere di non averti presente e vicina, c'è il piacere per noi di qualcosa che ti dà gioia. E se è vera amicizia, questa non può costituire un limite alle tue esperienze. La vera amicizia valorizza la tua libertà".
Ho gli amici veri nel cuore. E un sogno da un anno: il kendo, che si manifesta e sembra chiamarmi attraverso eventi e messaggi speciali.
"E se a questo punto me ne andassi a vivere in Giappone?".
Se mai avrò una famiglia, questo non mi permetterà di vivere delle pazzie, perché la famiglia avrà la precedenza. Sono ancora in tempo per vivere matti sogni. Se non lo faccio ora, non lo faccio più.
Mentre vaneggiavo in questo modo, recandomi all'appuntamento, alla luce di quello che ho scritto nel post precedente, mi è venuto in mente di chiedere un segnale per capire se questi sono soltanto delirii di una ragazza delusa da eventi recenti, oppure se questa ipotesi può essere veramente la soluzione al mio bisogno di far chiarezza, essendo giunta ad un punto cruciale della mia vita.
Ero, alle 9:45, nella saletta a fare gli ultrasuoni alla caviglia; stavo scrivendo un sms a Laura.
C'era la porta aperta, e sentivo in lontanza le voci della fisioterapista e di un paziente provenire dalla palestra.
Ad un certo punto sento distintamente la parola "Giappone".
Campanello d'allarme.
Ma stavolta non ero stupita. Era come se me lo aspettassi.
Mi è venuto da sorridere.
Quando Enrico e la fisioterapista sono entrati nella saletta delle macchine elettromedicali, dov'ero io, ho chiesto subito:
"Stavate parlando del Giappone, poco fa?"
Enrico: "Sì, c'è andato mio zio 25 anni fa"
Ed io: "In villeggiatura?", ma ormai mi aspettavo già la sua risposta e, quando l'ho sentita, ero calma, e mi è scappato un sorriso.
"No, per lavoro. E' molto bello."
Ragazzi, non sto sparando dei razzi. Sto dicendo sul serio.
L'ho sentito con le mie orecchie.
Ho chiesto un segnale. Un'ora e mezza dopo l'ho ricevuto.
E ora?
Proprio qui, di fianco a me, sulla scrivania, ho pronto il certificato medico per l'iscrizione al CUS. Nonostante tutto, mi hanno ritenuta idonea all'attività agonistica. :-D
In due o tre giorni sono iscritta.
Ho già parlato altrove di tanti fatti che, durante quest'anno, hanno rimandato questo momento.
Non ultimo, un'esperienza privata breve, intensa, finita in malo modo in questi giorni, che non mi fa gradire momentaneamente l'idea di frequentare l'ambiente del kendo italiano.
Ricevo messaggi contrastanti. Da una parte un anno costellato di difficoltà e ostacoli che hanno limitato la mia possibilità di praticare (vedi post dell'incontro ama vs. Mr X), dall'altro messaggi lampanti come quelli raccontati nel post precedente (e ho altre belle sincronicità da raccontarvi a riguardo, una avuta in febbraio, altre a fine maggio).
Che anno strano.
Forse devo praticare kendo.
Forse non qui.
Mi ritiro per deliberare.
E' successo poco fa.
Alle 8:00 mi sono alzata per prepararmi per l'appuntamento mattutino con la fisioterapista.
Mi sono alzata con una serie di riflessioni.
"Che ci faccio qui?", questo, il pensiero madre.
Alla luce del fatto che sto sentendo un forte bisogno di cambiare la mia vita, perché sto maturando una diversa coscienza di me, alla luce di alcuni fatti personali che mi stanno accadendo, e della conseguente stanchezza emotiva, alla luce del bisogno di appagamento che può dare una vita gustata a rincorrere i sogni, stamattina, guardando dalla finestra il profilo conosciuto della mia città, mi sono chiesta, appunto: "Che ci faccio qui?".
Già sto cercando un altro lavoro, perché questo che ho non mi permette, tra le altre cose, di praticare...
...E chi l'ha detto che io debba cercarlo proprio qui?
Non ho, purtroppo e con rammarico, legami sentimentali: questo è il genere di sogni che non dipendono esclusivamente da me; rincorrerli ha meno senso.
Il lavoro, già che lo voglio cambiare, non costituisce un legame.
I legami con la mia famiglia d'origine non sono poi così stretti.
Ho degli amici stretti e veri, gli stessi che, quando sono partita per l'America, erano i primi a essere contenti per le prospettive di una nuova vita per me. Quegli amici che so che ci sono e ci saranno sempre, ovunque io sia. Gli stessi che dicono: "Nonostante il dispiacere di non averti presente e vicina, c'è il piacere per noi di qualcosa che ti dà gioia. E se è vera amicizia, questa non può costituire un limite alle tue esperienze. La vera amicizia valorizza la tua libertà".
Ho gli amici veri nel cuore. E un sogno da un anno: il kendo, che si manifesta e sembra chiamarmi attraverso eventi e messaggi speciali.
"E se a questo punto me ne andassi a vivere in Giappone?".
Se mai avrò una famiglia, questo non mi permetterà di vivere delle pazzie, perché la famiglia avrà la precedenza. Sono ancora in tempo per vivere matti sogni. Se non lo faccio ora, non lo faccio più.
Mentre vaneggiavo in questo modo, recandomi all'appuntamento, alla luce di quello che ho scritto nel post precedente, mi è venuto in mente di chiedere un segnale per capire se questi sono soltanto delirii di una ragazza delusa da eventi recenti, oppure se questa ipotesi può essere veramente la soluzione al mio bisogno di far chiarezza, essendo giunta ad un punto cruciale della mia vita.
Ero, alle 9:45, nella saletta a fare gli ultrasuoni alla caviglia; stavo scrivendo un sms a Laura.
C'era la porta aperta, e sentivo in lontanza le voci della fisioterapista e di un paziente provenire dalla palestra.
Ad un certo punto sento distintamente la parola "Giappone".
Campanello d'allarme.
Ma stavolta non ero stupita. Era come se me lo aspettassi.
Mi è venuto da sorridere.
Quando Enrico e la fisioterapista sono entrati nella saletta delle macchine elettromedicali, dov'ero io, ho chiesto subito:
"Stavate parlando del Giappone, poco fa?"
Enrico: "Sì, c'è andato mio zio 25 anni fa"
Ed io: "In villeggiatura?", ma ormai mi aspettavo già la sua risposta e, quando l'ho sentita, ero calma, e mi è scappato un sorriso.
"No, per lavoro. E' molto bello."
Ragazzi, non sto sparando dei razzi. Sto dicendo sul serio.
L'ho sentito con le mie orecchie.
Ho chiesto un segnale. Un'ora e mezza dopo l'ho ricevuto.
E ora?
Proprio qui, di fianco a me, sulla scrivania, ho pronto il certificato medico per l'iscrizione al CUS. Nonostante tutto, mi hanno ritenuta idonea all'attività agonistica. :-D
In due o tre giorni sono iscritta.
Ho già parlato altrove di tanti fatti che, durante quest'anno, hanno rimandato questo momento.
Non ultimo, un'esperienza privata breve, intensa, finita in malo modo in questi giorni, che non mi fa gradire momentaneamente l'idea di frequentare l'ambiente del kendo italiano.
Ricevo messaggi contrastanti. Da una parte un anno costellato di difficoltà e ostacoli che hanno limitato la mia possibilità di praticare (vedi post dell'incontro ama vs. Mr X), dall'altro messaggi lampanti come quelli raccontati nel post precedente (e ho altre belle sincronicità da raccontarvi a riguardo, una avuta in febbraio, altre a fine maggio).
Che anno strano.
Forse devo praticare kendo.
Forse non qui.
Mi ritiro per deliberare.
domenica 16 dicembre 2007
Kendo sincronicity
Ora che è passata una settimana, e ho metabolizzato lo stupore, questa ve la devo proprio raccontare.
Non è la prima volta che in situazioni di confusione e smarrimento chiedo un segnale dall'alto sulla strada da seguire e... mi piove in testa una tegola.
Intanto mando direttamente da questo post un piccolo saluto al caro nishinkan, perché so che recepisci favorevolmente questo tipo di argomenti.
"Cos'è la sincronicità? Una sincronicità si presenta apparentemente come un incontro casuale che tuttavia sembra divinamente orchestrato. (...) Il loro accadimento colpisce chi vi è coinvolto, che li percepisce come eventi speciali, inattesi o inspiegabili secondo la normale logica causa-effetto. L'effetto di una sincronicità sulla psiche è di suscitare la consapevolezza del fatto che forse uno scopo più grande - o persino divino - è all'opera. (...) Per esempio, forse abbiamo bisogno di qualche informazione particolare, e inaspettatamente ci imbattiamo in qualcuno che ci dà esattamente quello di cui abbiamo bisogno.(...) Il termine sincronicità fu usato per la prima volta dallo psicologo svizzero Carl Jung, che iniziò a riguardare gli avvenimenti coincidenti come fenomeni che sembravano appartenere a un diverso ordine del mondo. Fino a epoche recenti la nostra spiegazione del mondo materiale fu basata soltanto sulla logica e interpretata in termini di causa ed effetto.(...) Le cose sono cambiate. La nuova scienza, basata sulla teoria quantistica, ora ci dice che la causa e l'effetto spiegano solo in parte il nostro mondo fisico. Noi non siamo delimitati dal tempo e dallo spazio così come pensavamo. Per esempio, gli scienziati hanno fatto un esperimento in cui sono state divise delle molecole ed è stata mutata la rotazione di una delle particelle che le componevano. Si è visto che la particella collegata alla prima cambia rotazione all'istante, indipendentemente da quanto si trovino distanti. In questo modo l'interrelazione delle particelle rimaneva costante, senza che venisse influenzata dalle variabili di tempo e distanza. Sembra che tutte le cose esistano all'interno di un campo di energia interconnesso." (da "Lo scopo della tua vita" - C.Adrienne, Ed.Corbaccio).
Più volte ho avuto la sensazione, magari in momenti estremamente bui e pesanti, di non essere sola, come se "qualcosa" fosse in ascolto.
In momenti particolari mi è capitato più volte di rivolgere richieste e... ricevere risposta tramite segnali.
Altrettante volte mi sono chiesta se stavo sognando, se era tutto frutto della mia fantasia... insomma la mente e la razionalità intervenivano subito per rimettere tutto... "a posto".
Ma quando questi segnali sono "solidi", concreti e tangibili, non posso più raccontarmi che ho preso uno "svarione".
Domenica 9 sarei dovuta andare a Ferrara a vedere gli esami di kendo. Ho deciso da un po' che non voglio perdermi nessun appuntamento che riguardi questa bella disciplina.
Sabato 8 mi sono vista con una persona che conosco da molto poco.
Il primo incontro, quello precedente, era stato per me favoloso.
Quello di quel sabato mi aveva lasciato invece perplessa e poco convinta, con una sensazione strana addosso.
Per cui, di andare a Ferrara, a vedere tra l'altro questa persona dare gli esami, non avevo affatto voglia. O sì?
Sì o no? Dovevo andare? Avevo voglia? No? E perché? Stare a casa? Era la voce del cuore a dirmi così? O la razionalità?
Che caos. Non mi andava. E se mi fossi pentita?
Ricevo poi l'informazione che gli esami erano stati anticipati di un'ora.
Ecco, avevo in programma di andare a pranzo dai miei, ma con quell'imprevisto avrei dovuto saltare il pranzo e partire immediatamente.
Non che questo fosse un problema, se la situazione fosse stata più serena: se per un uomo che mi aveva chiesto di sposarlo ho lasciato gli amici (contenti per me), il lavoro e l'Italia per andare a vivere in un bosco del Connecticut, figurarsi che problema sarebbe stato saltare il pranzo dai miei per andare a ... Ferrara!!!
Ho scelto di andare a pranzo dai miei.
Ho mangiato poco, non avevo appetito (sì, yama-san, hai letto bene: NON avevo appetito); ho giocherellato un po' con la mia nipotina di un mese e mezzo. E poi sono arrivata al dunque.
"E ora che il pranzo è finito? Che faccio? Vado a casa? Vado a Ferrara?"
Scrutando dentro di me e non trovando da nessuna parte altra risposta che "Boh !", ho chiesto all'alto di ricevere un segnale.
E qui arriva l'incredibile.
Mi si avvicina mia mamma:
"Prima di andare ti devo dare un po' di cose: qui c'è la giacca di pelle riparata, un sacchetto di pane grattugiato e... poi... abbiamo trovato questa" e mi porge un pezzo di stoffa bianco ripiegato con dei segni neri.
Lo apro e...
...rimango impietrita.
Quando recupero un po' di mobilità alla mascella che mi era cascata, biascico a stento una domanda:
"Da...da... do... dove viene que... questo?"
"Mah, non so, mi sa che l'ha portata a casa anni fa tuo fratello quando è andato a vedere la Juventus!"
E mio fratello: "Chi? Io? No, non l'ho mai vista"
E mia mamma: "Ma sì, la Juve"
Mia sorella: "Non so da dove venga, l'ho trovata in un cassetto in un armadio".
Era un pezzo di stoffa bianco, con degli ideogrammi giapponesi neri.
Ho riconosciuto l'ideogramma "Ai" che significa "amore" e gli ideogrammi che compongono la parola "kendo".
Senza proferire altre parole, ho preso il tenugui e sono partita, felice, per Ferrara, da quella persona.
Ora, ditemi voi.
Nessuno sa da dove venga fuori.
Io non ho mai avuto niente di simile, niente che riguardasse il kendo.
Ho solo due shinai prese da Chri in Giappone questo giugno e niente altro di corredo al kendo, né avrei mai potuto lasciare qualcosa dai miei perché vado da loro raramente. Nessuno ha mai visto prima quel pezzo di stoffa. Nessuno ha mai praticato arti marziali nella mia famiglia, tantomeno il kendo che nella mia città e provincia non esiste.
Io ho accennato a mia mamma che vorrei praticare kendo, ma lei non sa neanche cos'è.
Chiedo un segnale e arriva mia mamma con quella che lei crede una sciarpa della Juventus.
E' un tenugui con su scritto (me lo sono poi fatto tradurre dalla mia insegnante di giapponese, sempre per l'incredulità e il timore di aver preso uno svarione):
20° anniversario del gruppo sportivo Haratani Kendo
SEI AI KEN (sacro amore spada)
Appena trovo un marchingegno fotografico ne posto in incipit la foto.
Devo ancora capire perché "mi hanno mandato" a Ferrara, ma certamente ho seguito il segnale e percorso questa strada.
Altra curiosità. Lungo il tragitto verso Ferrara, mentre ripensavo a questo fatto, e mi dicevo che probabilmente dunque questa era la strada giusta da percorrere, vedo un cartello con su scritto "via A. e il mio cognome". Come se Carlo Sappino vedesse scritto "via C.Sappino" o Carlo Caprino vedesse scritto "via C.Caprino" mentre si chiedono se stanno percorrendo la strada giusta.
Sono cose che fanno venire i brividi.
Ho guardato su Google Map, perché quella via non l'ho mai sentita, ("magari me la sono sognata?"), invece c'è, eccome.
Ora, non mi resta che capire.
Non è la prima volta che in situazioni di confusione e smarrimento chiedo un segnale dall'alto sulla strada da seguire e... mi piove in testa una tegola.
Intanto mando direttamente da questo post un piccolo saluto al caro nishinkan, perché so che recepisci favorevolmente questo tipo di argomenti.
"Cos'è la sincronicità? Una sincronicità si presenta apparentemente come un incontro casuale che tuttavia sembra divinamente orchestrato. (...) Il loro accadimento colpisce chi vi è coinvolto, che li percepisce come eventi speciali, inattesi o inspiegabili secondo la normale logica causa-effetto. L'effetto di una sincronicità sulla psiche è di suscitare la consapevolezza del fatto che forse uno scopo più grande - o persino divino - è all'opera. (...) Per esempio, forse abbiamo bisogno di qualche informazione particolare, e inaspettatamente ci imbattiamo in qualcuno che ci dà esattamente quello di cui abbiamo bisogno.(...) Il termine sincronicità fu usato per la prima volta dallo psicologo svizzero Carl Jung, che iniziò a riguardare gli avvenimenti coincidenti come fenomeni che sembravano appartenere a un diverso ordine del mondo. Fino a epoche recenti la nostra spiegazione del mondo materiale fu basata soltanto sulla logica e interpretata in termini di causa ed effetto.(...) Le cose sono cambiate. La nuova scienza, basata sulla teoria quantistica, ora ci dice che la causa e l'effetto spiegano solo in parte il nostro mondo fisico. Noi non siamo delimitati dal tempo e dallo spazio così come pensavamo. Per esempio, gli scienziati hanno fatto un esperimento in cui sono state divise delle molecole ed è stata mutata la rotazione di una delle particelle che le componevano. Si è visto che la particella collegata alla prima cambia rotazione all'istante, indipendentemente da quanto si trovino distanti. In questo modo l'interrelazione delle particelle rimaneva costante, senza che venisse influenzata dalle variabili di tempo e distanza. Sembra che tutte le cose esistano all'interno di un campo di energia interconnesso." (da "Lo scopo della tua vita" - C.Adrienne, Ed.Corbaccio).
Più volte ho avuto la sensazione, magari in momenti estremamente bui e pesanti, di non essere sola, come se "qualcosa" fosse in ascolto.
In momenti particolari mi è capitato più volte di rivolgere richieste e... ricevere risposta tramite segnali.
Altrettante volte mi sono chiesta se stavo sognando, se era tutto frutto della mia fantasia... insomma la mente e la razionalità intervenivano subito per rimettere tutto... "a posto".
Ma quando questi segnali sono "solidi", concreti e tangibili, non posso più raccontarmi che ho preso uno "svarione".
Domenica 9 sarei dovuta andare a Ferrara a vedere gli esami di kendo. Ho deciso da un po' che non voglio perdermi nessun appuntamento che riguardi questa bella disciplina.
Sabato 8 mi sono vista con una persona che conosco da molto poco.
Il primo incontro, quello precedente, era stato per me favoloso.
Quello di quel sabato mi aveva lasciato invece perplessa e poco convinta, con una sensazione strana addosso.
Per cui, di andare a Ferrara, a vedere tra l'altro questa persona dare gli esami, non avevo affatto voglia. O sì?
Sì o no? Dovevo andare? Avevo voglia? No? E perché? Stare a casa? Era la voce del cuore a dirmi così? O la razionalità?
Che caos. Non mi andava. E se mi fossi pentita?
Ricevo poi l'informazione che gli esami erano stati anticipati di un'ora.
Ecco, avevo in programma di andare a pranzo dai miei, ma con quell'imprevisto avrei dovuto saltare il pranzo e partire immediatamente.
Non che questo fosse un problema, se la situazione fosse stata più serena: se per un uomo che mi aveva chiesto di sposarlo ho lasciato gli amici (contenti per me), il lavoro e l'Italia per andare a vivere in un bosco del Connecticut, figurarsi che problema sarebbe stato saltare il pranzo dai miei per andare a ... Ferrara!!!
Ho scelto di andare a pranzo dai miei.
Ho mangiato poco, non avevo appetito (sì, yama-san, hai letto bene: NON avevo appetito); ho giocherellato un po' con la mia nipotina di un mese e mezzo. E poi sono arrivata al dunque.
"E ora che il pranzo è finito? Che faccio? Vado a casa? Vado a Ferrara?"
Scrutando dentro di me e non trovando da nessuna parte altra risposta che "Boh !", ho chiesto all'alto di ricevere un segnale.
E qui arriva l'incredibile.
Mi si avvicina mia mamma:
"Prima di andare ti devo dare un po' di cose: qui c'è la giacca di pelle riparata, un sacchetto di pane grattugiato e... poi... abbiamo trovato questa" e mi porge un pezzo di stoffa bianco ripiegato con dei segni neri.
Lo apro e...
...rimango impietrita.
Quando recupero un po' di mobilità alla mascella che mi era cascata, biascico a stento una domanda:
"Da...da... do... dove viene que... questo?"
"Mah, non so, mi sa che l'ha portata a casa anni fa tuo fratello quando è andato a vedere la Juventus!"
E mio fratello: "Chi? Io? No, non l'ho mai vista"
E mia mamma: "Ma sì, la Juve"
Mia sorella: "Non so da dove venga, l'ho trovata in un cassetto in un armadio".
Era un pezzo di stoffa bianco, con degli ideogrammi giapponesi neri.
Ho riconosciuto l'ideogramma "Ai" che significa "amore" e gli ideogrammi che compongono la parola "kendo".
Senza proferire altre parole, ho preso il tenugui e sono partita, felice, per Ferrara, da quella persona.
Ora, ditemi voi.
Nessuno sa da dove venga fuori.
Io non ho mai avuto niente di simile, niente che riguardasse il kendo.
Ho solo due shinai prese da Chri in Giappone questo giugno e niente altro di corredo al kendo, né avrei mai potuto lasciare qualcosa dai miei perché vado da loro raramente. Nessuno ha mai visto prima quel pezzo di stoffa. Nessuno ha mai praticato arti marziali nella mia famiglia, tantomeno il kendo che nella mia città e provincia non esiste.
Io ho accennato a mia mamma che vorrei praticare kendo, ma lei non sa neanche cos'è.
Chiedo un segnale e arriva mia mamma con quella che lei crede una sciarpa della Juventus.
E' un tenugui con su scritto (me lo sono poi fatto tradurre dalla mia insegnante di giapponese, sempre per l'incredulità e il timore di aver preso uno svarione):
20° anniversario del gruppo sportivo Haratani Kendo
SEI AI KEN (sacro amore spada)
Appena trovo un marchingegno fotografico ne posto in incipit la foto.
Devo ancora capire perché "mi hanno mandato" a Ferrara, ma certamente ho seguito il segnale e percorso questa strada.
Altra curiosità. Lungo il tragitto verso Ferrara, mentre ripensavo a questo fatto, e mi dicevo che probabilmente dunque questa era la strada giusta da percorrere, vedo un cartello con su scritto "via A. e il mio cognome". Come se Carlo Sappino vedesse scritto "via C.Sappino" o Carlo Caprino vedesse scritto "via C.Caprino" mentre si chiedono se stanno percorrendo la strada giusta.
Sono cose che fanno venire i brividi.
Ho guardato su Google Map, perché quella via non l'ho mai sentita, ("magari me la sono sognata?"), invece c'è, eccome.
Ora, non mi resta che capire.
giovedì 13 dicembre 2007
Ci siamo quasi!
Evviva!!! Manca poco a un sogno!!!Ho già prodotto i documenti per l’iscrizione alla CIK, e tra poco … FINALMENTE … perfezionerò l’iscrizione al CUS VERONA KENDO !!!!
Primo passo… la visita medica!!!
Evviva!!!
L’altroieri sono andata e già mi sentivo una kendoka coi fiocchi.
…Salvo uscire dalla visita un po’ ammaccata….
Innanzitutto sono entrata con una buona notizia… mi hanno preso le misure e ho scoperto di essere più alta di un cm rispetto a quello che credevo… ma nemmeno così riesco a raggiungere il metro e sessanta :-D
Poi sarcastico verdetto della bilancia: 55 Kg!!!! Non sono mai stata 55 Kg in tutta la mia vitaaaa!!!
Poi visita oculistica: con le lenti a contatto addosso, con l’occhio dx non sono riuscita a leggere ben 5 file di lettere…
E poi lui…. Quel maledetto scalino….
Su e giù, su e giù, su e giù, su e giù…
Sono partita tutta determinata e sono arrivata che mi sentivo una Cinquecento ammaccata con le ruote sgonfie.
AIUTO!!! Ma sono consapevole di quello che sto facendo?!?
Si tratta di kendo!!! Non si scherza!!!
Se non mi do subito da fare ad allenarmi, qui la vedo proprio grigia… :(
Nell'immagine: proposta grafica di Igor Novelli
martedì 11 dicembre 2007
Epopea GdiG - 6

Laura.
La guardavo combattere e, dietro la faccia imparziale da GdiG, segretamente tifavo per lei.
Chissà come sarà quando saprò qualcosa di kendo, e mi troverò a combattere con lei.
Sarà senz’altro una bella emozione, se è vero che il kendo è anche un “dialogo” tra due persone.
Intanto stavo attenta a segnare tempi e punteggi. Mi trovo proprio a mio agio e mi diverto un sacco tra bandierine gialle, cronometri e verbali di gara.
C’è chi, come me, si diverte più così, che non passare il week-end secondo i consueti canoni del “divertimento”.
A volte mi chiedo se sono a posto, se mi manca qualcosa.
Guardo i coetanei (non parliamo di quelli ancora più giovani che proprio capisco ancora meno) e non mi ci ritrovo.
Non conosco i locali di divertimento della mia città e dintorni.
Preferisco una bella tavolata tra amici che fare quattro salti da qualche parte al ritmo di una musica che non mi dà nessuna emozione (non che la musica che piace a me sia da prediligere, anzi, capisco bene che possa non piacere ad altri).
Preferisco parlare con gli amici di grandi progetti, iniziative, sogni, il significato sfuggente della vita, di come ce la aspettavamo, di come invece è andata e di come forse sarà. Davanti magari a qualcosa (poco) da bere o mangiucchiare. Prediligo posti dove si possa parlare.
Di sogni e progetti.
Avete presente no? Qualcosa tipo… quegli artisti o letterati che si trovavano nei caffè a fantasticare su nuove correnti stilistiche da proporre al mondo, forse un pretesto per trascorrere il tempo insieme, in compagnia di persone con gli stessi interessi.
Però mi manca lo scherzo, la risata. Un modo diverso di stare insieme.
Pensavo di recente a personaggi come Klaus e Daniel del Cus Verona. Daniel con le battute e i racconti, Klaus con i racconti e una mimica esilarante: quando partono, diventa veramente un godibilissimo spettacolo guardarli insieme.
A volte mi chiedo se sono troppo seria.
Anche da adolescente (a parte una fugace patologia per i Duran Duran e gli A-ha, a cui non è scampata nessuna ragazzina dei miei tempi) non mi invaghivo di attori o musicisti avvenenti. Anche adesso, a me un Brad Pitt non dice assolutamente niente. In compenso in casa mia campeggia un mega poster di un balestriere inginocchiato di epoca Qin.
Che figo che è!
Quegli antichi lineamenti orientali che trasudano fierezza guerriera incastonata nella terracotta!!!
Sì, a volte mi chiedo ...
Comunque perché tutte queste paranoie? Se io mi diverto un sacco a passare le domeniche in altre città ad alzare bandierine gialle… che male c’è?!?
Intanto gioivo segretamente delle vittorie di Laura, passata in semifinale. Grande!!
Ovviamente poi le squadre… Nel mio quadrato c’era la squadra con Giacomo, Pier e Flavio del Cus. Purtroppo non sono riusciti a dare appieno quello che so che possono.
Si sono spinti oltre i miei compagni dell'altra squadra del Cus Verona, perdendo contro il Savona Kendo, ma piazzandosi terzi. Dispiace per Daniel, che non ha ancora portato a casa particolari soddisfazioni come meriterebbe il suo buon kendo. Stupore nel vedere Vittorio, una nuova leva che ha iniziato a febbraio, che ha dato il massimo di sé con una grinta fenomenale, tentando di applicare ogni tecnica conosciuta ad ogni occasione possibile, e questo, alla sua prima esperienza di gara! Mi ha colpito molto anche vedere con quanta foga e partecipazione Klaus (Claudio Intrieri), faceva sentire ai ragazzi la sua vicinanza.
Sono stata comunque contenta del risultato ottenuto dal Savona Kendo, è nota la mia predilezione per il mitico Sappa (senior), e non nascondo che speravo fortemente in una loro vittoria, anche se contro il Kodokan, beh... c'è poco da sperare.
Che gran giornata!!! Mi sono sentita benvoluta da tutti (non è forse questo il nostro più sotterraneo desiderio?) e questo l'ho percepito particolarmente nel calore che mi hanno dimostrato i compagni Giudici di Gara, anche quelli che non conoscevo, e i responsabili e organizzatori della manifestazione, tra cui c'era anche Serafino Mellone, una persona che mi aveva molto colpito per la sua disponibilità mostrata a noi principianti senza armatura, quando ho partecipato in gennaio al seminario a Calcinato in memoria di Ohtsuka Sensei. Gliel'ho detto, infatti.
Mi sono poi avvicinata a Laura per complimentarmi con lei, vittoria!!!! Le ho detto che tifavo per lei. Sì, io tiferò sempre per Laura... tranne se e quando... capiterà che dovrò combattere contro di lei... :-)
Laura stava per consegnare un foglio (credo fosse un questionario che aveva richiesto Takenori Ito per la sua tesi di laurea), e, appena appoggiato, di colpo mi prende e mi abbraccia forte! Io, stupita, ricambio forte. Finalmente!!! D'improvviso si era sciolta quella strana sensazione di imbarazzo e di incapacità di esprimersi che si era creata dal momento che ci siamo conosciute su questo blog a quando ci siamo viste per la prima volta di persona.
Che grande giornata.
Non ho descritto tutte le emozioni, tutto il mondo che ho vissuto quel giorno. Vi è mai capitato di sentirvi in un particolare stato d'animo, grazie al quale ogni cosa accade al momento giusto, da sola, senza alcuno sforzo e tutto procede da sé, meravigliosamente bene? Credo che capiti a tutti, un giorno... un momento... anche un solo istante... e arriva e accade forse per comunicarci che vivere così... è possibile. Certamente, una cosa impossibile non accade neanche una sola volta. Perciò, se è accaduto per un istante, POTENZIALMENTE è possibile viverlo sempre.
Sì, volutamente ho omesso di riportare tante altre belle emozioni.
Ma il 25 novembre 2007 rimarrà impresso dentro di me per sempre.
Nella foto, un momento della manifestazione: Zago in dimostrazione, ed io dietro al manifesto che lo guardo.
(Foto di Mario Corallo - Shumpukan, Milano)
giovedì 6 dicembre 2007
Versione inglese!
English version available.
Che bello che sarà se riceverò commenti da altre parti del mondo!!!
Ciaoooo!!!!
Che bello che sarà se riceverò commenti da altre parti del mondo!!!
Ciaoooo!!!!
venerdì 30 novembre 2007
Epopea GdiG - 5
La giornata si è conclusa con una bella sensazione di soddisfazione. La soddisfazione di aver imparato tante cose nuove, conosciuto persone nuove, e portato a casa tanto divertimento.
Ricordo anche una bella discussione con Christian, che mi ha accompagnato alla stazione dei treni e gentilmente è rimasto con me nella mezz’ora di attesa.
Mai però mi sarei aspettata una soddisfazione come quella che avrei vissuto un mese dopo, in qualità di GdiG al Memorial Massimo Ficuciello!!!
25/11/07: Un giorno perfetto.
Avevo una voglia matta di andarci! E voglio assistere a tutte le occasioni che si presenteranno per fare pratica.
Mi sono alzata alle 4:30. Stavolta però niente treno eh eh! Anche se non riesco a piegare mignolo e anulare della mano sinistra, a guidare riesco lo stesso. Una delle cose che adoro di più è lanciare i miei sogni su un’autostrada e partire per acchiapparli.
Adoro l’autostrada.
Ora sono qui. Tra tre ore sarò là! Non è meraviglioso?!?
Anche se faccio una fatica maledetta a scollarmi dal letto, quando ci riesco mi piace tantissimo gustarmi il mattino presto.
Mi sono alzata e sono andata in cucina.
Fuori il buio… e il silenzio… del sonno… delle case…
…il profilo... storico della... mia città…
…una bella giornata… che inizia…
…ZZZZ…
Mi riprendo con l’aroma del caffè che si fonde con la mia sonnolenza.
Acc! Non ho tempo per far colazione (anatema!) devo muovermi e inforcare la macchina il prima possibile per evitare un passaggio da incubo: per me, il tratto autostradale Bergamo-Dalmine è più terrificante del temibile stretto di Gibilterra, dove finiva il mondo e oltre il quale gli antichi non osavano passare.
Lì c’è sempre una coda della madonna, invece, sarà per l’orario mattiniero, o per la nuova quarta corsia, ho fatto un viaggio liscio come l’olio fino a Novara. Intanto è arrivata la luce già da un pezzo, il mattino è fresco, e rimango a bocca aperta a guardare la bianca muraglia delle Alpi all’orizzonte. Come sono alte! Mi fanno uno strano effetto, perché non sono abituata a vedere queste alture.
Vivo proprio in una pozzanghera della Val Padana, e tutto quello che riesco a vedere all’orizzonte, e solamente nelle giornate di sole accecante, è il Monte Baldo veronese, in lontananza.
Niente a che vedere con la maestosità di quella corona di roccia che ho visto in Piemonte.
Del resto, il Piemonte, fino a prima di quest’anno, non l’avevo mai visto.
Evviva evviva evviva!
Ci siamo! Con le chiare indicazioni lette in internet sul volantino della manifestazione arrivo a destinazione in pochi minuti.
Memore di quello che ho provato a Genova, oggi ho deciso che voglio vivere una giornata sensazionale. Punto.
Arrivo alle 8:30. Noooo!!!
Non mi sono fermata all’Autogrill a fare colazione perché avevo premura di arrivare in buon anticipo (la manifestazione iniziava alle 9:00), ma confidavo di poterla fare all’arrivo. Di nuovo mi ero dimenticata che era domenica! Bar chiusi, quel palazzetto era sprovvisto di qualsisasi cosa di commestibile fino al mezzogiorno.
Per fortuna che c’era mamma Filippi, che mi ha salvato con un pacchettino di Pavesini. Mi sarei rifatta poi col pranzo.
Ero un po’ tesa… e mi sono messa un po’ in disparte a ripassare gli appunti del corso per giudici di gara.
Evviva! Con piacere rivedo Carlo e Mino! Il divertimento è assicurato.
Conosco meglio anche Michela, gentile e pronta ad allietare la vita dei GdiG, preparando bevande calde e occupandosi del pranzo. Il rammarico, mio e di Carlo, è di non aver potuto mangiare il suo favoloso sushi.
Trovo una piacevole accoglienza da parte di tutti. Aiuto i GdiG ad aver chiara la situazione squadre e atleti partecipanti fornendo i nominativi che recupero al tavolo delle iscrizioni, dove trovo dei personaggi singolari e simpatici.
Sono abbondantemente passate le 09:00 e gli atleti non sono ancora arrivati tutti.
Sono al tavolo col mitico Carlo. Sto proprio bene.
Sono troppo felice di essere qui.
Segno i punti sul verbale. Sono iniziate le gare femminili.
Io tengo e terrò sempre per Laura.
Ricordo anche una bella discussione con Christian, che mi ha accompagnato alla stazione dei treni e gentilmente è rimasto con me nella mezz’ora di attesa.
Mai però mi sarei aspettata una soddisfazione come quella che avrei vissuto un mese dopo, in qualità di GdiG al Memorial Massimo Ficuciello!!!
25/11/07: Un giorno perfetto.
Avevo una voglia matta di andarci! E voglio assistere a tutte le occasioni che si presenteranno per fare pratica.
Mi sono alzata alle 4:30. Stavolta però niente treno eh eh! Anche se non riesco a piegare mignolo e anulare della mano sinistra, a guidare riesco lo stesso. Una delle cose che adoro di più è lanciare i miei sogni su un’autostrada e partire per acchiapparli.
Adoro l’autostrada.
Ora sono qui. Tra tre ore sarò là! Non è meraviglioso?!?
Anche se faccio una fatica maledetta a scollarmi dal letto, quando ci riesco mi piace tantissimo gustarmi il mattino presto.
Mi sono alzata e sono andata in cucina.
Fuori il buio… e il silenzio… del sonno… delle case…
…il profilo... storico della... mia città…
…una bella giornata… che inizia…
…ZZZZ…
Mi riprendo con l’aroma del caffè che si fonde con la mia sonnolenza.
Acc! Non ho tempo per far colazione (anatema!) devo muovermi e inforcare la macchina il prima possibile per evitare un passaggio da incubo: per me, il tratto autostradale Bergamo-Dalmine è più terrificante del temibile stretto di Gibilterra, dove finiva il mondo e oltre il quale gli antichi non osavano passare.
Lì c’è sempre una coda della madonna, invece, sarà per l’orario mattiniero, o per la nuova quarta corsia, ho fatto un viaggio liscio come l’olio fino a Novara. Intanto è arrivata la luce già da un pezzo, il mattino è fresco, e rimango a bocca aperta a guardare la bianca muraglia delle Alpi all’orizzonte. Come sono alte! Mi fanno uno strano effetto, perché non sono abituata a vedere queste alture.
Vivo proprio in una pozzanghera della Val Padana, e tutto quello che riesco a vedere all’orizzonte, e solamente nelle giornate di sole accecante, è il Monte Baldo veronese, in lontananza.
Niente a che vedere con la maestosità di quella corona di roccia che ho visto in Piemonte.
Del resto, il Piemonte, fino a prima di quest’anno, non l’avevo mai visto.
Evviva evviva evviva!
Ci siamo! Con le chiare indicazioni lette in internet sul volantino della manifestazione arrivo a destinazione in pochi minuti.
Memore di quello che ho provato a Genova, oggi ho deciso che voglio vivere una giornata sensazionale. Punto.
Arrivo alle 8:30. Noooo!!!
Non mi sono fermata all’Autogrill a fare colazione perché avevo premura di arrivare in buon anticipo (la manifestazione iniziava alle 9:00), ma confidavo di poterla fare all’arrivo. Di nuovo mi ero dimenticata che era domenica! Bar chiusi, quel palazzetto era sprovvisto di qualsisasi cosa di commestibile fino al mezzogiorno.
Per fortuna che c’era mamma Filippi, che mi ha salvato con un pacchettino di Pavesini. Mi sarei rifatta poi col pranzo.
Ero un po’ tesa… e mi sono messa un po’ in disparte a ripassare gli appunti del corso per giudici di gara.
Evviva! Con piacere rivedo Carlo e Mino! Il divertimento è assicurato.
Conosco meglio anche Michela, gentile e pronta ad allietare la vita dei GdiG, preparando bevande calde e occupandosi del pranzo. Il rammarico, mio e di Carlo, è di non aver potuto mangiare il suo favoloso sushi.
Trovo una piacevole accoglienza da parte di tutti. Aiuto i GdiG ad aver chiara la situazione squadre e atleti partecipanti fornendo i nominativi che recupero al tavolo delle iscrizioni, dove trovo dei personaggi singolari e simpatici.
Sono abbondantemente passate le 09:00 e gli atleti non sono ancora arrivati tutti.
Sono al tavolo col mitico Carlo. Sto proprio bene.
Sono troppo felice di essere qui.
Segno i punti sul verbale. Sono iniziate le gare femminili.
Io tengo e terrò sempre per Laura.
lunedì 19 novembre 2007
Due stranissimi giorni in cui ho capito ... di non aver capito proprio un c

Due giorni.
Sabato mattina ho assistito in due diversi paesi del Veronese all’attività dimostrativa che Christian Filippi cura nelle scuole elementari al fine di promuovere il kendo e diffonderne i valori. Dimostrazione esauriente per il breve tempo a disposizione.
Pochi, come sempre, i genitori che sono venuti ad assistere.
Poi, sosta in una trattoria dove ho assaggiato dei buoni gnocchi ai formaggi fatti a mano (ma i miei compagni di dojo mi hanno parlato di certi gnocchi di malga, tipici di quei luoghi, che non siamo riusciti ad andare a mangiare, e mi è rimasta una notevole curiosità… questa lacuna s’ha da colmare!) e dei normali wurstel con patatine, ottimo tiramisù fatto in casa, caffè e una buona dose di abbiocco che mi è rimasto per tutto il viaggio verso Alessandria, destinazione… casa di Mino!!!
Ho voluto fare i complimenti ai genitori di Christian perché sono genitori che partecipano e hanno sempre partecipato alla sua vita.
Invece, quando giro per manifestazioni o gare, non vedo mai nessun genitore che si sposta per partecipare a momenti importanti dei figli.
La cordiale accoglienza dei coniugi Filippi si è tradotta innanzitutto nella disponibilità ad ospitare ben sette persone per la notte, e in una buonissima cena preparata con cura fin dall’esordio degli antipasti: bocconcini caldi di sfoglia ripieni di wurstel, patatine, spicchi d’aglio sott’olio, salamino di cinghiale, salamino al tartufo, fettine di lardo aromatizzato, e poi: tagliatelle gialle e verdi alla viscontea, formaggi misti, insalata di valeriana, il tutto innaffiato da ben tre tipi di vino Dolcetto come da proposta del buon Mino, frutta, torta al cioccolato fatta dalla signora Filippi, un anello della felicità di Cittadella di Padova portato da me e un vino dolce veronese portato da Pier. Tramortita da tanta bontà mi sono trascinata a letto dopo una serata stracolma di risate con Claudio e Daniel, dei veri showmen di prima categoria! Quando ci si mettono, quei due sono veramente inarrestabili!
Per tutto il tragitto degli spostamenti sono rimasta basita dalla straripante simpatia dei ragazzi del Cus Verona. Io, in fin dei conti, non li conosco affatto.
Alla mattina, destinazione Genova, un piccolo rimpianto per non aver potuto assaggiare quella famosa bagna cauda che ho sempre sentito nominare e che sarebbe stata oggetto di un’altra abbuffata in casa Filippi.
Ma c’erano gli esami di Giacomo e Pier da andare a vedere. Forza ragazzi!
Non ho mai visto esami di kendo.
Quando sono iniziati ero agitata pure io.
Figurarsi quando dovrò sostenerli davvero.
I nostri ragazzi hanno conseguito l’obbiettivo.
E anche i ragazzi del Savona Kendo! Già, perché ho avuto il grande piacere di rivedere Carlo Sappino!!!
Complimenti a tutti!
Due giornate ricche e intense… già… e il perché del titolo?
In questi due giorni io sono andata completamente in TILT.
Proprio così, Kaputt, K.O.
Il mio kendoka avversario più importante, che mi sfida da sempre, fin da quando andavo all’asilo, è tornato per ricordarmi la sua presenza. Si tratta di un mio potentissimo limite, che non ho ancora superato, e ieri l’ho avvertito affiorare con tutta la sua forza, come se, in senso figurato, un kendoka mi si ponesse di fronte in jigeiko per esortarmi a combattere con lui, imparare da lui, e superarlo.
Ma non ce l’ho fatta.
Sono perita sotto una mitragliata di men come se io, con solo 6 lezioni di kendo alle spalle, avessi fatto jigeiko con Eiga… non so se riesco a rendere l’idea.
Volutamente non vi parlo di cosa si tratta. Me lo tengo per me.
Questo post mi serve da promemoria personale, per ricordare questo giorno. Per ritornare a leggerlo, quando avrò sconfitto questo kendoka (ehm, il mio limite… mica Eiga……..!!!!!!!!).
Uscita devastata da questo jigeiko interno, ho chiaro definitivamente cosa sia fondamentale per me per crescere, e su cosa, nella vita, io debba ancora lavorare parecchio.
Nella foto di Mino, noi accampati in casa Filippi, durante il rito pre-esame della sistemazione degli shinai.
sabato 10 novembre 2007
Epopea GdiG - 4

E così arrivo a questo fantomatico Centro Sportivo di via Carpinoni.
Nel cortile d’entrata, diversi kendoka chiacchierano e ridono in gruppi.
Quanto vorrei essere dei loro…
Entro nel Centro, chiedo qualche informazione a una gentilissima ragazza che solo in un secondo momento ho scoperto essere Mirial Livolsi, rimanendo particolarmente colpita dall’umiltà di questa donna da sempre ai vertici del kendo nazionale, così cortese, così disponibile con la prima sconosciuta, credo visibilmente spaesata, che si era rivolta a lei per chiedere indicazioni sul corso per Giudici di gara…”Sono le dieci, è già iniziato?”
Dato che c’era ancora tempo, sono tornata in cortile a perseguire l’obiettivo che aspettavo da diversi giorni: identificare yama-san, l’autore di un blog veramente… notevole. ☺
E anche qui si fece notare la mia scarsa capacità di riconoscere le persone.
Mi ero figurata, nei giorni scorsi, un’entrée ad effetto (mi viene il dubbio che forse stia guardando troppi spaghetti western…)così, una volta identificato yama-san, mi sarei avvicinata attendendo il momento in cui il suo sguardo si sarebbe posato su di me con aria interrogativa per poi chiedergli: “Ma lei non mi doveva una birra?”, così mi avrebbe riconosciuto, per uno scambio di post sul suo blog che parlavano di questo.
Invece… macché!
Ricordavo vagamente alcuni attributi: chiaro, paffutello, simpatico. Una descrizione sommaria che poteva benissimo attagliarsi all’identikit di… un peluche! E ora? Cosa potevo farmene dell’identikit di un peluche?
Così, sconsolata, mi diressi verso il volto noto di Laura che però stava parlando…con… con… un signore…
.....“e se fosse lui?”.
Mi sono avvicinata, guardandolo con una certa insicurezza ed una timida insistenza. Ad aggravare le mie difficoltà c’era un paio di occhiali da sole a “occhio di mosca” a mascherare un terzo del volto.
Io lo guardo, lui mi guarda, non dico niente, restiamo lì qualche secondo fino a che lui mi chiede: “Di dov’è? Viene da Novara?”
“No… e lei di dov’è?”
“Savona”
“MA ALLORA SEI TU!!!!!!!!”
Evviva! Potevo esternargli di persona la mia ammirazione!
E’ così bello avere dei buoni motivi per ammirare le persone!
E così, dopo il mio rocambolesco viaggio, sto per iniziare il corso che mi farà diventare GdiG.
Arriva una persona che avevo conosciuto nove mesi prima, sempre in occasione del Trofeo dei Laghi… il mitico Mino, un personaggio: l’ho visto solo il 28 gennaio, ma il suo modo immediato di rapportarsi alle persone le fa sentire da subito conoscenti di lunga data, perlomeno è quello che è successo a me.
Così sono stata contenta di vederlo; a corso iniziato, continuava a punzecchiarmi con delle battute per tutte le pagine di appunti che stavo prendendo. Bé… per una che ha fatto solo 6 lezioni di kendo… se non mi affretto a scrivere frasi come: “segnare i tempi degli ippon e degli hansoku ikkai e nikkai; il tempo si ferma solo quando l’arbitro dà yamé o men ari do ari etc. o il gogin, per il wakaré non si deve fermare il tempo…” …abbiate pazienza, io il giapponese ho iniziato a studiarlo da poco…
5 pagine di appunti, e tanto divertimento!
Battute, scherzi, piacere di stare insieme.
Ma sono rimasta molto, molto impressionata (cosa visibile soprattutto in Carlo) che nell’esatto istante in cui, finito il corso, ci si doveva apprestare a fare i preparativi per le gare di selezione della nazionale, il clima, da scanzonato e leggero che era, si è trasformato subito in serio ed estremamente professionale.
Questo mi ha fatto capire maggiormente lo spessore della/e persona/e che avevo di fronte per la/e quale/i, se è tempo di ridere, bene, sia pure!, ma se il tempo non è più, allora viene il momento della concentrazione, dell’attenzione, della serietà.
Ero un po’ tesa. Tra poco avremmo dovuto mettere in pratica quanto imparato. Fortuna che c’erano delle lasagne alla bolognese, pizzette e polpettine, a consolarmi.
Magnifico potere consolatorio del cibo!
Meglio cambiar subito argomento se no mi perdo a decantare le mille virtù salvifico-gastronomiche di quella sacra celebrazione comunemente definita “mangiare”.
E’ una vera religione (che conta tra l’altro notevoli adepti, stando a quanto Mino e Carlo mi hanno narrato delle loro sfide acrobatico-mangerecce alle prese con un intero capretto!!!!)
Vabbé, torniamo nei ranghi… più o meno…
Infatti, ho ancora qualche secondo a disposizione prima dell’inizio, momento in cui mi casca l’occhio su un coetaneo niente male… tale… Cipollaro.
Ehm… succede.
Ecco che le selezioni stanno per iniziare:
“Mi spiace Cip, ma da questo momento in avanti tutta la mia attenzione l’avrà quell’uomo là in mezzo, con in mano due bandierine, una rossa e l’altra bianca.”
domenica 4 novembre 2007
Epopea GdiG - 3
Ed eccomi qui! Finalmente in questa città straniera chiamata Berghem de Hota!!!
Non ci posso credere!!! Ce l’ho fatta!!!
E ora? Tutta emozionata studio la cartina di Google per arrivare a destinazione, compro un biglietto dell’autobus, attraverso la piazza di fronte alla stazione ed arrivo ad una fermata. Salgo sul primo autobus che capita, chiedo informazioni al conducente, scendo poco dopo per aspettare quello da lui indicato.
“Ci sono! Ci sono quasi!”
Il nuovo conducente non sa dove sia via Carpinoni (“Andiamo bene!” - penso) ma poi si illumina e mi depone gentilmente in una trasversale.
Scendo.
Arrivataaa!!!
Imbocco la fatidica via, chiedo a un passante le indicazioni per il Centro Sportivo, mi guarda con aria interrogativa.
Poi esitante mi chiede: ”Quello del centro parrocchiale?”
“Oddio - penso – e che ne so? Io ho letto così sul sito della Cik, ma francamente non credo che abbiano designato un centro parrocchiale per le selezioni della nazionale…”
Lo ringrazio e passo oltre.
Finalmente un bar aperto!
Non avevo fatto in tempo a far colazione (il che per me è un anatema!) e contavo di farla all’arrivo, ma durante tutta la mia oretta di permanenza in quella straniera città non avevo visto un solo bar aperto (effettivamente non avevo considerato che fosse domenica) perciò, appena individuato il luogo che mi avrebbe sfamato, mi ci sono fiondata dentro, alla massima velocità che il mio equipaggiamento ortopedico poteva consentire.
Mentre entravo, un terribile dubbio si era impossessato di me: “Avrò guardato il sito della Cik un mese fa! E se per caso nel frattempo hanno spostato la manifestazione altrove e non ho letto il comunicato?”, ma, varcata la soglia del bar, due occhi che mi guardavano mi fecero capire immediatamente che ERO NEL POSTO GIUSTO!!!
Io non sono per nulla fisionomista; ricordo date ed eventi con facilità, ma i volti delle persone… per niente! Mia sorella invece è incredibile in tal senso. Non sbaglia un colpo. E’ una specie di face-detector ed è persino in grado di ricostruire tutti i mutamenti somatici di una persona che ha visto anche solo una volta vent’anni prima. E’ sbalorditiva! Io invece sono un disastro.
Eppure gli occhi e il volto di Pascal Livolsi, che ho visto solo una volta 9 mesi fa in gennaio, non si possono dimenticare facilmente.
“Allora il kendo è qui!!!” e, gioiosa ma un po’ intimidita, mi avvicino al banco per la mia tanto sospirata colazione.
Sento il caldo dolce del cappuccio che va giù, mi sento serena, risate e voci di un intero gruppo di kendoka tutt’intorno, mi sento serena, voglio appartenere a questo mondo.
Mentre assaporavo tutto questo, sento alle mie spalle: “E’ pronto il tuo caffè, Laura!”
“Laura?!?”
Mi volto di scatto e… mi ritrovo Laura Imperiale proprio di fronte!
La ragazza che ho conosciuto tramite questo blog! Tutte le volte che ho pensato a quando ci saremmo incontrate! E ora… senza averci pensato… QUI.
Una cosa che adoro di internet è questa stupenda possibilità di creare contatti, di conoscersi. Voglio dire… ogni tanto guardo il riquadro di ClustrMaps giù in basso a destra: qualcuno è capitato per caso su questo blog da un posto vicino al Mar Nero. La cosa mi fa ridere, ma è meravigliosa. Quando mai questo sarebbe stato possibile, senza internet? Allo stesso modo, tramite la navigazione, sono venuta a sapere che esisteva il kendo a Verona, e sono andata a curiosare… e… guarda te che casino (bello) che è venuto fuori! Ho conosciuto Christian Filippi!!! E i miei compagni del CUS Verona! E … il kendo! E ho cominciato a scrivere questo blog! E… su questo blog, ho conosciuto Laura.
Una cosa che detesto di internet è la facilità con cui si esprimono emozioni e sentimenti, che nella vita reale, almeno nel mio caso, faccio fatica a distillare dal mio intimo, così, con Laura di fronte, dopo mesi in cui pensavo a quando ci saremmo incontrate per sostanziare nella realtà un’amicizia “virtuale”, sono rimasta lì come un pesce lesso a balbettare qualcosa che sapeva del “più e del meno”.
Spero di avere un’altra chance! La prossima volta andrà meglio.
C’era un’altra persona da individuare, ah ah! Quel mitico Carlo Sappino che, anche in questo caso, avevo conosciuto nel suo blog, e che si era rivelato fondamentale per la decisione di fare il corso per GdiG (corso che già mi aveva proposto in gennaio Mino Filippi e che ho scelto di fare dopo aver letto il bellissimo racconto di Carlo “Quando incontrai la regina”).
E così, uscii dal bar e mi diressi al Centro Sportivo.
Non ci posso credere!!! Ce l’ho fatta!!!
E ora? Tutta emozionata studio la cartina di Google per arrivare a destinazione, compro un biglietto dell’autobus, attraverso la piazza di fronte alla stazione ed arrivo ad una fermata. Salgo sul primo autobus che capita, chiedo informazioni al conducente, scendo poco dopo per aspettare quello da lui indicato.
“Ci sono! Ci sono quasi!”
Il nuovo conducente non sa dove sia via Carpinoni (“Andiamo bene!” - penso) ma poi si illumina e mi depone gentilmente in una trasversale.
Scendo.
Arrivataaa!!!
Imbocco la fatidica via, chiedo a un passante le indicazioni per il Centro Sportivo, mi guarda con aria interrogativa.
Poi esitante mi chiede: ”Quello del centro parrocchiale?”
“Oddio - penso – e che ne so? Io ho letto così sul sito della Cik, ma francamente non credo che abbiano designato un centro parrocchiale per le selezioni della nazionale…”
Lo ringrazio e passo oltre.
Finalmente un bar aperto!
Non avevo fatto in tempo a far colazione (il che per me è un anatema!) e contavo di farla all’arrivo, ma durante tutta la mia oretta di permanenza in quella straniera città non avevo visto un solo bar aperto (effettivamente non avevo considerato che fosse domenica) perciò, appena individuato il luogo che mi avrebbe sfamato, mi ci sono fiondata dentro, alla massima velocità che il mio equipaggiamento ortopedico poteva consentire.
Mentre entravo, un terribile dubbio si era impossessato di me: “Avrò guardato il sito della Cik un mese fa! E se per caso nel frattempo hanno spostato la manifestazione altrove e non ho letto il comunicato?”, ma, varcata la soglia del bar, due occhi che mi guardavano mi fecero capire immediatamente che ERO NEL POSTO GIUSTO!!!
Io non sono per nulla fisionomista; ricordo date ed eventi con facilità, ma i volti delle persone… per niente! Mia sorella invece è incredibile in tal senso. Non sbaglia un colpo. E’ una specie di face-detector ed è persino in grado di ricostruire tutti i mutamenti somatici di una persona che ha visto anche solo una volta vent’anni prima. E’ sbalorditiva! Io invece sono un disastro.
Eppure gli occhi e il volto di Pascal Livolsi, che ho visto solo una volta 9 mesi fa in gennaio, non si possono dimenticare facilmente.
“Allora il kendo è qui!!!” e, gioiosa ma un po’ intimidita, mi avvicino al banco per la mia tanto sospirata colazione.
Sento il caldo dolce del cappuccio che va giù, mi sento serena, risate e voci di un intero gruppo di kendoka tutt’intorno, mi sento serena, voglio appartenere a questo mondo.
Mentre assaporavo tutto questo, sento alle mie spalle: “E’ pronto il tuo caffè, Laura!”
“Laura?!?”
Mi volto di scatto e… mi ritrovo Laura Imperiale proprio di fronte!
La ragazza che ho conosciuto tramite questo blog! Tutte le volte che ho pensato a quando ci saremmo incontrate! E ora… senza averci pensato… QUI.
Una cosa che adoro di internet è questa stupenda possibilità di creare contatti, di conoscersi. Voglio dire… ogni tanto guardo il riquadro di ClustrMaps giù in basso a destra: qualcuno è capitato per caso su questo blog da un posto vicino al Mar Nero. La cosa mi fa ridere, ma è meravigliosa. Quando mai questo sarebbe stato possibile, senza internet? Allo stesso modo, tramite la navigazione, sono venuta a sapere che esisteva il kendo a Verona, e sono andata a curiosare… e… guarda te che casino (bello) che è venuto fuori! Ho conosciuto Christian Filippi!!! E i miei compagni del CUS Verona! E … il kendo! E ho cominciato a scrivere questo blog! E… su questo blog, ho conosciuto Laura.
Una cosa che detesto di internet è la facilità con cui si esprimono emozioni e sentimenti, che nella vita reale, almeno nel mio caso, faccio fatica a distillare dal mio intimo, così, con Laura di fronte, dopo mesi in cui pensavo a quando ci saremmo incontrate per sostanziare nella realtà un’amicizia “virtuale”, sono rimasta lì come un pesce lesso a balbettare qualcosa che sapeva del “più e del meno”.
Spero di avere un’altra chance! La prossima volta andrà meglio.
C’era un’altra persona da individuare, ah ah! Quel mitico Carlo Sappino che, anche in questo caso, avevo conosciuto nel suo blog, e che si era rivelato fondamentale per la decisione di fare il corso per GdiG (corso che già mi aveva proposto in gennaio Mino Filippi e che ho scelto di fare dopo aver letto il bellissimo racconto di Carlo “Quando incontrai la regina”).
E così, uscii dal bar e mi diressi al Centro Sportivo.
sabato 27 ottobre 2007
Ama (Cus Verona) vs Kendoka Kollera (dojo: da qualche parte dentro ama)
Eccomi! Nell’attesa di ricevere a casa il tempura da asporto da poco ordinato, proseguo con una serie di considerazioni sull’episodio che ho narrato nel post precedente (eh, sì, yama-san, per l’Epopea GdiG – 3 devi aspettare ancora un pochino… ma devo scrivere ciò che segue, altrimenti il racconto non sarebbe onesto).
Un mio carissimo amico, Fabio, mi ha insegnato che quando una comunicazione tra persone non risulta efficace (leggasi “litigio”), non serve a nulla puntare il dito contro gli altri: è molto più proficuo puntarlo su di sé, perché solo così si può capire in che modo abbiamo contribuito a far sì che il diverbio avesse luogo, dunque cambiare e fare in modo che questo non avvenga più in futuro.
(ops! Hanno suonato! Deve essere arrivato il mio tempura! Così presto? Forse sono io che ci impiego tanto a scrivere… con una mano sola!)
(…)
Rieccomi! … mica tanto buono… (forse è troppo pretendere un buon tempura da dei… cinesi!)
Puntare il dito contro il ferroviere, invece, è stato proprio quello che ho fatto.
Già quando ho chiuso il post con la parola “idioti”, ho sentito qualcosa di storto; non do dell’idiota e dell’imbecille quasi mai a nessuno.
Vero è, che ho un temperamento collerico, antipatica eredità di mio padre.
Sono migliorata molto, ma ultimamente mi sto accorgendo, grazie anche a questo episodio, che ho ancora parecchia strada da fare.
Ho riserve di rabbia accumulate per almeno un quarto di secolo, e lo smaltimento non è ancora compiuto. Spero tanto con questo di non inficiare la pratica del kendo, se e quando riprenderò.
Ho un carattere duro. Sono stata in qualche modo allevata come un piccolo samurai, o forse sarebbe meglio dire … come un piccolo balilla, dato il credo, oserei dire, “religioso” di mio padre: emozioni costrette e dimenticate dentro se stessi, da reprimere, disprezzo delle amenità di carattere femminile, esaltazione del superuomo che non deve chiedere mai… ah ah ah! Così, se, bimbetta di 5 anni, dovevo andare dal dentista, con i pugni stretti e la faccia imbronciata alla Toshiro Mifune, continuavo a ripetere: “Io non piango, io non piango eh? Non mi fa male”, negando l’evidenza di due copiose fontanelle laterali che innaffiavano le guance.
Perché vi dico ciò? Forse nel tentativo di discolparmi un po’? Una premessa era doverosa, perché non soddisfatta di quanto successo in suolo cremonese, ho sentito il mio amico Fabio. Convenendo con me sull’atteggiamento del ferroviere (cosa che un po’ mi ha sollevato), Fabio mi ha fatto poi una serie di domande, e non è andata altrettanto bene.
Mi ha fatto raccontare tutto di nuovo; e già lì mi sono accorta che prima che accadesse il misfatto già io ero nervosa di mio, perché ricordo che mi era caduta nuovamente la borsa e mi ero messa a “scancherare” in puro stile paterno.
Eppure avevo fatto dei progressi… mannaggia.
Inoltre, dopo aver scoperto che il treno era in partenza da un altro binario, è vero che ho avuto un’espressione tipo “oh, no, e adesso come faccio?”, ma poi gli ho chiesto veramente come potevo arrivare a quel binario.
E riflettendoci su, ho scoperto una cosa strana su di me, che mi ha illuminato circa altri episodi.
E’ da anni che so che i binari si raggiungono con i sottopassaggi.
Eppure, al momento della scoperta del treno altrove, ho fatto il seguente ragionamento istantaneo:
1- Il treno è su un binario anomalo (binario 1 anziché 3 tronco est)
2- Il treno è in una posizione anomala (spostato in avanti e non centrale davanti alla stazione)
3- ERGO esiste un modo anomalo di raggiungerlo.
Risultato: “Come faccio a raggiungerlo?”
E il ferroviere, alla fine, non ha tutti i torti nel fare dell’ironia.
Adesso mi è tutto chiaro: ecco perché talvolta mi guardano come fossi idiota.
Non è la prima volta che, presa alla sprovvista, ragiono per sillogismi… illogici.
Questa cosa su di me non mi era chiara prima di aver ragionato sull’accaduto. E’ una cosa che certamente ha a che fare con la mia separazione percettiva dalla realtà, con la quale ho vissuto per molto tempo la mia vita, buttandola via.
Ma questa è un’altra storia.
Assegno perciò un ippon a me, nell’essermi comunque difesa dall’atteggiamento sfottò (e francamente esagerato) del ferroviere, e uno al kendoka avversario, chiamiamolo Kollera, che col suo men ben piazzato mi ha portato un bell’insegnamento:
- avere più informazioni su di me e su dei miei meccanismi mentali
- capire l’importanza di impegnarmi ancora di più nel riscoprire emozioni e dolcezza, di cui il mio modo di comportarmi e vivere è ancora carente (non penso che in questo il kendo possa aiutarmi)
- porre più attenzione alla comunicazione con le persone (e se mi va il sangue alla testa, riportarlo verso i piedi).
Un saluto a tutti,
vi voglio bene.
Un mio carissimo amico, Fabio, mi ha insegnato che quando una comunicazione tra persone non risulta efficace (leggasi “litigio”), non serve a nulla puntare il dito contro gli altri: è molto più proficuo puntarlo su di sé, perché solo così si può capire in che modo abbiamo contribuito a far sì che il diverbio avesse luogo, dunque cambiare e fare in modo che questo non avvenga più in futuro.
(ops! Hanno suonato! Deve essere arrivato il mio tempura! Così presto? Forse sono io che ci impiego tanto a scrivere… con una mano sola!)
(…)
Rieccomi! … mica tanto buono… (forse è troppo pretendere un buon tempura da dei… cinesi!)
Puntare il dito contro il ferroviere, invece, è stato proprio quello che ho fatto.
Già quando ho chiuso il post con la parola “idioti”, ho sentito qualcosa di storto; non do dell’idiota e dell’imbecille quasi mai a nessuno.
Vero è, che ho un temperamento collerico, antipatica eredità di mio padre.
Sono migliorata molto, ma ultimamente mi sto accorgendo, grazie anche a questo episodio, che ho ancora parecchia strada da fare.
Ho riserve di rabbia accumulate per almeno un quarto di secolo, e lo smaltimento non è ancora compiuto. Spero tanto con questo di non inficiare la pratica del kendo, se e quando riprenderò.
Ho un carattere duro. Sono stata in qualche modo allevata come un piccolo samurai, o forse sarebbe meglio dire … come un piccolo balilla, dato il credo, oserei dire, “religioso” di mio padre: emozioni costrette e dimenticate dentro se stessi, da reprimere, disprezzo delle amenità di carattere femminile, esaltazione del superuomo che non deve chiedere mai… ah ah ah! Così, se, bimbetta di 5 anni, dovevo andare dal dentista, con i pugni stretti e la faccia imbronciata alla Toshiro Mifune, continuavo a ripetere: “Io non piango, io non piango eh? Non mi fa male”, negando l’evidenza di due copiose fontanelle laterali che innaffiavano le guance.
Perché vi dico ciò? Forse nel tentativo di discolparmi un po’? Una premessa era doverosa, perché non soddisfatta di quanto successo in suolo cremonese, ho sentito il mio amico Fabio. Convenendo con me sull’atteggiamento del ferroviere (cosa che un po’ mi ha sollevato), Fabio mi ha fatto poi una serie di domande, e non è andata altrettanto bene.
Mi ha fatto raccontare tutto di nuovo; e già lì mi sono accorta che prima che accadesse il misfatto già io ero nervosa di mio, perché ricordo che mi era caduta nuovamente la borsa e mi ero messa a “scancherare” in puro stile paterno.
Eppure avevo fatto dei progressi… mannaggia.
Inoltre, dopo aver scoperto che il treno era in partenza da un altro binario, è vero che ho avuto un’espressione tipo “oh, no, e adesso come faccio?”, ma poi gli ho chiesto veramente come potevo arrivare a quel binario.
E riflettendoci su, ho scoperto una cosa strana su di me, che mi ha illuminato circa altri episodi.
E’ da anni che so che i binari si raggiungono con i sottopassaggi.
Eppure, al momento della scoperta del treno altrove, ho fatto il seguente ragionamento istantaneo:
1- Il treno è su un binario anomalo (binario 1 anziché 3 tronco est)
2- Il treno è in una posizione anomala (spostato in avanti e non centrale davanti alla stazione)
3- ERGO esiste un modo anomalo di raggiungerlo.
Risultato: “Come faccio a raggiungerlo?”
E il ferroviere, alla fine, non ha tutti i torti nel fare dell’ironia.
Adesso mi è tutto chiaro: ecco perché talvolta mi guardano come fossi idiota.
Non è la prima volta che, presa alla sprovvista, ragiono per sillogismi… illogici.
Questa cosa su di me non mi era chiara prima di aver ragionato sull’accaduto. E’ una cosa che certamente ha a che fare con la mia separazione percettiva dalla realtà, con la quale ho vissuto per molto tempo la mia vita, buttandola via.
Ma questa è un’altra storia.
Assegno perciò un ippon a me, nell’essermi comunque difesa dall’atteggiamento sfottò (e francamente esagerato) del ferroviere, e uno al kendoka avversario, chiamiamolo Kollera, che col suo men ben piazzato mi ha portato un bell’insegnamento:
- avere più informazioni su di me e su dei miei meccanismi mentali
- capire l’importanza di impegnarmi ancora di più nel riscoprire emozioni e dolcezza, di cui il mio modo di comportarmi e vivere è ancora carente (non penso che in questo il kendo possa aiutarmi)
- porre più attenzione alla comunicazione con le persone (e se mi va il sangue alla testa, riportarlo verso i piedi).
Un saluto a tutti,
vi voglio bene.
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martedì 23 ottobre 2007
Epopea GdiG - 2
Intorno alle 7:00 arrivo a Cremona.
C’è ancora buio.
Scendo faticosamente dal treno e nel mentre… mi cade la borsa che riversa parte del contenuto… SOTTO il treno!
NOOO!!! Senza pensarci cado in ginocchio e allungo la mano SOTTO il treno.
Non molto dopo, il treno parte.
A pensare a quel che ho fatto mi viene un brividino.
Con disappunto penso che in una giornata così bella non mi doveva capitare un episodio così!
E non sarebbe stato l’ultimo: a quanto pare, questo corso per giudici di gara del kendo, dovevo proprio sudarmelo.
Sapevo, come da prospetto, che il treno per Bergamo sarebbe partito dal binario 3 tronco est e diligentemente affronto sottopassaggio e scale.
Aspetto, aspetto e ancora nulla. Non c’è nemmeno la scritta "Bergamo", né l'orario, nel cartello automatico sopra al binario.
Mi guardo intorno per chiedere spiegazioni e vedo scendere da un treno un controllore, che probabilmente doveva essersi svegliato presto, con le balle girate.
Gli chiedo info e lui mi indica in malo modo il treno in partenza dal binario 1 (quello al quale ero scesa in arrivo), un po’ spostato in avanti.
Mancava poco alla partenza, ho valutato in fretta la mia situazione locomotoria e mi sono lasciata scappare un “Oh, no! E adesso come faccio?!”, ovviamente mi riferivo alla scocciatura; lui invece ha inteso la domanda come un “come faccio ad andare là?”, e, in tono sarcastico mi dice “Come fa? Allo stesso modo di come ha fatto a venire qua!?!?"
Se lui aveva le balle girate, mettiamo, verso sinistra, io gli ho dato uno scossone figurato per torcergliele verso destra, gridandogli un “Non faccia dell’ironia!”, mentre già mi dirigevo verso il sottopasso; non l’avessi mai detto! Ha cominciato a urlare, nel vuoto della stazione: ”Come ha detto?! Ripeta quello che ha detto!!!”
Ed io, urlando perché capisse meglio: “NON FACCIA DELL’IRONIA!!!”
Ha cominciato ad inveire contro di me, dicendo che è ingiusto che tutti ce l’abbiano contro il servizio di Trenitalia, e poi: “Io la denuncio!!! Mi dia i documenti!!!” Tutto questo sapeva di surreale, specie quando mi sono accorta di essermi fermata perché stavo per dargli i documenti!!! “Ma che diamine sto facendo?!? I documenti a questo qui?!? E perché?! Io devo prendere il treno!!!”
Continuando ad avanzare di gran carriera verso il treno, mi sentivo come una majorette offesa, con una stampella al posto della bacchetta, che metteva ancora più foga nello scandire la marcia a causa della doppia scocciatura: davanti a me, un treno fondamentale in partenza, e dietro di me un imbecille frustrato che aveva preso a inseguirmi inveendo contro di me.
Ma io questi tizi li conosco.
Sono frustrati, e appena possono tentano una rivalsa con chi credono sotto di loro.
Di certo, una mezza donna impedita nei movimenti, senza nessuno al seguito, in una stazione con nessuno attorno, non poteva arrecargli alcun danno, e in questi casi, questi tizi fanno il vocione grosso.
Guarda caso, nel salire gli ultimi scalini che mi avrebbero portato al binario 1, incrocio un signore distinto e di colpo, chissà perché il tizio frustrato abbassa la voce e smette si seguirmi, tornando indietro e borbottando in tono minore che non è giusto lamentarsi del servizio di Trenitalia etc. etc.
Se per caso passate alla stazione di Cremona, e vedete un controllore o funzionario alto, magro, moro e coi baffetti scuri, be’, portategli i miei saluti.
Dopo avergli lanciato il quinto “VILLANO!”, mi lascio tutto alle spalle e raggiungo il treno: ho ben altro a cui pensare che perdere tempo con gli idioti.
C’è ancora buio.
Scendo faticosamente dal treno e nel mentre… mi cade la borsa che riversa parte del contenuto… SOTTO il treno!
NOOO!!! Senza pensarci cado in ginocchio e allungo la mano SOTTO il treno.
Non molto dopo, il treno parte.
A pensare a quel che ho fatto mi viene un brividino.
Con disappunto penso che in una giornata così bella non mi doveva capitare un episodio così!
E non sarebbe stato l’ultimo: a quanto pare, questo corso per giudici di gara del kendo, dovevo proprio sudarmelo.
Sapevo, come da prospetto, che il treno per Bergamo sarebbe partito dal binario 3 tronco est e diligentemente affronto sottopassaggio e scale.
Aspetto, aspetto e ancora nulla. Non c’è nemmeno la scritta "Bergamo", né l'orario, nel cartello automatico sopra al binario.
Mi guardo intorno per chiedere spiegazioni e vedo scendere da un treno un controllore, che probabilmente doveva essersi svegliato presto, con le balle girate.
Gli chiedo info e lui mi indica in malo modo il treno in partenza dal binario 1 (quello al quale ero scesa in arrivo), un po’ spostato in avanti.
Mancava poco alla partenza, ho valutato in fretta la mia situazione locomotoria e mi sono lasciata scappare un “Oh, no! E adesso come faccio?!”, ovviamente mi riferivo alla scocciatura; lui invece ha inteso la domanda come un “come faccio ad andare là?”, e, in tono sarcastico mi dice “Come fa? Allo stesso modo di come ha fatto a venire qua!?!?"
Se lui aveva le balle girate, mettiamo, verso sinistra, io gli ho dato uno scossone figurato per torcergliele verso destra, gridandogli un “Non faccia dell’ironia!”, mentre già mi dirigevo verso il sottopasso; non l’avessi mai detto! Ha cominciato a urlare, nel vuoto della stazione: ”Come ha detto?! Ripeta quello che ha detto!!!”
Ed io, urlando perché capisse meglio: “NON FACCIA DELL’IRONIA!!!”
Ha cominciato ad inveire contro di me, dicendo che è ingiusto che tutti ce l’abbiano contro il servizio di Trenitalia, e poi: “Io la denuncio!!! Mi dia i documenti!!!” Tutto questo sapeva di surreale, specie quando mi sono accorta di essermi fermata perché stavo per dargli i documenti!!! “Ma che diamine sto facendo?!? I documenti a questo qui?!? E perché?! Io devo prendere il treno!!!”
Continuando ad avanzare di gran carriera verso il treno, mi sentivo come una majorette offesa, con una stampella al posto della bacchetta, che metteva ancora più foga nello scandire la marcia a causa della doppia scocciatura: davanti a me, un treno fondamentale in partenza, e dietro di me un imbecille frustrato che aveva preso a inseguirmi inveendo contro di me.
Ma io questi tizi li conosco.
Sono frustrati, e appena possono tentano una rivalsa con chi credono sotto di loro.
Di certo, una mezza donna impedita nei movimenti, senza nessuno al seguito, in una stazione con nessuno attorno, non poteva arrecargli alcun danno, e in questi casi, questi tizi fanno il vocione grosso.
Guarda caso, nel salire gli ultimi scalini che mi avrebbero portato al binario 1, incrocio un signore distinto e di colpo, chissà perché il tizio frustrato abbassa la voce e smette si seguirmi, tornando indietro e borbottando in tono minore che non è giusto lamentarsi del servizio di Trenitalia etc. etc.
Se per caso passate alla stazione di Cremona, e vedete un controllore o funzionario alto, magro, moro e coi baffetti scuri, be’, portategli i miei saluti.
Dopo avergli lanciato il quinto “VILLANO!”, mi lascio tutto alle spalle e raggiungo il treno: ho ben altro a cui pensare che perdere tempo con gli idioti.
Epopea GdiG - 1
Finalmente il giorno è arrivato!!!
Fino a venerdì sera credevo di non poter andare perché temevo di dover dare reperibilità in certe fasce orarie, poi su internet ho letto che questo non è richiesto per l’infortunio sul lavoro.
Ergo… sarei andata a Bergamo!!!
Evviva!!!
Altra breve ricerca su internet per scoprire che l’unico treno che mi avrebbe fatto arrivare in tempo partiva alle 6:12 di domenica mattina. Coincidenza a Cremona, e arrivo previsto a destinazione per le 8:30. Buono, un’ora e mezza di tempo per guardarmi un po’ attorno e trovare il modo di arrivare al Centro Sportivo. A tal fine mi sono pure stampata la Google map con le indicazioni dalla piazza della Stazione a Via dei Carpinoni, la mèta.
Tutto pronto!
Ah, … mancava un piccolo particolare: e per arrivare da casa mia alla stazione di partenza? Verdetto di internet: a quell’ora, nella mia città, non circola nessun autobus.
No, non volevo proprio scomodare nessuno per accompagnarmi alla Stazione, a quell’ora della domenica mattina: mia mamma non ha la patente, mio papà… ehm… non ha la macchina, mia sorella lavora fino a tardi sabato sera… e ai miei amici… risparmio la levataccia.
Una rapida valutazione della situazione mi fa decidere di alzarmi alle … 4:30 (che disgrazia…), prepararmi in mezz’ora (che record…) partire alle 5:10 da casa prevedendo tre quarti d’ora per raggiungere la stazione con il solo mezzo a disposizione: i miei piedi, anzi… il mio piede!!!
E così, armata di determinazione, trascino la mia gamba de legn con la sola stampella disponibile, lungo tutto il diametro della città verso il treno (fortunatamente la mia è una città piccolina, sfortunatamente abito dalla parte opposta rispetto alla stazione).
Di bello la mia città ha il fatto di essere sicura; anche una ragazza da sola, su una gamba sola, può permettersi di girare al buio delle 5 di mattina senza timore alcuno, perché al mattino, ma anche per tutta la notte, la città è deserta.
Sarà che in queste sere mi sto facendo una cura di Dvd coi film di Sergio Leone, ma mentre mi trascinavo in quel nulla desertico, sentendo riecheggiare i miei passi… ehm.. il mio passo, mi sembrava di essere il reduce di un duello armato che si trascinava con le sue ferite sorrette da una stampella verso uno sgangherato treno a vapore, e potevo aspettarmi di veder rotolare per le strade dei cespugli secchi spinti dal vento.
Sapete? Per tutto il tragitto non sapevo se ce l’avrei fatta ad arrivare, perché mi conosco: di solito, se il treno parte alle 6:12, io arrivo là alle 6:11:30”. Generalmente dunque ci riesco lo stesso, ma questa volta l’opzione “corsa” non era contemplata nel programma.
Perciò, quando ho visto la stazione davanti a me, ho sentito nelle orecchie la tipica musichetta de “Il buono, il brutto, il cattivo”: sono rimasta di stucco nel vedermi approdare in stazione con ben 15 minuti d’anticipo! Mai vista una cosa del genere!!!
Niente ansia per arrivare allo sportello trafelata e biascicare in fretta le indicazioni per l’emissione del biglietto! Niente lotte per beccare il treno in corsa stile Far West!!!
Evviva! Questa si preannunciava proprio come una bella giornata!!!
(...segue...)
Fino a venerdì sera credevo di non poter andare perché temevo di dover dare reperibilità in certe fasce orarie, poi su internet ho letto che questo non è richiesto per l’infortunio sul lavoro.
Ergo… sarei andata a Bergamo!!!
Evviva!!!
Altra breve ricerca su internet per scoprire che l’unico treno che mi avrebbe fatto arrivare in tempo partiva alle 6:12 di domenica mattina. Coincidenza a Cremona, e arrivo previsto a destinazione per le 8:30. Buono, un’ora e mezza di tempo per guardarmi un po’ attorno e trovare il modo di arrivare al Centro Sportivo. A tal fine mi sono pure stampata la Google map con le indicazioni dalla piazza della Stazione a Via dei Carpinoni, la mèta.
Tutto pronto!
Ah, … mancava un piccolo particolare: e per arrivare da casa mia alla stazione di partenza? Verdetto di internet: a quell’ora, nella mia città, non circola nessun autobus.
No, non volevo proprio scomodare nessuno per accompagnarmi alla Stazione, a quell’ora della domenica mattina: mia mamma non ha la patente, mio papà… ehm… non ha la macchina, mia sorella lavora fino a tardi sabato sera… e ai miei amici… risparmio la levataccia.
Una rapida valutazione della situazione mi fa decidere di alzarmi alle … 4:30 (che disgrazia…), prepararmi in mezz’ora (che record…) partire alle 5:10 da casa prevedendo tre quarti d’ora per raggiungere la stazione con il solo mezzo a disposizione: i miei piedi, anzi… il mio piede!!!
E così, armata di determinazione, trascino la mia gamba de legn con la sola stampella disponibile, lungo tutto il diametro della città verso il treno (fortunatamente la mia è una città piccolina, sfortunatamente abito dalla parte opposta rispetto alla stazione).
Di bello la mia città ha il fatto di essere sicura; anche una ragazza da sola, su una gamba sola, può permettersi di girare al buio delle 5 di mattina senza timore alcuno, perché al mattino, ma anche per tutta la notte, la città è deserta.
Sarà che in queste sere mi sto facendo una cura di Dvd coi film di Sergio Leone, ma mentre mi trascinavo in quel nulla desertico, sentendo riecheggiare i miei passi… ehm.. il mio passo, mi sembrava di essere il reduce di un duello armato che si trascinava con le sue ferite sorrette da una stampella verso uno sgangherato treno a vapore, e potevo aspettarmi di veder rotolare per le strade dei cespugli secchi spinti dal vento.
Sapete? Per tutto il tragitto non sapevo se ce l’avrei fatta ad arrivare, perché mi conosco: di solito, se il treno parte alle 6:12, io arrivo là alle 6:11:30”. Generalmente dunque ci riesco lo stesso, ma questa volta l’opzione “corsa” non era contemplata nel programma.
Perciò, quando ho visto la stazione davanti a me, ho sentito nelle orecchie la tipica musichetta de “Il buono, il brutto, il cattivo”: sono rimasta di stucco nel vedermi approdare in stazione con ben 15 minuti d’anticipo! Mai vista una cosa del genere!!!
Niente ansia per arrivare allo sportello trafelata e biascicare in fretta le indicazioni per l’emissione del biglietto! Niente lotte per beccare il treno in corsa stile Far West!!!
Evviva! Questa si preannunciava proprio come una bella giornata!!!
(...segue...)
giovedì 18 ottobre 2007
Ama (Kendo Cus Verona) vs Mr. X (Dojo: unknown) 0-4 (ebbene sì, 4!!! Men-Men-Men-Koté)
No, adesso, ditemi voi…
Di solito presto molta attenzione ai messaggi che mi manda la vita, sulle direzioni da prendere o meno.
A questo punto devo capitolare… e comincio a dubitare che forse il kendo non lo praticherò mai.
L’ho conosciuto la sera del 22 dicembre 2006, a Verona, una folgorazione come quegli innamoramenti sbagliati per persone che non ci ricambieranno mai, e che mai se ne andranno dal cuore.
Dopo 5 lezioni e un seminario, mi è successa una cosa per cui ho dovuto abbandonarlo, il 18 gennaio 2007.
Un fuggevole saluto l’ho dato al kendo il 28 gennaio al Trofeo dei Laghi.
Non mi sono mai rassegnata: dopo diversi mesi di frequentazione di forum e siti inerenti il kendo, non potendone più, ho chiesto al mio istruttore di fare una lezione sui rudimenti di questa disciplina, per una pratica ridottissima e limitata, sì, ma quotidiana, in modo che quando avrei ripreso non sarei arrivata al dojo completamente a digiuno.
Al ritorno, perdo armi di kendo, custodia e già che c’ero, anche le armi di aikido, perché no?
Non mi sono rassegnata. Riacquisto le armi tramite il mio istruttore espressamente dal Giappone con amore.
Bene, sono di nuovo pronta: baldanzosa e brillante affermo e comunico a tutti che nonostante le difficoltà IO SICURAMENTE inizierò a praticare kendo con la nuova stagione, a settembre.
Questo simpatico kendoka avversario che per il momento non ha ancora nome, (e non credo che si chiami Sfiga, avrà anzi un suo messaggio ben preciso da recapitarmi e che devo comprendere) mi ha lasciato giusto il tempo di dirlo a tutti, dopodichè: incidente, tutti incolumi, ma sfascio e rottamazione di quella discreta vettura giallo canarino che fungeva da anello di congiunzione tra me e i 45 km che mi separavano dal dojo. Senza contare che la vettura non era neppure mia, ma di mio padre (l’ultima persona al mondo con cui vorrei avere un debito). Sarà che ero un po’ cotta dopo 18 ore di lavoro? Che perspicacia! A volte mi sorprendo di me stessa!
La cosa mi fa riflettere sulla necessità di mettere a posto tutta la mia esistenza incasinata, in un baleno elimino tutto ciò che mi distoglie dall’urgenza di sistemarmi.
E il kendo continua a popolare i miei pensieri… E il kendo continua a popolare i miei pensieri…
Finché partorisco la brillante idea di fare il corso di GdiG, per seguire il kendo almeno “da fuori”, come comunicato a tutto il web nel post precedente.
A tre giorni dal giorno del corso: frattura del dito anulare sx e distorsione della caviglia: giro con cavigliera, un tutore e… una stampella (perché l’altra mano ovviamente è ingessata).
Ora, credete che mi rassegni? A Berghem ci vado saltellando, piuttosto! Ma ci vado lo stesso!
Certo è, che ora comincio a guardarmi attorno con una certa circospezione …
Di solito presto molta attenzione ai messaggi che mi manda la vita, sulle direzioni da prendere o meno.
A questo punto devo capitolare… e comincio a dubitare che forse il kendo non lo praticherò mai.
L’ho conosciuto la sera del 22 dicembre 2006, a Verona, una folgorazione come quegli innamoramenti sbagliati per persone che non ci ricambieranno mai, e che mai se ne andranno dal cuore.
Dopo 5 lezioni e un seminario, mi è successa una cosa per cui ho dovuto abbandonarlo, il 18 gennaio 2007.
Un fuggevole saluto l’ho dato al kendo il 28 gennaio al Trofeo dei Laghi.
Non mi sono mai rassegnata: dopo diversi mesi di frequentazione di forum e siti inerenti il kendo, non potendone più, ho chiesto al mio istruttore di fare una lezione sui rudimenti di questa disciplina, per una pratica ridottissima e limitata, sì, ma quotidiana, in modo che quando avrei ripreso non sarei arrivata al dojo completamente a digiuno.
Al ritorno, perdo armi di kendo, custodia e già che c’ero, anche le armi di aikido, perché no?
Non mi sono rassegnata. Riacquisto le armi tramite il mio istruttore espressamente dal Giappone con amore.
Bene, sono di nuovo pronta: baldanzosa e brillante affermo e comunico a tutti che nonostante le difficoltà IO SICURAMENTE inizierò a praticare kendo con la nuova stagione, a settembre.
Questo simpatico kendoka avversario che per il momento non ha ancora nome, (e non credo che si chiami Sfiga, avrà anzi un suo messaggio ben preciso da recapitarmi e che devo comprendere) mi ha lasciato giusto il tempo di dirlo a tutti, dopodichè: incidente, tutti incolumi, ma sfascio e rottamazione di quella discreta vettura giallo canarino che fungeva da anello di congiunzione tra me e i 45 km che mi separavano dal dojo. Senza contare che la vettura non era neppure mia, ma di mio padre (l’ultima persona al mondo con cui vorrei avere un debito). Sarà che ero un po’ cotta dopo 18 ore di lavoro? Che perspicacia! A volte mi sorprendo di me stessa!
La cosa mi fa riflettere sulla necessità di mettere a posto tutta la mia esistenza incasinata, in un baleno elimino tutto ciò che mi distoglie dall’urgenza di sistemarmi.
E il kendo continua a popolare i miei pensieri… E il kendo continua a popolare i miei pensieri…
Finché partorisco la brillante idea di fare il corso di GdiG, per seguire il kendo almeno “da fuori”, come comunicato a tutto il web nel post precedente.
A tre giorni dal giorno del corso: frattura del dito anulare sx e distorsione della caviglia: giro con cavigliera, un tutore e… una stampella (perché l’altra mano ovviamente è ingessata).
Ora, credete che mi rassegni? A Berghem ci vado saltellando, piuttosto! Ma ci vado lo stesso!
Certo è, che ora comincio a guardarmi attorno con una certa circospezione …
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virtual kendo
lunedì 4 giugno 2007
Kendo comics
Virtual kendo sono anche i duelli tra me e alcuni utenti di un forum di arti marziali che frequento.
Per capire le premesse del fumetto che segue, per chi non frequentasse tale forum, è consigliabile prima leggere questo topic : www.forumartimarziali.com/forum/index.php?topic=17489.0 e il primo post che si può leggere nel link a fianco "L'origine di questo blog".
Cliccare sulle immagini per ingrandirle se non risultassero leggibili.
Disegni di ama, Maurizio Di Vincenzo, Igor Novelli.
Per capire le premesse del fumetto che segue, per chi non frequentasse tale forum, è consigliabile prima leggere questo topic : www.forumartimarziali.com/forum/index.php?topic=17489.0 e il primo post che si può leggere nel link a fianco "L'origine di questo blog".
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